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01:55 lunedì 29 giugno 2026
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Il senso di Kiev per il karma occidentale

È iniziato l'Eurovision (fino al 13 maggio) in un'Ucraina ancora in guerra: la strana ascesa di questa manifestazione pop si misura con la geopolitica.

10 Maggio 2017

Un evento da oltre 200 milioni di spettatori in tutto il mondo. Un giro d’affari miliardario, con 42 artisti provenienti da ogni parte d’Europa pronti a sfidarsi a colpi di canzoni, nella più antica rassegna di musica pop trasmessa dai network internazionali: la prima edizione dell’Eurovision risale al lontano 1956 e venne pensata tenendo a modello la struttura del festival di Sanremo, con l’intenzione di riavvicinare fra loro i Paesi europei dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale. Da allora sono state organizzate, ininterrottamente, 61 edizioni: la sessantaduesima si concluderà con la grande finale di sabato 13 maggio. A ospitare l’Eurovision Song Contest 2017 è Kiev, capitale di un’Ucraina per cui questo evento significa molto di più che concerti e intrattenimento.

Tormentata dal conflitto che si combatte fra milizie filorusse ed esercito nazionale nella regione orientale del Donbass, una guerra che ha provocato quasi 10 mila vittime e 25 mila feriti negli ultimi tre anni, l’Ucraina ha un disperato bisogno di normalità. Per le strade del centro di Kiev si respira un’atmosfera surreale. In piazza Maidan, cuore pulsante della rivoluzione arancione del 2004 e soprattutto del movimento di protesta Euromaidan del 2014, il passato sembra essere dimenticato. Via le barricate e le pile di pneumatici a bloccare il traffico, niente più tendoni per alloggiare i paramilitari, persino il palazzone dell’Unione sindacale è stato ripulito dalle chiazze nere dell’incendio che lo aveva devastato nelle prime giornate degli scontri di tre anni fa. Oggi il viale Khreschatyk, l’enorme corso dall’architettura urbana sovietica che taglia in due il centro di Kiev, è vestito a festa. Vitaly Klitschko, l’ex stella dei pesi massimi di pugilato, è sindaco della città dal maggio 2014 e ha scelto proprio questa strada per installare l’Eurovision Village, la fanzone ufficiale che per giorni ospiterà concerti, dj set, stand gastronomici ed enormi schermi con la proiezione live del festival, in diretta dal palco dell’International Exhibition Center, nel quartiere occidentale di Livoberehzna: a Kiev sono arrivate più di 20 mila persone per il festival, e i biglietti per assistere ai concerti dal vivo sono sold out da settimane.

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«Per noi Eurovision rappresenta una grande occasione, la possibilità di far percepire alla nostra gente che nonostante le difficoltà siamo ancora vivi, di mostrare al resto del mondo che l’Ucraina è un Paese solido e sicuro, in grado di prendersi grandi responsabilità e di organizzare un evento planetario di questa portata, a prescindere dal conflitto militare che ci tiene impegnati e le continue tensioni provocate dalla Russia, dopo l’illegale occupazione della Crimea» – spiega il vice sindaco di Kiev, Oleksiy Reznikov – «Il popolo ucraino si sente europeo e l’impegno di organizzare l’Eurovision Song Contest 2017 va proprio in quella direzione. Vogliamo uscire definitivamente dall’influenza russa sulle repubbliche ex sovietiche e aderire in maniera chiara al progetto dell’Europa comunitaria. Non dimentichiamo che la rivoluzione del 2014 è scoppiata dal basso, con la popolazione che è scesa in piazza per difendere la scelta di abbandonare la sfera politica della Russia e integrarsi nel modello europeo: gli ucraini sono gli unici cittadini a essere stati uccisi, negli scontri di piazza Maidan, per difendere i valori europei».

A testimonianza di come il Paese abbia deciso di percorrere la strade dei grandi eventi per ricostruire sul campo un’immagine mediatica di stabilità, c’è il grande sforzo economico profuso da governo centrale e amministrazione locale. Per Eurovision è stato stanziato un budget di 656 milioni di grivne, vale a dire circa 27 milioni di euro: tanti soldi, specie per una nazione che secondo i dati dell’Fmi ha oggi il più basso reddito medio pro capite d’Europa, con appena 188 euro mensili. Sempre con l’intenzione di avvicinarsi al cuore europeo e di lasciare in un angolo la guerra nel Donbass, Kiev ospiterà la finale 2018 della Champions League di calcio, un ulteriore sforzo sia in termini finanziari che logistici, che sancisce, una volta di più, la separazione naturale che pian piano si sta concretizzando fra la parte ovest del paese, ormai definitivamente stabilizzata, ed un est dimenticato, nel quale si continua a combattere giorno dopo giorno.

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«Siamo tutti eccitati da questa possibilità, per noi Eurovision è una grande occasione», racconta Oleksandr Skichko, 25 anni, il più giovane fra i tre presentatori cui è stata affidata la conduzione della show, che per la prima volta nella sua storia non vedrà figure femminili. «Vogliamo portare i telespettatori dentro le nostre case, fargli vedere che il nostro Paese funziona e che siamo all’altezza delle nazioni più ricche e industrializzate. Non saliremo sul palco con i vestiti tipici o mangiando i vareniky (piatto tipico, ravioli ripieni di spinaci e patate, nda): non vogliamo dare un’immagine provinciale dell’Ucraina. Al contrario, lo spettacolo sarà tutto in inglese e cercheremo di mantenere uno standard artistico internazionale, aperto verso l’esterno, divertente e colto».

«Celebrare la diversità» è il motto scelto dagli organizzatori dell’Eurovision Song Contest per l’edizione 2017, un claim che punta a rinforzare quell’idea di Europa unita e senza frontiere messa sempre più in discussione dalle sovranità nazionali dei Paesi Ue. Di certo appare chiara la dimensione socio-politica che il festival ha assunto nel corso degli ultimi anni per tutti i Paesi dell’Europa orientale; basti pensare che nelle ultime 10 edizioni della kermesse per ben 7 volte fra i primi due classificati si trova un artista proveniente da Russia, Serbia o Ucraina, Paesi che rappresentano la base portante della manifestazione dal punto di vista dei telespettatori coinvolti. La dimensione politica assunta negli anni dal festival è perfettamente cristallizzata nelle tensioni scoppiate fra Russia ed Ucraina alla vigilia di quest’edizione: alla rappresentante russa, Yulia Samoylova, non è infatti stato concesso il visto d’ingresso dalle autorità ucraine, un diniego causato da un concerto illegale tenuto dalla cantante in Crimea nella primavera del 2015. Il governo di Mosca ha così deciso di boicottare l’Eurovision Song Contest di Kiev, rifiutandosi di scegliere un’altra candidata e rinunciando alla trasmissione dello show sulle proprie reti televisive nazionali. Un colpo molto duro per l’organizzazione ucraina, che spera comunque di portare a casa il risultato più importante: tornare a sentirsi un Paese normale.

Immagini Getty Images
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