Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
Jeff Bezos vuole che sul Washington Post ci siano solo opinioni favorevoli al libero mercato
David Shipley, opinion editor del Washington Post, ha deciso di abbandonare il suo ruolo dopo che Jeff Bezos ha comunicato in una mail (condivisa anche su X) la nuova direzione editoriale imposta alla sezione opinioni che, da adesso, si focalizzerà “sulla difesa delle libertà personali e dei mercati liberi”. Nella sua mail, Bezos, che si è spesso auto-definito un proprietario “hands-off”, cioè uno che non si sarebbe intromesso nelle questioni meramente editoriali, ha sottolineato che «i punti di vista opposti a questi princìpi possono essere espressi altrove, data la varietà di prospettive già accessibili su internet». Un po’ come dire: se non siete d’accordo, quella è la porta. E infatti David Shipley, responsabile della sezione opinioni del Washington Post dal 2022, dopo ruoli al New York Times e Bloomberg, ha salutato tutti e se n’è andato (o forse si è opposto e quindi è stato invitato a dimettersi: ancora non è chiaro, dice il Guardian). La ricerca di un suo successore è attualmente in corso.
I shared this note with the Washington Post team this morning:
I’m writing to let you know about a change coming to our opinion pages.
We are going to be writing every day in support and defense of two pillars: personal liberties and free markets. We’ll cover other topics too…
— Jeff Bezos (@JeffBezos) February 26, 2025
Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
«Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.