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05:36 domenica 23 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Ebola negli Usa: 7 pazienti su 9 sono guariti

31 Ottobre 2014

S’è spesso detto che l’ebola ha una mortalità altissima, tra il 60 e il 70 per cento. Qualcuno però comincia a chiedersi se, quando viene diagnosticata in tempo e curata in strutture di alto livello, la malattia possa essere molto meno letale.

Finora infatti negli Stati Uniti si sono verificati nove casi noti di ebola: di questi nove pazienti, curati in ospedali all’avanguardia, sette sono guariti, uno è deceduto, mentre uno è ancora in fase di cura. La rivista The New Republic ha messo a punto questa tabella per riassumere la situazione:

Per il momento dunque, fa notare il giornalista Jonathan Cohn, il tasso di sopravvivenza negli Stati Uniti sembra piuttosto alto. A questo bisogna aggiungere che l’unico paziente finora deceduto, Thomas Duncan, ha ricevuto cure mirate quando ormai la malattia era giunta ad una fase avanzata. Quando Duncan si era presentato all’ospedale con i primi sintomi (febbre alta e dolori) i medici non erano riusciti a diagnosticare correttamente il problema. Soltanto quando il paziente è tornato con i classici sintomi di una febbre emorragica (vomito e diarrea) hanno capito che si trattava di ebola. I malati che invece sono sopravvissuti hanno ricevuto cure mirate fin dai primi stadi.

«Quando i pazienti ricevono una diagnosi precoce, hanno una migliore possibilità di rispondere alle varie terapie attualmente disponibili», sostiene Cohn. «Queste includono farmaci sperimentali anti-virali, come ZMapp, e trasfusioni di sangue dei sopravvissuti di Ebola che contengono anticorpi al virus».

Il giornalista, certo, mette le mani avanti: il tasso di sopravvivenza relativamente alto dei pazienti americani potrebbe dipendere da una serie di fattori, come l’età. Inoltre si tratta di un campione troppo piccolo per saltare a conclusioni, e magari illudersi che cure appropriate possano salvare tutti coloro che sono contagiati dal virus.

Ma alcuni esperti sono convinti che, con le giuste cure, sia possibile salvare la maggioranza dei pazienti, forse anche il 90 per cento di loro. «Se i pazienti ricevono una diagnosi tempestiva e una terapia di supporto aggressiva, che inclusa un sostegno al reintegro dei liquidi, elettroliti e sangue, ben il 90 per cento dovrebbe sopravvivere», ha scritto Paul Framer, un ricercatore di Harvard specializzato in malattie infettive, sulla London Review of Books. «Una diagnosi di ebola non deve essere una sentenza di morte».

Inutile dire però che in Africa occidentale, dove si trova l’epicentro dell’epidemia, il tasso di sopravvivenza dei malati è stato molto inferiore al novanta per cento. Colpa della mancanza di medicinali, certo, ma anche delle condizioni in cui versano le strutture, dove il personale medico spesso non ha gli strumenti adatti alle diagnosi, per non parlare della propria stessa protezione. Se davvero si vuole fermare il virus,  conclude Cohn, bisognerà cominciare a migliorare le condizioni degli ospedali africani.

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