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09:43 martedì 18 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

La guerra dello streaming

Da Apple a Disney, è partito l'attacco a Netflix: ma siamo sicuri che la tv on demand sia il futuro dell'intrattenimento?

24 Aprile 2019

Qualcuno online dà già ragione a Reed Hastings, il CEO e co-fondatore di Netflix, che nemmeno qualche settimana fa, in un incontro pubblico con i giornalisti, diceva: c’è spazio per tutti; non dobbiamo farci per forza la guerra. Si riferiva a Netflix e alle altre piattaforme streaming, e si riferiva a quella che è diventata la notizia più importante nel mondo dell’intrattenimento: lo scontro tra Apple, Disney e, appunto, Netflix. Un mese fa, a Cupertino, veniva annunciata Apple Tv+, di prossima uscita, costo ragionevolissimo, casa delle serie della Mela, con una scuderia di autori di primo piano, come Steven Spielberg, J. J. Abrams e Sofia Coppola (quanti di loro, però, sono in esclusiva? E quindi: in quanti lavoreranno solo per Apple?). Appena pochi giorni fa, invece, è stato il turno di Disney+: arriverà il 12 novembre (negli Stati Uniti), costerà 6.99 dollari al mese (circa la metà di quanto costa Netflix in Nord America) e conterrà contenuti Disney, Fox, National Geographic e, ovviamente, Marvel e Lucasfilm.

Quando Disney+ è stata rivelata al pubblico, Netflix ha perso circa il 5% del valore delle sue azioni. Sulla carta la piattaforma di Disney è quella più difficile da battere per i suoi contenuti e per il suo archivio (che è, in buona parte, già pronto). Ma in realtà il principale rivale, per tutti, resta Apple: con la sua tecnologia e il suo miliardo e più di clienti, è già diffusa e radicata, e una app, una semplice app, diventa ancora più facile da diffondere.

Netflix, da parte sua, resta in attesa. Continua a lavorare ai suoi contenuti, e prova, in un estremo sforzo, a convertire il suo potenziale in capitale effettivo: Netflix guadagna finché i suoi abbonati continuano ad aumentare (nel primo quadrimestre del 2019 ha raggiunto i 148.9 milioni di abbonati totali), e se guadagna può spendere per produrre e investire, e se produce e investe può aumentare i propri abbonati. È un circolo virtuoso – o vizioso, a secondo dei punti di vista. Il rischio è che quando la crescita si fermerà Netflix farà fatica a trovare un nuovo equilibrio e a convincere i suoi investitori. Prima ancora del brand, o della piattaforma, o della tecnologia e dei contenuti, viene venduta un’idea: il futuro dell’intrattenimento. Quel futuro, però, è molto diverso da quando Netflix, nel 2008, ha fatto il suo esordio.

Tutti, oggi, vogliono avere la loro piattaforma streaming. Nel Regno Unito, BBC e ITV e altri canali hanno unito le forze in “BritBox”, dove saranno disponibili serie e contenuti (per adesso già editi); in Francia succede la stessa cosa, con Canal+ Series. Sky sta potenziando la sua NowTv, e canali via cavo e realtà televisive si alleano per fermare “l’invasore straniero” (Netflix). Insomma, se fino a qualche anno fa il boom era solo di contenuti, ora è anche di contenitori. E sebbene tutti si mantengano su un’offerta conveniente, di appena pochi dollari o euro al mese, il modello SVOD (subscription video on demand, cioè per abbonamento) sta mostrando tutta la sua debolezza. Perché le persone, molto semplicemente, non possono sottoscrivere qualunque cosa. Al contrario sembra più interessante il modello TVOD (transactional video on demand, cioè per transizione economica), in Italia adottato da Chili: paghi solo quello che vuoi vedere, quando vuoi vederlo; non ti viene chiesto altro, e non sei tenuto – come, invece, succede per le piattaforme streaming – a pagare ogni mese.

L’overdose di piattaforme streaming sta avendo come immediato effetto la crescita della pirateria. Lo scorso ottobre, Motherboard riportava dati che mostravano chiaramente il ritorno dei BitTorrent e del download illegale (altro esempio, ma più recente: la prima puntata dell’ultima stagione di Game of Thrones è stata vista da circa 18 milioni di persone, ma è stata scaricata illegalmente da 55 milioni di utenti). Così scegliere diventa sempre più difficile e sempre meno vantaggioso: le troppe offerte, contenuti, brand e player mettono infatti in difficoltà il consumatore. In futuro, forse, ci sarà un’unica piattaforma, un unico contenitore per tutti i servizi, a una cifra accettabile (come, in modo molto più lungimirante, fa la nuova Apple tv, che raccoglie anche i servizi dei canali via cavo come Hbo; o come sta provando a fare, in Nord Europa, Sky Q, che raccoglie, tra gli altri, Spotify e Netflix).

Il problema è che mettere d’accordo colossi come Apple, Disney e Netflix, con una loro riconoscibilità, un loro archivio, una loro identità, sembra sempre più difficile. Gira voce che Apple abbia proposto a Disney di partecipare alla sua Apple tv, e quando ha ricevuto no abbia preso in serissima considerazione la possibilità di comprare o Disney o Netflix. Lo streaming è la nuova frontiera, la nuova grande caccia all’oro; e nessuno vuole rimanere indietro. C’è la serissima eventualità, però, che la venatura principale si consumi presto, e che in questa guerra/non-guerra a vincere sia, com’era già successo in passato, non il migliore, né il più furbo; ma, abbastanza prevedibilmente, la pirateria.

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