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22:20 mercoledì 9 settembre 2026
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.

Il senso di Kiev per il karma occidentale

È iniziato l'Eurovision (fino al 13 maggio) in un'Ucraina ancora in guerra: la strana ascesa di questa manifestazione pop si misura con la geopolitica.

10 Maggio 2017

Un evento da oltre 200 milioni di spettatori in tutto il mondo. Un giro d’affari miliardario, con 42 artisti provenienti da ogni parte d’Europa pronti a sfidarsi a colpi di canzoni, nella più antica rassegna di musica pop trasmessa dai network internazionali: la prima edizione dell’Eurovision risale al lontano 1956 e venne pensata tenendo a modello la struttura del festival di Sanremo, con l’intenzione di riavvicinare fra loro i Paesi europei dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale. Da allora sono state organizzate, ininterrottamente, 61 edizioni: la sessantaduesima si concluderà con la grande finale di sabato 13 maggio. A ospitare l’Eurovision Song Contest 2017 è Kiev, capitale di un’Ucraina per cui questo evento significa molto di più che concerti e intrattenimento.

Tormentata dal conflitto che si combatte fra milizie filorusse ed esercito nazionale nella regione orientale del Donbass, una guerra che ha provocato quasi 10 mila vittime e 25 mila feriti negli ultimi tre anni, l’Ucraina ha un disperato bisogno di normalità. Per le strade del centro di Kiev si respira un’atmosfera surreale. In piazza Maidan, cuore pulsante della rivoluzione arancione del 2004 e soprattutto del movimento di protesta Euromaidan del 2014, il passato sembra essere dimenticato. Via le barricate e le pile di pneumatici a bloccare il traffico, niente più tendoni per alloggiare i paramilitari, persino il palazzone dell’Unione sindacale è stato ripulito dalle chiazze nere dell’incendio che lo aveva devastato nelle prime giornate degli scontri di tre anni fa. Oggi il viale Khreschatyk, l’enorme corso dall’architettura urbana sovietica che taglia in due il centro di Kiev, è vestito a festa. Vitaly Klitschko, l’ex stella dei pesi massimi di pugilato, è sindaco della città dal maggio 2014 e ha scelto proprio questa strada per installare l’Eurovision Village, la fanzone ufficiale che per giorni ospiterà concerti, dj set, stand gastronomici ed enormi schermi con la proiezione live del festival, in diretta dal palco dell’International Exhibition Center, nel quartiere occidentale di Livoberehzna: a Kiev sono arrivate più di 20 mila persone per il festival, e i biglietti per assistere ai concerti dal vivo sono sold out da settimane.

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«Per noi Eurovision rappresenta una grande occasione, la possibilità di far percepire alla nostra gente che nonostante le difficoltà siamo ancora vivi, di mostrare al resto del mondo che l’Ucraina è un Paese solido e sicuro, in grado di prendersi grandi responsabilità e di organizzare un evento planetario di questa portata, a prescindere dal conflitto militare che ci tiene impegnati e le continue tensioni provocate dalla Russia, dopo l’illegale occupazione della Crimea» – spiega il vice sindaco di Kiev, Oleksiy Reznikov – «Il popolo ucraino si sente europeo e l’impegno di organizzare l’Eurovision Song Contest 2017 va proprio in quella direzione. Vogliamo uscire definitivamente dall’influenza russa sulle repubbliche ex sovietiche e aderire in maniera chiara al progetto dell’Europa comunitaria. Non dimentichiamo che la rivoluzione del 2014 è scoppiata dal basso, con la popolazione che è scesa in piazza per difendere la scelta di abbandonare la sfera politica della Russia e integrarsi nel modello europeo: gli ucraini sono gli unici cittadini a essere stati uccisi, negli scontri di piazza Maidan, per difendere i valori europei».

A testimonianza di come il Paese abbia deciso di percorrere la strade dei grandi eventi per ricostruire sul campo un’immagine mediatica di stabilità, c’è il grande sforzo economico profuso da governo centrale e amministrazione locale. Per Eurovision è stato stanziato un budget di 656 milioni di grivne, vale a dire circa 27 milioni di euro: tanti soldi, specie per una nazione che secondo i dati dell’Fmi ha oggi il più basso reddito medio pro capite d’Europa, con appena 188 euro mensili. Sempre con l’intenzione di avvicinarsi al cuore europeo e di lasciare in un angolo la guerra nel Donbass, Kiev ospiterà la finale 2018 della Champions League di calcio, un ulteriore sforzo sia in termini finanziari che logistici, che sancisce, una volta di più, la separazione naturale che pian piano si sta concretizzando fra la parte ovest del paese, ormai definitivamente stabilizzata, ed un est dimenticato, nel quale si continua a combattere giorno dopo giorno.

UKRAINE-EUROVISION-SONG-CONTEST-PREPARATION

«Siamo tutti eccitati da questa possibilità, per noi Eurovision è una grande occasione», racconta Oleksandr Skichko, 25 anni, il più giovane fra i tre presentatori cui è stata affidata la conduzione della show, che per la prima volta nella sua storia non vedrà figure femminili. «Vogliamo portare i telespettatori dentro le nostre case, fargli vedere che il nostro Paese funziona e che siamo all’altezza delle nazioni più ricche e industrializzate. Non saliremo sul palco con i vestiti tipici o mangiando i vareniky (piatto tipico, ravioli ripieni di spinaci e patate, nda): non vogliamo dare un’immagine provinciale dell’Ucraina. Al contrario, lo spettacolo sarà tutto in inglese e cercheremo di mantenere uno standard artistico internazionale, aperto verso l’esterno, divertente e colto».

«Celebrare la diversità» è il motto scelto dagli organizzatori dell’Eurovision Song Contest per l’edizione 2017, un claim che punta a rinforzare quell’idea di Europa unita e senza frontiere messa sempre più in discussione dalle sovranità nazionali dei Paesi Ue. Di certo appare chiara la dimensione socio-politica che il festival ha assunto nel corso degli ultimi anni per tutti i Paesi dell’Europa orientale; basti pensare che nelle ultime 10 edizioni della kermesse per ben 7 volte fra i primi due classificati si trova un artista proveniente da Russia, Serbia o Ucraina, Paesi che rappresentano la base portante della manifestazione dal punto di vista dei telespettatori coinvolti. La dimensione politica assunta negli anni dal festival è perfettamente cristallizzata nelle tensioni scoppiate fra Russia ed Ucraina alla vigilia di quest’edizione: alla rappresentante russa, Yulia Samoylova, non è infatti stato concesso il visto d’ingresso dalle autorità ucraine, un diniego causato da un concerto illegale tenuto dalla cantante in Crimea nella primavera del 2015. Il governo di Mosca ha così deciso di boicottare l’Eurovision Song Contest di Kiev, rifiutandosi di scegliere un’altra candidata e rinunciando alla trasmissione dello show sulle proprie reti televisive nazionali. Un colpo molto duro per l’organizzazione ucraina, che spera comunque di portare a casa il risultato più importante: tornare a sentirsi un Paese normale.

Immagini Getty Images
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