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L’agenzia meteorologica giapponese fa dell previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.
L’Ucraina aiuterà gli Stati Uniti ad abbattere i droni iraniani perché sa già come si fa visto che sono gli stessi droni che usa la Russia Non c'è un esercito in Europa, e forse nel mondo, che conosca i famigerati droni Shahed come li conosce l'esercito ucraino.
Mitski ha organizzato un listening party del suo nuovo disco solo per gatti in un cat café Sul suo canale YouTube c'è anche un video ASMR in cui fa l'unboxing del vinile circondata da gatti incuriositi.

Eleganza, un modesto teorema del nulla

21 Giugno 2011

A Milano si conclude la settimana della moda e noi pubblichiamo un intervento di Angelo Flaccavento sul tema, sempre attuale, dell’eleganza. Perché è dagli anni Novanta che tutti parlano di stile. Ma con l’eleganza, invece come la mettiamo?

Non si fa che parlare di stile, da qualche anno a questa parte. Da quando, a meta` degli anni Novanta, fu inventato l’individuo come categoria del marketing – irreggimentato e omologato, mentre lo si fa sentire libero e controcorrente – ha avuto inizio il festival fracassone dell’espressione personale, in un crescendo di individualismo diretto e bisogni indotti che la deflagrazione dei blog ha poi portato al parossismo. Per carita`, ben venga, quando e se è vera, la fine dello strapotere della griffe, delle imposizioni dall’alto: all power to the people, recitava un vecchio slogan, sempre attuale. Il fatto e` che oggi basta uscire in mutande, mettere due scarpe diverse, o magari adottare acriticamente il total look dei marchi che contano, solo perche il loro verbo viene riconosciuto all’istante e condiviso, per invidia e aspirazione, da tutti, per diventare in men che non si dica icone, termine che a dirla tutta andrebbe forse lasciato nel lessico degli storici dell’arte. Peggio ancora, basta imbracciare una reflex digitale e smanettare su un computer per mutarsi in un secondo in arbiter elegantiae sussiegosi e compunti, come se Bill Cunningham, il padre di tutti i documentaristi modaioli, e Terry Jones, l’inventore degli straightups, non avessero già detto tutto, decenni fa, in tema di stile colto per la strada e libera inventiva. Nel frattempo, più se ne parla, più  lo stile, come concetto, diventa oscuro e nebuloso, il che forse è solo un bene. Semplicemente perche lo stile, inteso come espressione di ciò che si è in ciò che si fa, non si può definire, nè tanto meno comprare, ancorandolo a una somma marchi. Stiloso non è nemmeno sinonimo di fotografabile: ci si veste per se, non per l’occhio pineale dei blogger, perchè ciò che è memorabile per me è forse del tutto privo di nota per Scott Schuman, ma chissenefrega. Fine della storia.

E con l’eleganza, invece, come la mettiamo? Nello stesso modo, suppergiù. Con la piccola differenza che se le definizioni sono fuor di questione, si può almeno tentare di individuare un metodo. Ed è giusto a proposito di metodo che vorrei dire umilmente la mia, aggiungendo una voce al calderone generalista, consapevole che tutto si basa, scusate la captatio benevolentiae paracula, sull’esperienza personale – mendace, parziale, fallibile per quanto mai. Tant’è, bando alle ciance. La tesi: l’eleganza ha bisogno di logica e programmazione, in varie forme e in varie guise. Tutto qui. A scanso di equivoci, non sto glorificando la pianificazione preventiva di memoria sovietica. Non sono mai riuscito a capire coloro che arrangiano i propri outfit in dettaglio certosino con enorme anticipo, e poi agiscono di conseguenza senza sgarri, e ancor di meno quei fashionisti ultrazelanti che il lunedì mattina sanno già cosa indosseranno il sabato sera, inclusi biancheria intima e accessori.

Dov’è lo shock dell’incidente? Dove l’eccitante possibilita` di far fruttare l’accidente? Eliminati per sempre a favore di una formula sterile ed efficace quanto priva di vita. Il mondo è un palcoscenico, certo, ma questo non vuol dire che per affrontare la performance logorante della vita pubblica bisogna far la fine dei costumisti, e vestire un personaggio rigido e cristallizzato. L’improvvisazione è un segno di ingegno: la capacita` di adattarsi ha fatto sì che la specie umana sopravvivesse per secoli, se non per millenni. Rompere il ciclo, a questo punto, sarebbe del tutto fuor di questione, anche per materie così frivole. Non sto nemmeno glorificando la perfezione, pero`, perché ciò che è perfetto ha sempre un che di gelido, fermo, come un fotogramma. Trovo la precisione, come concetto, assai più stimolante: un processo infinito e mai concluso, se è vero, come è vero, che più tenti di raggiungere la meta, più questa si sposta in là. Frustrante ed energico, come la vita. Quindi? Arrivo al punto. Idee e intuizioni hanno bisogno di un editing scrupoloso, che se volete e` una forma di calcolo, di logica, per funzionare, qualunque sia il campo di applicazione.

L’eleganza non fa eccezione, solo che qui l’editing punta allo zero assoluto. Concettuale, si badi bene, non materiale. Se ci passate il paradosso, c’è più essenzialità in un abito a tre pezzi indossato con cravatta, pocket square, cappello e stringate che nella combinazione basica t-shirt-shorts. Suona forse un po’ perverso? Lo è, almeno quanto è liberatorio. Lo zero va inteso infatti come distacco, rifiuto del superfluo, non come annullamento del piacere di mettersi in ghingheri. Dopo tutto, disse Gabrielle Coco Chanel, quella signora brontolona e autoritaria secondo la quale non ci dovrebbero essere bottoni senza asole, l’eleganza è rifiuto. In altre parole, mettercela tutta, sforzarsi vistosamente è inelegante. Si dovrebbe sempre dare l’impressione d’aver fatto tutto in leggerezza, senza sforzo. Ecco, il nulla è servito. Ehi, un attimo. E se mi stessi sonoramente sbagliando? Se l’eccesso fosse altrettanto eccitante ed elegante? Non è forse la follia, dicono alcuni, la sola via che conduce alla ragione? Forse è una opportunità da prendere in considerazione. Certo è che quando si parla di immateriale – stile ed eleganza, intesi come qualità, sono un picco di immaterialità – i teoremi, anche quelli del nulla, non servono a nulla. Pace.

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