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18:39 martedì 25 agosto 2026
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.

Fiamme di Gadda

È stato presentato il documentario su Carlo Emilio Gadda per il quarantennale della sua scomparsa. Di Mario Sesti, con Sergio Rubini, ecco cosa racconta.

18 Aprile 2013

Si chiama Fiamme di Gadda, è stato presentato domenica all’Auditorium di Roma, scritto e diretto da Mario Sesti, il documentario per il quarantennale della morte dell’Ingegnere. Ci sono: Sergio Rubini, in un bianco e nero drammatico, che legge testi gaddiani e paragaddiani, e soprattutto molto Incendio di via Keplero, recitato poi quasi per intero. E c’è Roma, nei Prati che l’Ingegnere frequentava per andare in Rai e per tornare a casa, su verso Roma Nord, a via Blumenstihl, fermandosi magari per ammirare le moderniste architetture dell’Hilton a Monte Mario. A piazza dei Quiriti, dietro Castel Sant’Angelo, un Maurizio Barletta critico teatrale racconta di uno zio con cui Gadda aveva scambiato esperienze guerresche (il Gran Lombardo negli Alpini, lo zio in Fanteria; di qui un uso anche diverso del turpiloquio, con un Ingegnere che qui si vuole insolitamente frequentatore del genere causa diversa divisione militare); e la famosa fontana di piazza dei Quiriti che all’autore del Pasticciaccio pareva dare “una sorta di idea di sofferenza prostatica”. E poi anche il Barletta che ricorda, a nove anni, di essere trascinato via dall’Ingegnere in lacrime al funerale della barlettiana madre (e qui servirebbe il controcanto arbasiniano: “La morte della madre, so’ cazzi” – sta in Fratelli d’Italia).

Controcanto che sarebbe utile anche per tutta la durata del documentario, che si snoda per letture, animazioni, riprese del Valle occupato, ricordi dell’ottimo Fabrizio Gifuni già artefice dellIngegner Gadda va alla guerra. Sempre il Barletta ricorda le golosità gaddiane e certi babà presi in un bar di Prati non identificato (Ruschena?) per una certa governante, “i babà per la signora Lina”. Ma c’è poi anche una italianista che prima ammette di “essersi stufata,  da giovane, di fronte alle pagine della Cognizione del dolore (“ne ho abbandonato la lettura”), poi censura “un umorismo un po’ sopra le righe”; per poi procedere a un’attenta disamina della sessualità ingegneresca, sostenendo prudentemente che “almeno in giovane età non ci sono dubbi sulla sua eterosessualità”. Mah. Chissà cosa direbbe il commendator Angeloni, che ordinava certi presciutti a domicilio a via Panisperna portati da fattorini di bell’aspetto, sempre nel Pasticciaccio (forse, anche, sia Gadda che il suo doppio prediligevano il salato al dolce). C’è anche psicanalisi da bar (e da babà): sempre il suddetto zio dell’intervistato “gli fu molto vicino nei momenti di depressione più vicini al suicidio”. Pino Calabrese che con voce molto teatrale racconta di averlo incontrato “a Buenos Aires dove lavorava per l’Ansaldo, uomo di straordinaria urbanità e cortesia nonostante la precarietà dei suoi nervi di cui soffrì sempre”, ma sembra un po’ Manuel Fantoni in Borotalco col suo cargo battente bandiera liberiana.

Poi si passa alla famiglia: qui narrata dagli archivi oggi in capo a Arnaldo Liberati, erede per via di una governante Giuseppina Liberati dei cimeli gaddiani. Si vedono molte fotografie e molti acquerelli soprattutto di Enrico, il fratello molto amato e poi sempre rimpianto, morto nella Grande guerra: secondo il Liberati, “anche il Carlo aveva una notevole capacità di disegno”, però l’Enrico insomma era un’altra cosa, “più vitale”, e non se lo filava molto, il fratello, che invece chiedeva sempre di lui nelle lettere forsennate alla madre e alla sorella (non ricambiato di tali attenzioni) e lo pianse e rimpianse sempre. E poi naturalmente la mamma tremenda, e il micidiale papà edificatore di ville aspirazionali in Brianza, e distruttore del patrimonio familiare (ma forse di fronte a tutte queste indagini Gadda stesso avrebbe detto: “per favore, mi lasci nell’ombra”, come da raccolta adelphiana di interviste).

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