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08:35 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

È possibile che non abbiate mai sentito nominare il film che ha incassato di più nel 2020

11 Gennaio 2021

Il 2020 è stato un anno terribile sotto tutti i punti di vista e i modi in cui la pandemia ha intaccato la vita, e l’economia, di milioni di persone nel mondo sono molteplici. Tra i tanti danni provocati dai lockdown dettati dall’emergenza sanitaria, c’è anche la chiusura prolungata delle sale cinematografiche, che ha messo in crisi l’industria del cinema. Sono stati tanti, infatti, i film rimandati a data destinarsi (come il nuovo capitolo di James Bond, No Time to Die) e quelli che sarebbero stati successi sicuri al botteghino e che sono poi usciti in streaming (come Wonder Woman 1984), non senza polemiche da parte degli addetti ai lavori. C’è una sezione di quell’industria, però, che ha reagito al contraccolpo meglio di altre: quella cinese, dove le sale hanno riaperto ai primi di agosto. Il film che ha incassato di più nel 2020, infatti, è The Eight Hundred (il titolo in mandarino è Ba Bai) di Guan Hu, epico film di guerra che ha raggiunto la cifra di 472,5 milioni di dollari al botteghino.

Come segnala l’Hollywood Reporter, nel 2020 la Cina ha infatti soppiantato per la prima volta gli Stati Uniti come mercato mondiale del cinema, generando circa 2,7 miliardi di dollari in vendite di biglietti, secondo le stime di Comscore. Un certo numero di altri film cinesi, tra cui My People, My Homeland , hanno raggiunto i livelli più alti della classifica, come anche il giapponese Demon Slayer. Senza la pandemia ci sarebbero stati anche titoli hollywoodiani in cima alla lista, ma il 2020 è stato un anno diverso da tutti gli altri. I numeri, presi a sé, sono considerevolmente più bassi di quelli di un anno “normale” – l’industria registra un generale calo di biglietti del 70 per cento, il punto più basso degli ultimi quarant’anni secondo l’HR – ma ciononostante il risultato di The Eight Hundred è degno di nota.

The Eight Hundred si concentra su un episodio accaduto nel 1937 durante il secondo conflitto sino-giapponese. Per difendere il magazzino Sihang a Shanghai, centinaia di soldati cinesi resistettero strenuamente per quattro giorni all’invasione dei giapponesi, completamente isolati e assediati da continui attacchi aerei. È il primo film cinese girato interamente in formato Imax con un budget di 80 milioni di dollari, ma la sua gestazione ha richiesto più di dieci anni. Come ha raccontato Steve Rose sul Guardian lo scorso settembre, il film avrebbe dovuto debuttare al Festival del Cinema di Shanghai nel giugno del 2019, ma è stato bloccato dalla censura di governo, che ha richiesto alcune sostanziali modifiche. L’episodio del magazzino Sihang è infatti una pagina controversa della storia cinese: gli eroi celebrati dal film provenivano dal partito nazionalista del Kuomintang, che furono successivamente sconfitti dai comunisti di Mao e si ritirarono a Taiwan nel 1949. La scena epica in cui i soldati issano la bandiera prima di immolarsi ha creato non pochi problemi, visto che la bandiera in questione era quella che oggi conosciamo come il vessillo di Taiwan, una celebrazione che strideva con il 70esimo anniversario della Repubblica popolare cinese, celebratosi proprio nel 2019. L’altro aspetto peculiare è il ruolo delle forze occidentali presenti in quel periodo a Shanghai: britannici, americani e francesi avevano infatti degli avamposti non troppo lontani da dove si consumava il massacro (e che furono accuratamente evitati dai bombardamenti giapponesi) e assistettero alla cruenta battaglia scommettendo sulle sorti dei soldati cinesi, senza intervenire.

Il film, che i critici sui media occidentali hanno descritto come un Dunkirk condito da esplosioni e violenza à la Michael Bay, è un esperimento riuscito che ci mette di fronte alle nuove frontiere raggiunte dall’industria cinematografica cinese, sempre più indipendente dalla sua controparte americana, e sempre più concentrata sul mercato interno, grazie a un pubblico di 1,4 miliardi di persone. The Eight Hundred è uscito in 60 Paesi nel mondo, ma nemmeno l’1 per cento dei ricavi dei recenti successi cinematografici cinesi è stato realizzato all’estero. Storicamente, il grosso di quell’industria si concentrava a Hong Kong, ma a causa delle turbolenze politiche attraversate dalla città le produzioni si stanno progressivamente spostando nella Cina continentale. Tuttavia, come segnala Rose, sarà interessante nei prossimi anni guardare a come si dispiegherà il rapporto, e la tensione, tra i cineasti cinesi e la necessità del governo di controllarli.

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