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09:02 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Ebola negli Usa: 7 pazienti su 9 sono guariti

31 Ottobre 2014

S’è spesso detto che l’ebola ha una mortalità altissima, tra il 60 e il 70 per cento. Qualcuno però comincia a chiedersi se, quando viene diagnosticata in tempo e curata in strutture di alto livello, la malattia possa essere molto meno letale.

Finora infatti negli Stati Uniti si sono verificati nove casi noti di ebola: di questi nove pazienti, curati in ospedali all’avanguardia, sette sono guariti, uno è deceduto, mentre uno è ancora in fase di cura. La rivista The New Republic ha messo a punto questa tabella per riassumere la situazione:

Per il momento dunque, fa notare il giornalista Jonathan Cohn, il tasso di sopravvivenza negli Stati Uniti sembra piuttosto alto. A questo bisogna aggiungere che l’unico paziente finora deceduto, Thomas Duncan, ha ricevuto cure mirate quando ormai la malattia era giunta ad una fase avanzata. Quando Duncan si era presentato all’ospedale con i primi sintomi (febbre alta e dolori) i medici non erano riusciti a diagnosticare correttamente il problema. Soltanto quando il paziente è tornato con i classici sintomi di una febbre emorragica (vomito e diarrea) hanno capito che si trattava di ebola. I malati che invece sono sopravvissuti hanno ricevuto cure mirate fin dai primi stadi.

«Quando i pazienti ricevono una diagnosi precoce, hanno una migliore possibilità di rispondere alle varie terapie attualmente disponibili», sostiene Cohn. «Queste includono farmaci sperimentali anti-virali, come ZMapp, e trasfusioni di sangue dei sopravvissuti di Ebola che contengono anticorpi al virus».

Il giornalista, certo, mette le mani avanti: il tasso di sopravvivenza relativamente alto dei pazienti americani potrebbe dipendere da una serie di fattori, come l’età. Inoltre si tratta di un campione troppo piccolo per saltare a conclusioni, e magari illudersi che cure appropriate possano salvare tutti coloro che sono contagiati dal virus.

Ma alcuni esperti sono convinti che, con le giuste cure, sia possibile salvare la maggioranza dei pazienti, forse anche il 90 per cento di loro. «Se i pazienti ricevono una diagnosi tempestiva e una terapia di supporto aggressiva, che inclusa un sostegno al reintegro dei liquidi, elettroliti e sangue, ben il 90 per cento dovrebbe sopravvivere», ha scritto Paul Framer, un ricercatore di Harvard specializzato in malattie infettive, sulla London Review of Books. «Una diagnosi di ebola non deve essere una sentenza di morte».

Inutile dire però che in Africa occidentale, dove si trova l’epicentro dell’epidemia, il tasso di sopravvivenza dei malati è stato molto inferiore al novanta per cento. Colpa della mancanza di medicinali, certo, ma anche delle condizioni in cui versano le strutture, dove il personale medico spesso non ha gli strumenti adatti alle diagnosi, per non parlare della propria stessa protezione. Se davvero si vuole fermare il virus,  conclude Cohn, bisognerà cominciare a migliorare le condizioni degli ospedali africani.

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