Hype ↓
06:48 venerdì 9 ottobre 2026
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower e guadagna un sacco di soldi Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre uguale e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.
Due creator hanno lanciato una app per scoprire tutti i posti strani e inquietanti del mondo prima che spariscano per sempre «Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».

I David di Donatello e cosa non va nel cinema italiano

Facciamo film per il grande pubblico senza esserci accorti che chiede qualcosa di meglio: se la commedia popolare è in crisi, cosa c'è di nuovo?

22 Marzo 2018

Cominciamo, per una volta, dai numeri. I “migliori film” candidati ai David di Donatello andati sconclusionatamente in scena ieri hanno incassato, tutti insieme, quattro milioni di euro. Diviso cinque fa 800 mila, neanche un milione a testa. L’ho scritto su Facebook quando sono state rese note le nomination – i film non erano più nelle sale da un pezzo, non avrebbero potuto guadagnare oltre – buttando lì un’osservazione: dare spazio nella cinquina principale a titoli che il pubblico conosceva (perché, semplicemente, li aveva visti) avrebbe potuto forse riattivare il dialogo tra il pubblico stesso e il fantomatico Cinema Italiano, entità sempre più liquida e indecifrabile. Ho ricevuto molti commenti del tipo: i premi non devono considerare gli incassi e il gusto della platea, ma solo la qualità. Parole sante. I cinque film nominati quest’anno (A Ciambra, Ammore e malavita, Gatta Cenerentola, Nico, 1988, La tenerezza) erano molto buoni, se non ottimi: a me sono piaciuti tutti, figuratevi. Ha vinto Ammore e malavita, ma resterà una notizia rilevante giusto per gli addetti ai lavori che si commentano a vicenda sui social. Quest’edizione degli Oscar italiani sarà presto dimenticata, come (quasi) tutte le altre.

Ci sono annate di vacche grasse e annate scarse, per carità. Ma la stagione in corso è la prova che qualcosa, forse, sta cambiando. Non nelle accademie dei premi: in sala. Tolta la commedia ultrapopolare – che va sempre peggio: vedi il flop degli ultimi cinepanettoni – c’è tutta una serie di film che cerca di parlare la lingua del pubblico di oggi, e che di conseguenza il pubblico premia. La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, giusto un David per l’opera prima, è un dignitoso giallo di personaggi e atmosfere: ha incassato tre milioni e 600mila euro. The Place di Paolo Genovese, candidato qua e là nelle varie cinquine, è un tentativo non riuscitissimo di high concept movie (così vuole il gergo) non privo di coraggio: quattro milioni e 300mila euro il totale. L’ultimo capitolo di Smetto quando voglio di Sydney Sibilia è forse il migliore della saga, buon ritmo, buoni attori, tanta furbizia ma anche il senso del mercato: due milioni e mezzo di euro, ma la trilogia ne ha fatti complessivamente quasi dieci. Fino all‘ultimo Muccino, A casa tutti bene, escluso dai David perché uscito dopo il termine delle votazioni, ottimo esempio di tragicommedia popolare benissimo scritta, diretta, recitata, con omaggi al cinema che fu e affondi nella sociologia di oggi: infatti veleggia verso i 10 milioni totali, ed è già il decimo migliore incasso della stagione.

Favino David Donatello

Il problema è la visione che si ha del sistema-cinema. È la lingua che si parla, si diceva. Ieri sul palco dei David il gran cerimoniere Carlo Conti parlava la sua: quel tono liturgico che si conviene alla prima serata di Rai1. Ma i film che celebrava sembrava non averli visti manco lui. Forse per questo s’è pensato di ficcare dentro la notte dei così poco telegenici premi i tributi a gente come Steven Spielberg e Stefania Sandrelli e Diane Keaton, nomi che il pubblico riconosce e comprende al volo. I titoli candidati non erano buoni neanche per una battuta: è come se Jimmy Kimmel avesse dovuto scrivere il monologo degli Oscar basandosi su un gruppetto di film visti dai critici (e manco tutti) ai festival e alle anteprime stampa. Direte voi: anche agli Oscar ci finiscono i film cosiddetti di qualità, quelli che restano confinati nella nicchia d’autore. Tra i candidati a “best movie” non ci sono mica Star Wars o Black Panther. Verissimo. Sarà un caso – l’ultima annata era ricchissima – oppure no, ma gli incassi dei film protagonisti agli scorsi Academy Award non sono neanche in proporzione paragonabili a quelli di casa nostra. Il vincitore La forma dell’acqua di Guillermo del Toro ha già fatto 173 milioni di dollari al botteghino internazionale, e sta per superare gli otto milioni di euro in Italia: un risultato più che considerevole. Non sto ad elencare tutte le altre cifre, ci siamo capiti.

È una questione di visione, si diceva anche questo. Anticipo una seconda obiezione: eh ma l’Italia non è mica la Francia, qui l’industria cinematografica non è protetta, qui è solo il pubblico che decide; e il pubblico, si sa, ha dei pessimi gusti. Non credo, non più. Il cinepanettone è morto (lo è davvero, anche se risorge ogni anno), ma insieme a lui pure la commedia fatta in teoria per compiacere il grande pubblico – attori popolari di derivazione perlopiù televisiva, trama inesistente perché tanto chi se ne frega, regia e reparto tecnico ai minimi sindacali – e che in pratica il pubblico non lo trova più: perché è brutta. Gli spettatori che escono di casa e si comprano un biglietto cercano, pensa un po’, idee, scrittura, contemporaneità. I risultati non sono per forza eccelsi, ma cercano di riavviare il dialogo con le platee che sembrava perduto. È il caso dell’ingenuo Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani, starring Antonio Albanese e Paola Cortellesi, una specie di Indovina chi viene a cena? coi borghesi del centro che scoprono i truzzi di borgata: uscito a inizio anno, è arrivato a nove milioni e mezzo di incasso. E ora sta andando bene in sala Metti la nonna in freezer degli esordienti Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, con Fabio De Luigi e Miriam Leone, sempre commedia però di genere, con una regia che occhieggia alla nuova tv (leggi: Sky), un certo ritmo, un’idea di cinema forse esile ma precisa.

Basteranno a risollevare le sorti del nostro cinema? Sì, no, boh, chissà. L’altra cosa che ho scritto dopo l’annuncio dei candidati ai David 2018 è stata: un sistema che non ha mai candidato Checco Zalone manco come attore ha un problema. Una provocazione (capirai), ma solo per dire: il cinema italiano può davvero permettersi di dividere così categoricamente gli eroi del pubblico dalle scelte, spesso autoreferenziali, della critica? Io – sbaglierò – non credo. Gli ultimi due anni sono andati meglio (il David per il miglior film è andato a Perfetti sconosciuti e La pazza gioia, due casi di “roba che piace a tutti” più unici che rari), questo è stato certamente più difficile, al prossimo giro si tornerà forse a parlare una lingua comprensibile. Tra i candidati ci sarà di sicuro Loro di Paolo Sorrentino, biopic non autorizzato su Berlusconi al tempo del bunga bunga. E chi, in questo Paese, è più pop di Silvio?

Articoli Suggeriti
Ci sono degli personaggi creati con l’AI che fanno gli influencer e vendono cryptovalute

Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre uguale e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.

Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.