Hype ↓
10:47 giovedì 19 marzo 2026
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

I nuovi formati nel futuro dei giornali

A che punto siamo con le espansioni dei media? Tra newsletter, podcast ed eventi, alcuni casi studio interessanti.

di Studio
07 Febbraio 2019

Leggere una newsletter, ascoltare un podcast, partecipare a un festival della più svariata natura sono esperienze alle quali siamo abituati e caratterizzano oramai il consumo culturale di molte persone. I formati digitali e fisici dove si sperimenta oggi il giornalismo – di servizio, di opinione, di inchiesta – sono le espansioni naturali dell’identità di molti media che nascono cartacei e rappresentano, per inciso, le migliori possibilità che essi sopravvivano. Ora che il modello legato al traffico sta dimostrando tutti i suoi limiti e che la maggior parte dei giornali punta con decisione (o almeno, ci prova) al paywall e alla personalizzazione, considerare quelle espansioni non come accessorie ma bensì centrali al discorso è un interessante cambio di prospettiva. Spesso richiedono un grosso lavoro di gestazione e, in termini di resa pubblicitaria, possono rivelarsi più difficili da monetizzare alla vecchia maniera, cioè appiccicandoci sopra una qualsivoglia pubblicità. Eppure, sono l’ultimo scampolo di fidelizzazione genuina che resta in tempi di news gratuite e tecnologie (per certi versi utilissime) di machine-learning.

Newsletter e podcast
L’ultimo in ordine di tempo è stato Graydon Carter, ex direttore del Vanity Fair più di successo, quello americano. La sua newsletter, dedicata ai globetrotter che viaggiano in business (e non ai backpacker, come ha specificato al New York Times) si chiama AirMail e debutterà a giugno. A scriverla un team di giornalisti internazionali, selezionati da Carter e da Alessandra Stanley, già reporter e critica del Nyt: l’intenzione è quella di intercettare una comunità allargata, senza confini di nazionalità, che ha in comune un grande potere di spesa e un interesse per le questioni del mondo. Ogni edizione della newsletter, che arriverà di sabato, avrà un solo sponsor. Carter e Stanley, due esperti giornalisti con una lunga carriera alle spalle, sanno che è un modello in cui vale la pena di investire: lo dimostra il successo (per citarne uno, ma ci sarebbero molti altri esempi) di prodotti editoriali come the Skimm, una delle prime newsletter a targetizzare l’attualità al femminile, ma anche quello dei podcast. Si pensi a Serial, ad esempio, e al modo in cui ha radicalmente cambiato il panorama di riferimento.

La direttrice di Teen Vogue Lindsay Peoples Wagner durante il Teen Vogue Summit che si è tenuto a dicembre a Los Angeles (Foto di Alison Buck/Getty Images per Teen Vogue)

Eventi
Come il Met Gala di Vogue Us insegna, personificare un giornale in un evento fisico è allo stesso tempo una fonte alternativa di guadagno, un consolidamento del proprio status e, in alcuni casi, un momento di incontro e confronto con i propri lettori. Festival culturali, talk e rassegne non sono mai stati così popolari: li organizzano ormai moltissimi giornali, dal New Yorker a Business of Fashion, da Teen Vogue al New York Times. Cosa determina il successo di queste iniziative? L’offerta della programmazione, attorno alla quale si profilano oggi vecchie e nuove professionalità, che si evolvono al passo dei cambiamenti in atto. È il caso dell’agenzia Special Projects, che ha una base a New York e una a Los Angeles. Fondata nel 2016 da Nicole Vecchiarelli e Andrea Olivieri, due 43enni con una lunga esperienza come booker nei giornali patinati, si occupa di piazzare la celebrity, l’influencer o l’intellettuale di turno all’evento giusto, oltre a fare talent scouting. Hanno organizzato gli eventi di The Cut, lo streaming del nuovo album di Kanye West in Wyoming e i primi incontri di The Wing, lo spazio di co-working dedicato solo alle donne nato a New York, che ora si sta espandendo in America ed Europa. Una volta entrambe lavoravano al servizio fotografico di copertina, oggi sono passate agli eventi: prima di lanciarsi in quest’avventura si sono dette «Abbiamo quasi quarant’anni, abbiamo una lunga parte di carriera ancora davanti. Non possiamo rimanere sul Titanic fino a che non affonda». Il Titanic, manco a dirlo, erano i giornali di carta.

Contenuti sponsorizzati
Il branded content, poi, è la conclusione logica del discorso fatto finora: se i contenuti si fanno sempre più raffinati, sviluppati per un’audience già potenzialmente interessata, anche i publi-redazionali devono necessariamente cambiare volto. È un argomento spinoso: perché da una parte rende sempre più palese il collegamento che c’è sempre stato, soprattutto in una determinata categoria di giornali, tra gli investitori e le scelte redazionali, dall’altra mette a nudo tutti quei meccanismi di co-dipendenza forzata. Come uscire dall’impasse? Lavorando sulla scelta dei propri clienti e sull’educazione, tanto per cominciare, sia del lettore che dell’investitore stesso. Spesso della crisi dei giornali si dice molti fra quelli che si occupano di marketing editoriale applicano ad oltranza le vecchie regole della carta, o quelle invecchiate malissimo delle impression e del traffico, per vendere gli spazi pubblicitari. Sulla prima copertina del nuovo Vanity Fair di Radhika Jones, lo scorso agosto, c’era Michelle Williams in Louis Vuitton scattata da Collier Schorr. L’immagine ricordava molto la campagna del marchio scattata dalla stessa Schorr, mentre Williams è una delle testimonial Louis Vuitton: le parti in causa hanno detto che si è trattato di un caso, ma l’intersezione delle cose fa riflettere. Tanto più se si guarda alla copertina di Elle Uk di questo mese: sempre Louis Vuitton, sempre Michelle Williams, in una delle cover fotografata insieme al direttore creativo Nicolas Ghesquière. Non necessariamente un cambiamento negativo: in fondo, se ne potrebbe guadagnare in trasparenza. Che nell’epoca del consumo dell’autenticità, è probabilmente una delle migliori merci sul mercato.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero