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14:02 venerdì 6 novembre 2026
Un regista sta girando un film sulla gentrificazione a Milano che inizia così: un regista frustrato deve girare uno spot per il Comune di Milano sulla riqualificazione di un quartiere Si intitola La piccola illusione, l'ha diretto Fabrizio Recchi è un cortometraggio indipendente e si finanzia con un crowdfunding in cui le ricompense si chiamano "Subaffitto in nero" e "Attico vista cantiere".
Forse stavolta non dovremo aspettare dieci anni per vedere il nuovo film di Jonathan Glazer Il regista lo ha rivelato quasi per caso al New York Film Festival: dettagli non ne ha dati, però ha detto che è già a buon punto con la scrittura.
Oggi ad Amsterdam si terrà la più grande manifestazione contro i data center mai organizzata da quando esistono i data center Il collettivo Geef Tegengas protesta contro il data center di Microsoft che verrà costruito vicino alla stazione di Sloterdijk e che consumerà tanta energia quanta ne consumano tutte le famiglie che vivono nella zona.
Tre sex worker si sono stufate delle piattaforme che le sfruttano e censurano, così hanno deciso di fondarsi una piattaforma tutta loro, «la più pro-sex worker del mondo» È nata per accorciare la strada tra i social e i contenuti per adulti, e la gestiscono tre sex worker. Vieta l’AI, commissioni più basse di OnlyFans e promette alle creator una cosa rara in questo lavoro: una comunità.
Il rimedio contro la desertificazione potrebbe venire da una sperduta isola dell’Atlantico che da deserto si è trasformata in giungla Dal 1847, su un’isola vulcanica di Ascension, gli alberi dei Kew Gardens hanno creato una foresta che si mantiene da sola. Gli scienziati la studiano per capire come fermare l’avanzata dei deserti, ma il modello ha dei limiti.
Il paradiso esiste e si chiama Gifcities, il museo che raccoglie tutte le gif apparse sull’internet dei bei vecchi tempi Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.

Festival nostalgia

I grandi eventi musicali sono stati tutti rimandati al 2021: reportage d’archivio su alcuni dei festival più celebri (e più bizzarri) della storia.

di Studio
27 Giugno 2020

Tra le tante cose che rimprovereremo al Coronavirus, c’è anche l’aver cancellato senza sconti l’intera stagione dei festival musicali. Sarebbe dovuta iniziare in primavera a Indio, in California, con i due weekend del Coachella, e prolungarsi per tutta l’estate in giro per il mondo, riunendo milioni di persone su enormi distese di sabbia o di erba, a ballare vicine, spesso anzi appiccicate l’una all’altra, fino al mattino. E invece. Non sappiamo neanche quando torneremo a farlo, questa cosa di ballare tutti insieme, considerando quanto appare incerto il futuro della musica dal vivo, almeno fino all’anno prossimo: su Rivista Studio, ne avevamo parlato con gli organizzatori di Terraforma, MI AMI e Club to Club. Curioso poi che la prima estate senza grandi eventi musicali si consumi proprio nell’anno in cui il festival europeo per eccellenza, il Glastonbury che si tiene a Worthy Farm nel Regno Unito, compie i suoi primi cinquant’anni. Un motivo in più per abbandonarsi a un po’ di sana nostalgia e ripercorrere reportage d’archivio su alcuni dei festival più celebri (e più bizzarri) della storia.

From Bowie to Beyoncé: Glastonbury’s 50 greatest moments – Guardian
Nonostante a causa del Covid-19 quest’anno il Festival di Glastonbury (che questo weekend sarebbe giunto al suo 50 ° anniversario) non avrà luogo, gli organizzatori Michael ed Emily Eavis hanno discusso sul Guardian dei momenti migliori o semplicemente memorabili: quelli che hanno reso Glastonbury il più grande festival del mondo, dalla prima edizione nel 1970 (allora si chiamava “Pilton Pop, Blues & Folk Festival” e 1500 persone pagarono una sterlina per piantare la loro tenda alla Worthy Farm e assistere a due giorni di concerti) alla performance di Johnny Cash nel 1994, passando per Beyoncé, gli Oasis e Stormzy. Tra i momenti ricordati, anche l’arrivo di Kate Moss nel 2005, «con shorts e stivali di gomma Hunter creò quello che sarebbe diventato definitivamente il “look da festival”». 

Coachella at 20: Looking back at every festival – Los Angeles Times
Negli Stati Uniti d’America dei primi anni Novanta, la musica era una religione, soprattutto sulla costa Ovest, nel tratto di strada che collega Seattle a Los Angeles: e i Pearl Jeam erano il gruppo del momento. Nel novembre del 1993, a causa di un disguido, il gruppo doveva assolutamente trovare in poche ore una location alternativa e un giovane promoter locale, Paul Tollet, propose alla band di esibirsi al Circolo del Polo di Indio: una zona desertica, a due ore di macchina da Los Angeles e lontana da Palm Springs. Nonostante qualche ritrosia, i Pearl Jeam si esibirono in quel luogo, e al concerto si presentarono 25mila persone. Oggi Paul Tollet è il capo di Goldenvoice, la società che ogni anno, in aprile, organizza all’Empire del Polo di Indio il “Coachella Valley Music and Arts Festival” da tutti conosciuto come Coachella, e di cui il Los Angeles Times aveva raccontato l’intera storia in occasione dei 20 anni dalla nascita, illustrati anche da un video su YouTube. 

The Night Bob Dylan Went Electric – Time
«La sera del 25 luglio 1965, Bob Dylan salì sul palco del Newport Folk Festival in jeans neri, stivali neri e una giacca di pelle, portando una Fender Stratocaster al posto della sua familiare chitarra acustica. La folla era irrequieta», e quello che avvenne dopo entrò nella storia. Come ricorda il Time, che in questo articolo ha raccontato l’evento che sconvolse molti fan del Bob Dylan della prima ora, «il Dylan di Newport è ricordato come un artista pionieristico», che ha sfidato le regole per far comprendere al pubblico in quale direzione si stesse muovendo la musica (durante l’esibizione ricevette molti fischi). Perché a Newport Dylan riuscì a tracciare una linea di demarcazione netta tra sé stesso e tutti gli altri, avvertendo il mondo «che era giunto il momento di percorrere nuove strade».  

Woodstock 1969: A Story Vastly Bigger Than Editors Realized – New York Times
Nello speciale creato dal New York Times lo scorso agosto per i 50 anni di Woodstock, il giornale racconta di come un solo giornalista, Barnard L. Collier, venne inizialmente mandato per coprire un festival che si riteneva essere soltanto «un altro grande evento musicale, niente di più», e di come le cose cambiarono nel giro di poche ore. «Quando quel giornalista arrivò a Bethel, New York, quel venerdì, incontrò enormi ingorghi mentre centinaia di migliaia di persone si dirigevano verso l’evento». Fu a quel punto che arrivò in redazione la telefonata di una dei reporter più giovani, Grace Lichtenstein, implorandolo di mandare più persone a coprire il festival, dicendo: «L’avete sottovalutato! Questa storia è molto più grande di quanto il Times pensi».

How Deep Purple created their best hit “Smoke on the Water” – The Independent
Tra i motivi per cui il Festival Jazz di Montreux, in Svizzera, viene ricordato, c’è la nascita, grazie a un evento che segnò quel luogo, di una delle canzoni più famose dei Deep Purple, “Smoke on the Water”, registrata in un teatrino quasi abbandonato e ispirata all’incidente di qualche sera prima, quando un incendio bruciò il Casino in cui aveva luogo il Festival. Era il 4 dicembre del 1971, i Deep Purple si trovavano a Montreux per registrare l’album Machine Head, proprio al Casino. Quella sera c’era il concerto di Frank Zappa & The Mothers e, durante l’assolo di tastiera del brano “King Kong”, un pazzo lanciò un petardo in sala. Tutto prese fuoco, la gente scappò subito e il fondatore del Jazz Festival, Claude Nobs, si ingegnò per far uscire le persone senza che ci fossero feriti. Da fuori si vedevano le fiamme riflettersi sulle nuvole e il fumo avvolgeva il lago, da lì l’idea del titolo.

Upon This Rock – Gq
Qualche anno fa Sellerio portò in libreria una raccolta di saggi intitolata Americani, il cui autore John Jeremiah Sullivan veniva definito da più parti come il nuovo David Foster Wallace, un po’ per le sue abilità formali, ma anche per la sua capacità di analizzare in profondità la cultura pop. Uno di questi saggi, forse il più bello, era un reportage da un festival di rock cristiano. Questo lungo pezzo prima di uscire su quel libro era apparso su Gq, e svelava tante cose strane e sorprendenti per il lettore italiano. Forse la più evidente di tutti è che un festival musicale può essere molto diverso dall’idea archetipica di un festival musicale che abbiamo nella testa. Ma molto diverso.

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