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Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".

Fotografare la Corea del Nord

Si può raccontare per immagini questo Paese nonostante il rigido controllo su giornalisti e visitatori? La serie di un fotogiornalista italiano.

06 Settembre 2017

Una voce metallica e priva di entusiasmo annuncia l’avvenuto atterraggio. I pochi ospiti a bordo tirano un sospiro di sollievo: il traballante velivolo di epoca sovietica è riuscito, anche questa volta, a trasportare il suo consueto carico d’imprenditori cinesi, diplomatici europei ed eccentrici passeggeri internazionali sull’asfalto sgretolato dell’aeroporto di Pyongyang, Corea del Nord.

Un viaggio nella parte settentrionale della penisola coreana è un po’ come il primo bacio o il giorno in cui impari ad andare in bicicletta: tutto è nuovo, tutto è diverso. Nonostante la Repubblica Democratica Popolare di Corea sia una nazione relativamente moderna e sviluppata, il viaggiatore non può eludere la percezione che lo colpisce sin dai primi momenti dall’arrivo nella capitale: un mondo completamente diverso da quello conosciuto finora, una sorta di terra incognita fatta d’immensi alveari di cemento armato, vaste piazze deserte e bizzarre architetture totalitariste.

La Corea del Nord, con le sue strade ordinate e pulite, non è l’Africa nera e inesplorata e neanche l’India esotica e misteriosa, eppure nel grigiore urbano di Pyongyang, come in nessun altro luogo del mondo, si ha la sensazione di essere degli intrusi, talvolta graditi, all’interno di una realtà separata, in un universo orwelliano, che difficilmente può essere penetrato, interpretato o anche solo capito dal visitatore occasionale.

Si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia sugli stereotipi e le leggende metropolitane che circondano questo “Stato canaglia”, acerrimo nemico degli Stati Uniti e del Giappone, ultimo baluardo di una Guerra fredda ormai perduta, governato da un regime sempre più isolato e sprezzante di ogni pressione e influenza internazionale, salvo, forse, quella cinese. Dilungarsi sui cliché, più o meno veritieri, di cui l’immagine della Corea del Nord è satura, è cosa per tabloid scandalistici e non serve a granché. Quello che invece è importante osservare e raccontare sono i piccoli momenti quotidiani, i volti della gente e gli incontri fra persone, che, nascosti dietro la facciata di slogan e propaganda, costituiscono, in realtà, la parte più bella ed interessante del “Paese eremita”. Che sia lo sguardo di un vecchio pescatore di mitili sui moli di Wonsan, nell’est del Paese, o la grazia di una giovane ballerina in una scuola di Pyongyang, è ancora possibile, nonostante il rigido controllo sociale, catturare immagini che, forse, si avvicinavano alla realtà di un paese dove la verità è soltanto un’opinione.

Fotografie dell’autore.
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