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06:14 domenica 18 ottobre 2026
Un report dell’Onu dice che in Cisgiordania non ci sono mai stati così tanti atti di violenza dei coloni israeliani Nei primi quattro mesi del 2026 erano già 190 al mese, numeri che porterebbero a superare i duemila attacchi entro la fine dell'anno.
C’è un ragazzo inglese che da 7 anni recensisce panchine su Instagram Il suo profilo si chiama RateThisBench, raccoglie ormai più di 300 recensioni di panchine ed è anche il modo in cui ha conosciuto sua moglie.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvisato i cittadini dell’imminente arrivo del terremoto più forte di sempre, poi ha cancellato l’avviso e ha detto di essersi sbagliata A quanto pare, si è trattato di un gigantesco errore del sistema di allerta precoce, di solito affidabilissimo e precisissimo.
La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

Il Gargano e l’eredità di Enrico Mattei

Sosta a Pugnochiuso, splendida località vicino Vieste scoperta all’inizio degli anni Sessanta dal presidente dell’Eni, in cerca oggi della sua nuova identità.

17 Agosto 2020

Nell’anno delle vacanze autarchiche e distanziate, che nessuno ha ancora capito se saranno veramente vacanze, sulle orme di illustri predecessori letterari (Pasolini in primis), abbiamo deciso di raccontare questa strana estate italiana con un viaggio a tappe lungo le spiagge e i luoghi più famosi della costa della Penisola, in un periplo che partirà dalla Liguria e arriverà al Friuli Venezia Giulia. Qui le puntate precedenti.

Le piscine, olimpionica e non, il corso di yoga, l’estetista, il tennis, il corso di sub, le escursioni, l’animazione per bambini, per i grandi e per tutti gli altri, chiunque essi siano. Senza contare le conversazioni non richieste con i vicini di tavolo, perché ingenuamente ho accettato la punizione della pensione completa. Come per il menù la scelta (degli argomenti) è triplice: virus, tempo, cibo, con una spiccata propensione per quest’ultimo, almeno finché il sole tiene. Benvenuti al resort di Pugnochiuso, splendida baia all’interno del parco nazionale del Gargano, vicino ai confini con la Foresta Umbra, a 20 km da Vieste. Un luogo davvero scenografico, la roccia bianca, il mare turchese, una collina di pini che degrada verso la baia, ma dove se non sei avvezzo a un certo tipo di dinamiche da villaggio pop rischi attacchi prolungati di claustrofobia.

Ma questo è niente di fronte al tentativo implicito di proibire ogni forma di camminata. Come uno prova a mettere un piede fuori dall’hotel, elegante ma dal sapore vagamente ospedaliero, ecco che una navetta, non saprei bene come altro definirla, una sorta di caddy che ha il compito di spostarti come un bagaglio da un punto all’altro del resort, appare magicamente davanti ai tuoi occhi. Vuoi andare all’edicola, situata a circa 300 metri? Non ti affaticare inutilmente, ti ci porta la navetta. Hai bisogno di andare in spiaggia, seguendo una stradina in discesa, lontana non più di 500 metri? La famigerata navetta è in arrivo, anche se in questo caso potrebbe esserci qualche minuto di attesa, vista la fila. Hai fretta di prendere posto sulle gradinate per l’animazione serale? Ecco la navetta, digerire camminando è severamente sconsigliato. Poi, certo, puoi anche incontrare tipi più avventurosi, li riconosci subito dalle loro scarpe da trekking, nuove e mai utilizzate (invernali, non si sa mai), pronti a lanciarsi in marce solitarie, incitati dal resto della truppa come se dovessero affrontare l’ultima curva del Col du Galibier. Ma anche in questi casi l’euforia ha vita breve. Partono convinti di potercela fare ma sul lungo rettilineo cedono senza particolari rimorsi alle sirene della navetta che gli passa davanti. Troppa è la tentazione. Provano a salire al volo, allungando la mano come a New York per prendere un taxi in corsa. «Oggi uno ci ha provato quattro volte senza mascherina, sono stato costretto a non farlo salire. Come giustificazione ha spiegato che lavorava alla Asl», dice con un sorriso Antonio, di Vieste, che da quasi dieci anni lavora al resort Pugnochiuso, di proprietà del gruppo Marcegaglia dal 2001. Chiacchieriamo un po’, mi racconta vizi e abitudini di questo strano popolo da resort. Sono curioso. Gli chiedo quanti spostamenti giornalieri compia con il suo caddy: «tra i 1500 e i 1800», risponde.

Mattei aveva intuito prima di altri, non era una novità, che si poteva lavorare a qualcosa di altrettanto redditizio. E che quel pezzo di costa del Gargano, selvatica, apparentemente impervia e priva di attrattive, sarebbe stata perfetta per lanciare una nuova attività: l’industria del turismo.

In realtà non sono venuto fin qui per verificare lo stato di salute dei vacanzieri di Pugnochiuso – chiamasi effetto collaterale – ma perché ero curioso di visitare la baia scoperta da Enrico Mattei, il lungimirante presidente dell’Eni che nel 1959 si innamorò della bellezza selvatica di questa costa sorvolandola per la prima volta con il suo aereo privato (lo stesso Morane-Saulnier con cui precipitò nel ’62 nelle campagne di Bascapè). Poi una seconda, e ancora una terza. Non c’era niente allora, neanche le strade, al massimo qualche mulattiera. Ci si spostava in barca. E lui in barca ci tornò, accompagnato da Francesco Trimigno, detto Santinuccio, soprannominato il Caronte del Gargano, per verificare sul campo che quello fosse davvero un paradiso, come aveva ipotizzato dall’alto. «Lo portai da Vieste a Pugnochiuso, ci vollero diverse ore di navigazione, raccontò poi il pescatore in un’intervista, non sapevo chi fosse quel signore dai modi cortesi e con tanti soldi. Poi cominciai a conoscerlo e a capire. Con lui c’era una commissione dell’Eni. Cercavano il petrolio».

In realtà l’Eni stava già aprendo una raffineria a Manfredonia, l’obiettivo non era l’oro nero. Semplicemente Mattei aveva intuito prima di altri, non era una novità, che si poteva lavorare a qualcosa di altrettanto redditizio. E che quel pezzo di costa del Gargano, selvatica, apparentemente impervia e priva di attrattive, sarebbe stata perfetta per lanciare una nuova attività: l’industria del turismo. Tornato a Milano il presidente Eni ordinò ai suoi collaboratori di contattare il Comune di Vieste, allora proprietaria dei terreni di Pugnochiuso, e dopo una lunga trattativa riuscì a comprare la terra, circa 250 ettari, per 25 lire al metro quadro, una cifra oggi considerata ridicola anche per quei tempi.

Secondo Giannino Anselmi, responsabile della costruzione del centro estivo di Pugnochiuso, l’idea di Enrico Mattei era quella di realizzare un centro vacanze per i dipendenti Eni, dove accogliere i lavoratori del Sud, simile a quello di Bocca di Cadore, vicino a Cortina d’Ampezzo, dove villeggiavano le maestranze del Nord. Ma il progetto, che Mattei non fece in tempo a veder realizzato, subì alcune modifiche rispetto all’idea originale e fu trasformato in un centro turistico privato, molto di moda durante le decadi Settanta-Ottanta. Fu in questa baia che si formò il primo animatore turistico italiano: si chiamava Giancarlo Magalli. Poi, lentamente, iniziò il declino del centro, che andava di pari passo con quello del colosso italiano degli idrocarburi. Fino all’acquisto del Gruppo Marcegaglia, che ristrutturò la vecchia struttura, realizzando in aggiunta una trentina di villette a schiera che ti aspetteresti di vedere alla periferia di Gallarate, non nel parco nazionale del Gargano. La mattina della mia partenza, mentre mi dirigo verso il parcheggio, incontro Antonio, già indaffaratissimo, e ci scambiamo un segno di saluto. Sono quasi le 10 e la spiaggia è ancora semi deserta. Mi viene il sospetto che siano tutti troppo occupati ad andare con la navetta da un punto all’altro del resort. Buona fortuna, Antonio.

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