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09:20 giovedì 12 febbraio 2026
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Libertà contro i retrogradi

L'Italia per bene in contrapposizione con l'Italia di Fontana e Salvini: perché nel 2018 con il gay pride si rappresentano i diritti di tutti.

19 Giugno 2018

Tra tutti i volti del nuovo governo di cui ci si può lamentare a cena – Salvini con la sua battaglia navale, Di Maio con la tentazione della corruzione, Conte chi? – di recente si nota che alla fine, come principale bersaglio dell’indignazione generale, vince quasi sempre lui: Fontana Lorenzo da Verona, neoministro leghista con delega alla Famiglia e alla Disabilità. Succede con i film dove i protagonisti sono arcinoti: nell’ultimo Avengers, a restare impresso più di Spider-Man (il giovane e sprovveduto Gigino?) o Thor (il muscolare, in altra accezione, Matteo?) era lo stronzissimo Thanos, sconosciuto fino al giorno prima. Si diceva che la moda di stagione, di ogni stagione, sono dunque le cene in cui stiamo a borbottare del governo, di ogni governo: ma di questo, per noi che siamo élite, un po’ di più. La frase arriva puntuale insieme al dessert: «Fa tutto schifo, però Fontana sui gay è davvero vergognoso». La dicono commensali perlopiù eterosessuali, spesso con famiglia (tradizionale, direbbe il ministro), di certo mai stati attivisti arcobaleno. Tra le varie posizioni di Fontana – sull’aborto, sull’idea di uno stato confessionale, sull’«immigrazione di massa» (parole sue) – a scandalizzare più di tutte è quella contro i diritti degli omosessuali, le unioni civili che un giorno potranno diventare matrimoni a tutti gli effetti, l’apertura di certi politici (anche dell’attuale maggioranza) verso le adozioni a genitori dello stesso sesso.

Per la solita ironia della sorte, il nuovo governo ha giurato davanti al contestatissimo Sergio Mattarella l’1 giugno, primo dei trenta giorni internazionalmente noti come Pride Month. Nel mondo, l’orgoglio omosessuale è diventato, via via, un’onda collettiva e condivisa sul tema dei diritti. A Maplewood, in New Jersey, dove abitano degli zii d’America acquisiti, giugno si è aperto con l’inaugurazione di un incrocio a strisce pedonali rainbow. «È discriminazione verso i cittadini che non sono gay», ha scritto un unico abitante sotto l’annuncio su Facebook. I concittadini l’hanno prontamente messo a tacere: riguarda tutti. Qui da noi i Pride sono sempre stati visti come occasione per un folklore di categoria, i carri, i perizoma, le drag queen, una madrina famosa, un Paolo Hutter di passaggio. Col tempo il clima è cambiato, può cambiare ulteriormente quest’anno, forse sta già succedendo. Anche nella lentissima Italia, il famigerato Alleato Eterosessuale sta cominciando a riconoscere che quella dev’essere una piazza di tutti, un luogo simbolico in cui mostrare il termometro di civiltà di una nazione, il posto in cui dire: sì, va bene, bisogna dire che prima viene l’economia, ma siamo ancora sicuri che il benessere anche monetario di un popolo non sia strettamente collegato a qualcos’altro? Non più.

Pride Europa

A Roma, che il principe De Gregori chiamava «una cagna in mezzo ai maiali» (politicamente è cambiato qualcosa?), il Gay Pride c’è stato lo scorso 9 giugno e ha rappresentato uno scarto anche per la storia della città, non sempre amica della minoranza omosessuale, nonostante Virginia Raggi a bere un drink, appena eletta, nella Gay Street dietro il Colosseo. Cinquecentomila persone, non solo omosessuali, hanno consegnato alla piazza una presenza che era prima di tutto simbolica. Si direbbe che è stato pure il tentativo ideale, da parte di un elettorato che non vuole cedere all’attuale maggioranza, di costituire un asse con Milano, da sempre capitale del Pride di tutti, dei diritti di tutti. Nei giorni in cui il ministro Fontana rilasciava interviste a nastro sull’unica famiglia possibile «composta da mamma e papà: tutto il resto è schifezza», il sindaco Beppe Sala riconosceva ufficialmente i primi figli nati da coppie omogenitoriali. Il giugno milanese è anche il mese del Mix (quest’anno cade dal 21 al 24), il festival a tema Lgbtq che da più di venticinque anni prova a fare da collante tra comunità omosessuale e grande pubblico: non è sempre facile, ma il cosiddetto sagrato del Piccolo Teatro Strehler, dove si proiettano i film, è ormai un riferimento di tutti, foss’anche solo per uno spritz. Nel 2018 i gay non fanno più paura a nessuno, pensa te.

La partita è aperta, in un Paese in cui in televisione spuntano piccoli tentativi più o meno riusciti di racconto della contemporaneità (Storie del genere con Sabrina Ferilli su Rai3, Love Me Gender con Chiara Francini su laeffe) e dove al tempo stesso sopravvive la comodità della posizione retrograda, a volte anche per mascherare un certo gusto per il pettegolezzo. Quello che riguarda il governo Conte sarebbe la presenza di molti omosessuali mai dichiarati tra ministri e sottosegretari: per opportunità politica non conviene. I forzisti (fonte un amico romano) starebbero addirittura ironizzando sul fatto che questo sarebbe «il governo più frocio nella storia della Repubblica». La foglia di fico è il portavoce del presidente del Consiglio Rocco Casalino, apertamente gay, ufficialmente accompagnato dal fidanzato negli eventi istituzionali, come a dare il messaggio: non potete dirci niente. A Very English Scandal, deliziosa miniserie di Stephen Frears appena andata in onda sulla Bbc, racconta di Jeremy Thorpe (Hugh Grant, che bravo), il leader del Partito Liberale che, a fine anni Settanta, fu assolto dall’accusa di aver cercato di uccidere il suo giovane amante. Per la politica britannica accettare un dirigente gay era più imbarazzante che riconoscere un (quasi) assassino. Ora, quarant’anni dopo, è stato annunciato il matrimonio di Lord Ivar Mountbatten, cugino di Elisabetta II, con un uomo: sarà il primo royal wedding arcobaleno della storia. Nell’Italia di oggi, al contrario, resistono scandali e contraddizioni: una maggioranza in cui riescono ancora a convivere il ministro omofobo e l’ex gieffino allegramente out. Considerata la natura del nostro Paese, potrebbe durare per sempre. Considerata questa grande piazza di giugno, forse il vento (un altro vento) sta cambiando anche da noi.

Foto Getty
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