Ratanà, Remulàss, Silvano e il Pastificio Ratanà: Cesare Battisti ha costruito negli anni una piccola galassia, incarnazione della sua filosofia culinaria. Lo abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del suo libro, Manifesto della cucina del futuro.
A giudicare dal trailer finale, Dune – Parte 3 di Denis Villeneuve è completamente diverso da Dune Messiah di Frank Herbert, tranne che per un fondamentale dettaglio
Dettaglio che ovviamente riguarda il personaggio di Paul e che fu la ragione che spinse Herbert a scrivere un secondo libro con lui protagonista.
Nell’ultimo trailer di Dune – Parte tre, che Warner Bros. ha diffuso in vista dell’uscita a dicembre, Paul Atreides non ha più niente dell’eroe. Timothée Chalamet ha la testa rasata, il volto scavato, e governa un impero costruito su una guerra santa che ha fatto milioni di morti. Intorno a lui tutti sembrano volerlo morto, compresa Chani, la donna che amava. Il film chiude la trilogia di Denis Villeneuve e adatta Messia di Dune, il secondo romanzo della saga di Frank Herbert, uscito nel 1969. Ma come ha notato il critico Jordan Ruimy su World of Reel, a giudicare dal trailer le differenze tra libro e film sono enormi, al punto che a tratti sembra una storia originale costruita intorno ad alcuni momenti del romanzo. Lo stesso Villeneuve lo ha definito «un epilogo sofisticato» dei primi due film, e Chalamet «una bestia a sé».
Le libertà si vedono già nella cronologia. Nel romanzo sono passati dodici anni dalla fine del primo libro, nel film diciassette, e dal trailer i figli di Paul sembrano già nati prima del salto temporale, mentre nel libro la loro nascita arriva solo nel finale ed è uno dei suoi momenti più tragici. Poi c’è Chani. In Herbert è la compagna fedele di Paul fino alla fine, e muore dando alla luce i gemelli. Villeneuve aveva già cambiato tutto nella Parte due, dove la sua Chani, interpretata da Zendaya, rifiutava la guerra santa e voltava le spalle a Paul, e ora la ritroviamo tra i suoi nemici. Ma la differenza più grossa, quella che ha già fatto protestare i fan più fedeli, riguarda la preveggenza. Nel trailer Paul dice di non riuscire a vedere il futuro. Nel romanzo, invece, la sua tragedia è proprio l’opposto: vede tutto, vede il disastro verso cui sta portando l’universo, e non può fare niente per evitarlo, nemmeno quando diventa cieco e continua a muoversi guidato soltanto dalle sue visioni.
Per Ruimy, però, va benissimo così, e non ha tutti i torti. Messia di Dune è il libro più strano della saga: più breve, più cupo, quasi senza azione, tutto congiure di palazzo e dialoghi filosofici. Herbert lo scrisse anche come correttivo per i lettori che nel primo romanzo avevano visto in Paul un eroe da ammirare, mentre lui voleva raccontare un avvertimento sui leader carismatici. Villeneuve sembra aver preso proprio questo come punto di partenza, e del resto aveva promesso di raccontare Paul come un antieroe. Anche il film si annuncia diverso dai precedenti: è girato in pellicola invece che in digitale, e alla fotografia c’è Linus Sandgren al posto di Greig Fraser. Il cast è quello delle grandi occasioni, con Florence Pugh, Anya Taylor-Joy nel ruolo di Alia, Jason Momoa, che torna come ghola di Duncan Idaho, e Robert Pattinson in quello di Scytale, il cospiratore mutaforma che vuole far cadere Paul. Se le libertà prese con Herbert funzioneranno lo sapremo solo in sala. Ma un adattamento che tradisce la lettera del romanzo per restarne fedele allo spirito, in fondo, è il più grande omaggio che si possa fare a un libro che voleva distruggere il mito del suo protagonista.