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19:39 martedì 16 giugno 2026
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.
È disponibile in streaming Free Party: A Folk History, uno dei più bei documentari di sempre sulla storia dei rave Presentato nel 2023, il film di Aaron Trinder racconta la nascita della scena rave britannica e soprattutto il leggendario festival di Castlemorton, uno dei più grandi rave di tutti i tempi.
Ci vorranno almeno sei mesi per rimuovere tutte le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e riaprirlo davvero Ma prima bisogna capire se queste mine ci sono, perché l'Iran potrebbe come non potrebbe averle piazzate.
La Cassazione ha stabilito che se i tuoi colleghi ti causano ansia e stress il tuo capo deve risarcirti (e tanto, anche) Dopo la sentenza il lavoratore in questione è stato riassunto e il datore di lavoro costretto a pagare un risarcimento di 80 mila euro.
A Berlino ci sarà la più grande retrospettiva mai dedicata a Ryuichi Sakamoto Si intitola seeing sound, hearing time e, dopo Tokyo e Pechino, arriva finalmente anche in Europa, dall'11 settembre 2026 al 23 maggio 2027.
Timothée Chalamet ha detto che vedere i Knicks che vincono il titolo NBA è molto meglio che vincere l’Oscar «Preferisco aver vinto questo che gli Oscar», ha detto, festeggiando il titolo NBA vinto dai Knicks, 53 anni dopo il precedente.
La diplomazia iraniana avrebbe assunto degli psicologi che aiutassero i negoziatori a comunicare con Trump come si comunica con i pazienti psichiatrici E a quanto pare la decisione avrebbe portato a dei significativi progressi nelle trattative di pace.
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.

Commentare la guerra usando le emoji

19 Ottobre 2016

Da pochi giorni è iniziata la battaglia per riconquistare Mosul, la grande città del nord dell’Iraq occupata dallo Stato islamico a partire dal 2014, e alcune televisioni hanno deciso di trasmettere la guerra con uno streaming su Facebook. Lo stanno facendo l’agenzia curda Rudaw, la televisione pubblica irachena Iraqiya Tv, ma anche Channel 4 e Al-Jazeera. Come riporta Bloomberg, in passato sono già state utilizzate dirette per raccontare i giorni successivi a un attacco, ma è la prima volta che vengono trasmesse in streaming le immagini di un’operazione militare così ampia.

Utilizzare Facebook implica che le dirette possono essere viste da qualunque utente del social network, che gli spettatori possono usare le riconoscibili “reactions” per commentare ciò che stanno vedendo. Il paradosso di commentare un evento oggettivamente crudo e serio come la guerra con “faccine” non è passato inosservato: Harriet Salem, giornalista del Guardian e del Financial Times, ha twittato una riflessione sul tema che ha ottenuto quasi quattromila condivisioni.

Secondo Elizabeth Quintana del Royal United Services Institute, il motivo per cui alcuni enti decidono di trasmettere le immagini in diretta è legato alla volontà di sconfiggere l’Isis anche nel mondo digitale. «L’Is è stato bravissimo a fare propaganda sul web, per questo non mi sorprende che i combattenti curdi stiano utilizzando la stessa strategia. Così stanno cercando di indebolire il concetto di un Is imbattibile» ha detto Quintana a Bloomberg.

Il ricorso alle dirette ha ricevuto spesso commenti negativi, anche proprio a causa delle reactions: alcuni utenti hanno fatto notare come le emoji facessero sembrare la guerra un video di intrattenimento. Nonostante questo, gli utenti Facebook attivi sulla pagina di Rudaw sono cresciuti del 200% in una settimana, mentre i video di Channel 4 sono stati visti oltre 500 mila volte. Jon Laurence, digital editor del canale inglese, ha giustificato la sua scelta parlando al Guardian: «Volevamo far vedere agli spettatori una delle storie più importanti delle nostra epoca in modo reale. Data la natura del conflitto, però, siamo attenti e vigili, controlliamo sempre che il materiale sia appropriato e abbiamo gli strumenti per fermare lo streaming quando è necessario». Bloomberg conclude che si tratta soltanto di un’altra evoluzione del sistema mediatico: d’altronde è stato durante la guerra del Golfo, all’inizio degli anni Novanta, che la Cnn ha iniziato a trasmettere dal vivo gli audio dei bombardamenti.

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