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01:14 martedì 21 aprile 2026
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.
Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.

Perché certe donne giapponesi copiano l’identità chicana

15 Aprile 2019

Con il termine chicano o chicana si intende l’identità scelta per sé dalla popolazione di origine messicana residente negli Stati Uniti d’America. Influenzate dalla popolarità internazionale delle automobili lowrider e film come Selena, Mi Vida Loca e Cheech e Chong, negli anni ’90 molte giovani giapponesi presero ad adottare il cosiddetto “chola style”, lo stile delle donne chicane, contraddistinto da trucco molto pesante (spesso corredato da ciglia finte e unghie lunghissime), rosari, grandi orecchini a cerchio, abiti da lavoro maschili e moltissimi tatuaggi, soprattutto sulle braccia, sul collo, sulle mani e sul viso. Il look della “chola giapponese” si basa quindi su un insieme di dettagli attinti dalle figure stereotipate dei film: come scrive Connie Wang su Refinery29, «caricature hollywoodiane di un gruppo di persone realmente esistenti».

Sembrerebbe di trovarsi di fronte a un caso di appropriazione culturale da manuale, ma non è così. Il caso delle Japanese Chicanas è in realtà ben lontano dall’ignoranza e dalla mancanza di rispetto che normalmente si accompagna alla pratica dell’appropriazione. Sarà per questo che, da qualche anno, il fenomeno desta un certo interesse: si va da Chicano, un documentario diretto dagli inglesi Louis Ellison e Jacob Hodgkinson nel 2017 (ne parlava CityLab in questo articolo, in cui trovate anche il trailer) a un video pubblicato dal New York Times a febbraio di quest’anno.

Più recentemente ne ha parlato Refinery29, dedicando all’argomento una puntata della terza stagione della docu-serie Style Out There, composta da mini-documentari che si propongono di esplorare le connessioni tra tra abbigliamento, cultura, politica e comunità in ogni parte del mondo. Nella terza stagione la conduttrice e giornalista Connie Wang racconta i modi in cui l’abbigliamento ha dato alle donne uno strumento per far sentire la propria voce. Attraverso queste storie, Wang sottolinea il modo in cui la moda si rapporta con le questioni sociali e tabù politici che vanno dalla connessione tra abbigliamento sexy e violenza sessuale ai casi in cui l’appropriazione culturale può rivelarsi sorprendentemente utile e produttiva. Ed è proprio di quest’ultimo caso che tratta il video sulle “chola giapponesi”: donne che fanno del loro meglio per mostrare rispetto – spesso attraverso un reale ed effettivo sostegno economico – alla cultura da cui prendono in prestito.

Non solo: l’adozione di questo specifico stile è stato per molte donne un modo per rispondere al ruolo imposto alla donna dalla società giapponese tradizionale: lungi dall’essere sottomesse, riservate, femminili, le chola continuano a utilizzare i loro vestiti e il loro atteggiamento per protestare contro quelle che considerano norme di genere ingiuste. Uno strano esempio di appropriazione culturale “positiva”, che complica il modo in cui tendiamo a giudicare questo genere di dinamiche.

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