Le ragioni sono principalmente due: i bombardamenti di Usa e Israele continuano e il regime è tutto impegnato nella controffensiva.
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante
Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha scatenato immediati e giustificati timori di rialzi sul prezzo del petrolio e del gas, considerando il ruolo strategico giocato da Teheran sia nell’estrazione che nella distribuzione dei combustibili fossili. L’inasprirsi del conflitto, però, sta facendo sentire il suo effetto anche in altri settori, su tutti quello agricolo: l’Iran infatti gioca un ruolo meno noto ma altrettanto cruciale nelle catene di approvvigionamento di fertilizzanti. Secondo Bbc, la crisi sta già incidendo sia sui prezzi dell’energia sia su quelli dei fertilizzanti.
Uno dei grandi centri di produzione di fertilizzanti a livello globale è proprio il Medio Oriente. Il nodo è dunque lo stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale, da cui transitano enormi volumi di fertilizzanti azotati come urea e ammoniaca. Le stime citate da Bbc indicano che attraverso Hormuz passa almeno un terzo del commercio globale di urea. Qatar, Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita sono tra i principali esportatori: solo Qatar e Iran spostano circa cinque milioni di tonnellate l’anno attraverso lo stretto, mentre Emirati e Arabia Saudita altri due milioni. Il ruolo di questi prodotti è cruciale perché circa metà della produzione alimentare mondiale dipende dai fertilizzanti di sintesi: senza di essi le rese agricole crollerebbero sensibilmente.
Il settore era già sotto pressione prima della crisi. Negli ultimi sei anni, infatti, il costo dei fertilizzanti è aumentato di circa il 60 per cento. Un’interruzione dei flussi dal Golfo o della produzione, già ferma in Qatar e Iran a causa dei bombardamenti, potrebbe innescare nuovi rincari. «Dallo stretto di Hormuz passa almeno un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti», ricordano i rappresentanti di Coldiretti e Filiera Italia a Dissapore, avvertendo che gli agricoltori rischiano di restare «senza uno strumento fondamentale per l’attività agricola». Anche il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha sottolineato il rischio di ulteriori aumenti legati alla crisi iraniana e alle tensioni commerciali sui fertilizzanti. A questo scenario già critico si aggiunge per l’agricoltura italiana un altro effetto collaterale: la riduzione dei collegamenti commerciali con l’area del Golfo sta già colpendo l’export di ortofrutta fresca verso Emirati e Medio Oriente.
Gli analisti ricordano un precedente recente. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti costrinse molti agricoltori a ridurne l’uso, con conseguenze sui raccolti e sui prezzi dei cereali. L’attuale crisi viene quindi letta come il possibile secondo shock in pochi anni, con il rischio di alimentare una nuova spirale di rincari agricoli e inflazione alimentare.
Da quando è iniziato l'attacco di Usa e Israele all'Iran, non c'è stata una dichiarazione, un'intervista, un comunicato che abbia chiarito quale sia l'obiettivo, come raggiungerlo e quando. Più che arte della guerra, sembra si stia praticando quella dell'improvvisazione.