Le mille vite di Gio Ponti

Fino al 13 aprile al MAXXI di Roma c'è una mostra che ripercorre la carriera del grande architetto, a quarant’anni dalla sua scomparsa.

di Studio
22 Gennaio 2020

Le rifrazioni del grattacielo Pirelli, il verde di Palazzo Montedoria, la Torre Branca a Milano. E poi la Cattedrale di Taranto, la Scuola di Matematica a Roma, Villa Planchart a Caracas, in Venezuela. Il lavoro di Gio Ponti arriva a essere universale perché universale era il suo amore per l’architettura. A quarant’anni dalla sua scomparsa, dal 27 novembre al 13 aprile 2020, il MAXXI di Roma dedica all’architetto una mostra che lo racconta a 360 gradi. Una retrospettiva che, pur partendo dall’architettura, intende raccontare la poliedrica attività dell’artista che, dal design alla progettazione, dalla scrittura in prosa alla poesia, non ha tralasciato nulla.

Non è un caso infatti che i curatori Maristella Casciato e Fulvio Irace abbiano deciso di parafrasare un titolo di un suo famoso scritto per titolare la mostra. È su “Amate l’architettura” che Gio Ponti dichiara il suo legame con ciò che certamente lo ha reso più celebre. «Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato, ha inventato. Con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita». Parla di soccorso, Gio Ponti, e dalle opere presenti nella retrospettiva romana è evidente quanto sia stato proprio questo il sentimento che lo ha spinto a disegnare. Margherita Guccione, direttrice MAXXI Architettura cerca di delineare i tratti di uno degli artisti più completi del Novecento italiano e internazionale. «Né classico né moderno, il lavoro di Gio Ponti è stato un unicum nella storia dell’architettura italiana del Novecento».

Casa di Via Giovanni Randaccio Milano 1924-26 © Gio Ponti Archives

Gio Ponti, Scuola di Matermatica Roma 1932 – 35 © Gio Ponti Archives

Grattacielo Pirelli, Milano, 1956-60 © Gio Ponti Archives

Interno della Casa Ponti in Via Dezza Milano 1956-57, © Gio Ponti Archives

Denver Art Museum, Denver 1965-71 © Gio Ponti Archives

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Università di Parma che conserva l’archivio professionale di Gio Ponti, mette in luce proprio questo unicum. Attraverso un attento lavoro di ricerca, il lavoro di Ponti viene raccontato per temi che si intrecciano e si alimentano. Non manca la sua passione per la storia dell’arte italiana e il suo progressivo allontanamento, l’avveniristica capacità della progettazione degli spazi, come la verticalità, la leggerezza e la concezione di una città verde, in cui la natura faccia pienamente parte non solo dello scacchiere delle città, ma anche della loro vivibilità. E poi il design del prodotto, come la Superleggera di Cassina e l’amore per l’editoria: la fondazione di Domus prima e di Stile poi. Un allestimento immersivo e scenografico nello spazio progettato da Zaha Hadid.

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