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13:28 giovedì 10 settembre 2026
Il nuovo corto di Maison Margiela sembra il trailer di un film di Dario Argento Si chiama Anonymity e ricorda molto Suspiria, sia per alcune scene che per la colonna sonora che cita le musiche dei Goblin.
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.

L’inadeguatezza di Luigi di Maio

Un Ministro degli Esteri che, nel 2020, non riconosce una blackface è un’anomalia tutta italiana.

28 Agosto 2020

«Giovane, bello e abbronzato», così l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva descritto Barack Obama dopo la storica elezione del primo Presidente nero degli Stati Uniti. L’affermazione aveva scandalizzato tutto il mondo. Tutto il mondo tranne l’Italia, dove la frase era stata declassata a un mal riuscito tentativo di umorismo. Si trattava però di un riferimento all’identità razziale di Obama uscita dalla bocca della maggiore personalità politica italiana, che rivelava la difficoltà contemporanea e tutta nostrana ad affrontare questi argomenti. Quello che Berlusconi aveva fatto con quella “battuta” è stata la cancellazione dell’identità razziale ed etnica di Obama, riducendo il suo essere nero all’essere abbronzato, e aveva toccato in maniera abbastanza evidente l’idea che il potere per antonomasia — cioè il potere dello Stato — non potesse essere rappresentato e affidato a un corpo nero, al massimo a un corpo abbronzato. Obama, leader di una delle principali potenze mondiali, per Berlusconi non era un nero, un afroamericano, era solo un bianco colorito dal sole.

Luigi Di Maio ha in qualche modo raccolto quell’incapacità istituzionale di affrontare la questione razziale, e lo ha dimostrato in un momento storico delicatissimo dal punto di vista delle tensioni razziali, fuori e dentro il Paese. Il volto abbronzato — non nero — del Ministro degli Esteri photoshoppato nel corpo nero — e non abbronzato — di Kary Khouma nel tradizionale abito sardo di Codrongianos, di un migrante africano su un barcone, di Michael Jordan mentre va a canestro.  «[La blackface, nda] è una pratica dove il corpo nero viene usato come abito da indossare. […] Il bianco non si indossa mai. Il nero si indossa sempre per ridicolizzare», ha scritto la scrittrice italo-somala Igiaba Scego su Twitter. Per ridicolizzare e sminuire  — è quasi una sorta di razzismo biologico di ritorno in cui, come commenta Scego, «oltre al retaggio coloniale c’è anche la solita questione meridionale. In un colpo solo attraverso la figura del ministro si è ridicolizzato il colore nero e il Sud».  Interpellato dai giornalisti del New York Times, il portavoce del Ministro ha detto: «La sua era autoironia riguardo l’abbronzatura presa durante qualche giorno di vacanza in Sardegna», e a ulteriore giustificazione ha sottolineato come tra le foto postate vi fosse anche quella di Totò nel film Totòtruffa ‘62 che «nessuno in Italia associa al razzismo». La blackface però è una pratica transnazionale, con una definizione ben precisa, e il Ministro, anziché condannarlo, lo ha condiviso con umorismo eufemistico. «Molti film in Italia — dai cinepanettoni a uscite più recenti — riproducono stereotipi e pratiche come la blackface che in Paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non sarebbero tollerati», aveva detto Leonardo De Franceschi, ricercatore di media e cinema all’Università di Roma, in occasione di un altro caso italiano di blackface che aveva fatto discutere la stampa internazionale, quello di Alitalia nello spot che vedeva un attore, con la faccia dipinta di nero e truccato con i lineamenti afroamericani, interpretare proprio Obama.

I meme sull’abbronzatura di Di Maio sono un prodotto di internet, uno spazio che difficilmente è censurabile, potrebbe dire qualcuno. È vero, ma il fatto che un Ministro degli Esteri di un Paese in cui ci sono state diverse manifestazioni non soltanto in solidarietà del movimento Black Lives Matter, ma anche in ricordo delle vittime nazionali di razzismo, abbia deciso di rivoltare quei meme razzisti in un tentativo di autoironia, evidenzia la sua inadeguatezza a occuparsi in maniera opportuna di un tema oggi di rilevanza internazionale. D’altra parte in un’intervista su Studio, il giornalista del Foglio Daniele Raineri ha definito la politica del Ministro rinunciataria, «del galleggiamento», soprattutto in territori fondamentali come la Libia, mentre il recente incontro con il Ministro degli esteri cinese ha sollevato più di un dubbio sulla reale capacità di Di Maio di guidare l’Italia in questioni geopolitiche di questa portata. E la cecità di fronte alla blackface, e al dibattito contemporaneo che riguarda questa pratica, lo dimostra. «All’estero, quando emergono foto o video di esponenti politici in blackface, i diretti interessati si scusano pubblicamente, mostrano vergogna o rimorso», ha scritto su Instagram la blogger e attivista Bellamy Okot, «Nel 2020 il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale pensa che sia divertente usare la sua abbronzatura per imitare le persone nere». Che, lo ricordiamo, non diventano bianche o nere nel corso di un’estate, non possono dismettere a proprio piacimento la pelle, e le discriminazioni e le ridicolizzazioni che subiscono per effetto di quella — anche da parte di un Ministro che li rappresenta.

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