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21:28 mercoledì 11 febbraio 2026
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Gli abitanti di una cittadina in Ohio dicono di essere neri, ma sono bianchi

26 Luglio 2019

L’ultima volta che avevamo sentito di persone che si identificavano come “nere” pur essendo “bianche” era stato quando il caso di Rachel Dolezal è salito agli onori delle cronache internazionali. La donna, che si definiva attivista e performer ed è oggi coinvolta in una complicata vicenda legale per frode, è infatti diventata celebre perché sosteneva di essere afroamericana, nonostante la sua famiglia fosse bianca. E se n’è riparlato anche a proposito di tutte quelle influencer che, sulla scia delle sorelle Kardashian, sono state accusate di “blackfishing”, ovvero di vestirsi e fotografarsi sui social per sembrare nere, pur non essendolo.

La discussione sull’appropriazione culturale, però, che spesso viene derubricata a polemica da Millennial, va ben oltre chi per moda vuole farsi le treccine oppure utilizzare lo slang dei rapper famosi, soprattutto in America, dove è profondamente radicata con la stratificazione sociale ed economica del Paese. Lo dimostra la bizzarra storia di East Jackson, piccola cittadina in Ohio, che ha recentemente raccontato Khushbu Shah sul Guardian in un reportage accompagnato dalle belle foto di Maddie McGarvey. East Jackson, infatti, è nata a metà dell’Ottocento come “cittadina-ghetto” separata dalla vicina (e bianchissima) Waverly. «I funzionari di Waverly hanno creato East Jackson recintandoci dentro qualsiasi nuovo arrivato che ritenevano “nero”, o perché era afrodiscendente, quindi per il suo aspetto, o perché apparteneva a una classe considerata inferiore, come nel caso degli operai o delle governanti», spiega Shah. È nata perciò una comunità mista, di bianchi e di neri, dove però tutti secondo la legge erano “neri”, ma solo perché considerati cittadini di serie B. Con il passare del tempo, soprattutto a causa del fatto che Waverly è conosciuta per essere una città fortemente anti-black, la popolazione di discendenza afroamericana (e cioè con la pelle nera) ha deciso di trasferirsi altrove, lasciandosi alle spalle i concittadini di East Jackson che, di conseguenza, è diventata sempre più bianca.

Così quell’illogica e assurda divisione razzista, con tutte le sue contraddizioni, è arrivata fino a giorni nostri. Gli abitanti di East Jackson hanno infatti continuato a vivere nella loro piccola cittadina rurale sentendosi neri (perché così erano considerati dalla legge, perché sono cresciuti in una comunità in cui, almeno nel passato, una forte presenza di afroamericani c’era stata) e sebbene la società intorno a loro sia cambiata, ancora oggi rivendicano una discendenza che in molti casi è dovuta alla segregazione razziale più che alla genetica. Alcune fra le persone intervistate, soprattutto le più anziane, mostrano alla giornalista le foto di famiglia con orgoglio, come fossero prove che ne attestino la blackness: il più delle volte, però, gli antenati sono bianchi o “mixed race”, di etnia mista. Ma loro si sentono neri e ritengono di aver vissuto da neri e, come nel caso di Roberta Oiler, si rattristano che alcuni dei loro figli abbiano poi deciso di farsi registrare nei documenti ufficiali come bianchi: «Non rinnegherò mai la mia razza, quella in cui mia madre mi ha cresciuto e in cui mi riconosco, fino al giorno in cui lascerò questa Terra», dice in un video che vale la pena di vedere.

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