Libri per l'estate ↓
00:01 giovedì 30 luglio 2026
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
Le prime stime dicono che la devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
Un uomo di New York è stato sfrattato dal suo appartamento perché aveva troppi libri Lui si chiama Mendel Uminer, libri posseduti: 10 mila. Sfratti subiti: 1, perché il suo ex padrone di casa considerava tutta quella carta una violazione delle norme antincendio del condominio.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".

Far East Film Festival: consuntivo

09 Maggio 2011

Si è concluso a Udine ieri notte, con la vittoria del cinese Afterschock di Feng Xiaogang, il tredicesimo Far East Film Festival, una delle più importanti vetrine a livello mondiale per tutto quello che riguarda il cinema popolare asiatico. Parliamo di 50 nuovi titoli sparsi tra Cina, Hong Kong, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia e Giappone. A questo si sono aggiunte due interessanti retrospettive. La prima, intitolata Asia Laughs!, dedicata alla riscoperta del cinema comico asiatico, culminata con il primo premio alla carriera dato dal Far East Film Festival.  Il Gelso d’Oro è andato all’eccezionale Michael Hui – per chi ama le semplificazioni, il Jerry Lewis di Hong Kong – dopo la proiezione del suo bellissimo The Private EyesPink Wink invece è il nome che è stato dato all’omaggio che il Festival ha voluto fare a Asakura Daisuke, ovvero le pseudonimo collettivo scelto a metà anni Sessanta dai tre produttori Yamoto Kazuyuki, Nao Shinichi e Satô Keiko, quest’ultima presente a Udine, con cui sono stati firmati i più sperimentali e coraggiosi film erotici e sexploitation della storica casa di produzione Kokuei.

Insomma: tutto molto bello? Certo, assolutamente. Chi scrive è un grossissimo sostenitore del Far East Film Festival, non fosse altro per il fatto che è forse l’unico festival che ci rimane in Italia a concedere tre giorni di ospitalità ai giornalisti. Ma al di là della bieca motivazione economica che ho appena dato, da spettatore compulsivo quale sono, non posso fare altro che sostenere chi organizza una manifestazione cinematografica composta fondamentalmente da titoli che al 98% delle possibilità non vedremo mai nelle nostre sale. Anzi, molti dei titoli qui presentati difficilmente trovano neanche una distribuzione home video italiana. Se non andate a Udine, e volete vedere uno dei film in programma, tocca affidarsi a mercati ben più illuminati del nostro (o abbandonarsi a un downloading matto e disperatissimo). Questo perché il cinema asiatico, come pochi altri, viene ingiustamente considerato “per pochi”, guardato con distacco, pregiudizialmente etichettato come noioso, impegnato, bizzarro, ecc..

Il problema, dispiace dirlo ma “tutto molto italiano”, è duplice: da una parte ci sono le famose penne della nostra critica ufficiale che, quando entrano in contatto con una di queste pellicole, scrivono cose quasi irripetibili. Dispiace fare esempi, ma per rendervi chiaro di cosa sto parlando, vi riporto uno stralcio di una recensione pubblicata su La Repubblica del 10 aprile del 2010 sul nipponico Departures, pellicola che ha vinto non solo l’undicesima edizione del FEFF ma anche l’Oscar come miglior film straniero nel 2009.  ” Il regista, di cui nulla so é Yôjirô Takita, gli attori, attraenti, hanno nomi che non si ricordano, si resta incantati e commossi da questa visione poetica e lieve della morte, dal rispetto per le tradizioni che rendono sontuosa la modernità, e dai tanti inchini e modi cortesi, che sono stati cancellati dal nostro modo di vivere”. Capite? I nomi difficili da ricordare. Ma soprattutto lascia sgomenti l’affanno nel voler trovare in ogni pellicola asiatica una supposta “visione poetica”  o “un rispetto per le tradizioni”. (Per altri presenti in Departures, ma non è questo il punto)

Impossibile però non notare come parte del pubblico del cinema asiatico sia composto da veri e propri hooligans. La folgorazione sulla via per l’est, la scoperta di un’intera cinematografia che come abbiamo visto la quasi totalità dei media che ci circondano non comprende, snobba o giudica come “frivolamente esotica”, porta inevitabilmente a una posizione di strenua difesa da parte del pubblico più oltranzista.  Un tesoro che può essere condiviso solo da iniziati. Non solo: come esistono quelli che ascoltano solo ed unicamente Frank Zappa, ci sono coloro che non vedono nulla che non venga dal mercato asiatico. Volete prendere due sberle? Mettetevi a discutere con un ultrà del cinema di Hong Kong sul valore di The Departed, il remake firmato Martin Scorsese di Infernal Affairs diAndrew LauAlan Mak.

Il Far East Film Festival risulta quindi ancora di più un esempio vincente. Non solo perché riesce a far convivere queste due anime, che qui per una volta si incontrano/scontrano, ma perché i titoli che selezionano prima che “asiatici”, sono “popolari”. La maggioranza delle pellicole che si vedono a Udine sono quelle che hanno sbancato al botteghino del proprio paese d’origine. Alla faccia della fascinazione per ciò che si reputa esotico, al di là di quello che si vuole gelosamente nascondere. Semplicemente cinema.

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