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Per la prima volta dopo quasi 40 anni, “Guernica” di Picasso potrebbe lasciare Madrid L'ultimo "spostamento" dell'opera risale al 1992. Adesso potrebbe succedere di nuovo, per ragioni che hanno anche a che vedere con la tenuta del governo Sánchez.
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Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

Debora Serracchiani e i giorni dell’abbandono del Pd

Se c'è una cosa che racconta la crisi del Partito democratico, questa è la parabola di Serracchiani dal 2009, anno della sua esplosione, all’uscita nella tragica notte elettorale.

15 Ottobre 2022

L’apparizione di Debora Serracchiani nella notte elettorale è stata come un sogno che hai già fatto. Perché è già successo che Debora Serracchiani fosse la prima a uscire dopo un exit poll o una proiezione nefasta, giusto? O forse no, ma è come se Debora Serracchiani fosse sempre stata lì, ad aspettare Masia che ti dà la notizia ferale e qualcun altro che le dice “non c’è nessuno, vai tu…”. La ritrosia nell’accettare la realtà, l’aggrapparsi ai risultati deludenti degli altri (stupendo quando dice «un risultato della Lega sul quale una riflessione dovrà essere fatta anche a destra»), questo look autunnale, introverso, punitivo, un po’ professoressa di liceo, un po’ lettrice della prima ora di Elena Ferrante (I giorni dell’abbandono), ci dicono del Pd, del suo stato di salute e del suo futuro, molto più di quanto non ci abbia detto la sua campagna elettorale, improntata invece a una specie di vitalità autoimposta, forzata. La difficoltà di “sentire” il Paese reale in questa specie di sottotesto costante che è l’elettore a sbagliare se non vota Pd («è un giorno triste per il Paese»), caratteristica postura del dirigente piddino, trova in Debora Serracchiani un esempio particolarmente riuscito. Quello che fa ancora più impressione è il pensiero che la fama della Serrachiani e la sua successiva carriera politica nascono proprio dalla critica ai gruppi dirigenti del Pd per eccessiva autoreferenzialità.

L’anno è il 2009, il luogo è l’Assemblea dei circoli del partito successiva alla nomina di Dario Franceschini come segretario dopo le dimissioni di Veltroni per la sconfitta del 2009 (sconfitta che sembrò pesantissima, ma vengono i brividi a pensare che allora il Pd prese circa 13 milioni di voti, mentre il 25 settembre ne ha raccolti 5). Debora Serracchiani, trentanove anni molto ben portati, faccia pulita, frangetta e codino, giacca scamosciata, un’aria da ragazza anni ‘90, sale sul palco e prende la parola per un intervento che sarà interrotto da moltissimi applausi e commentato dalle facce che sembrano divertite e sbalordite di Dario Franceschini e di Goffredo Bettini, che la ascoltano in prima fila. Sono andato a rivederlo, quel discorso, dopo il faticoso cameo del 25 settembre notte, e devo dire che me lo ricordavo diverso. O forse quello che poi avevo conservato nella memoria era il ruolo che era stato attribuito a Debora Serracchiani, cioè quello di essere un po’ la rappresentante di un Pd giovane e arrembante ferocemente critico verso la casta che lo stava portando a sbattere. Una specie di seguito del famoso «con questi dirigenti non vinceremo mai» di Nanni Moretti (era il 2002, ci pensate?). E invece non proprio. Quello di Debora Serracchiani fu un discorso critico sì, ma in fondo affettuoso, certamente non distruttivo, per niente radicale. Era un discorso che in sostanza invocava unità e compattezza, in cui si invitava ad abbandonare il personalismo dei dirigenti, si criticava e un po’ si invidiava la strategia di Di Pietro, si censurava lo spazio lasciato alla componente di minoranza più cattolica e conservatrice. Ma era anche un discorso in cui si lisciava il pelo al neo segretario Franceschini: «Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo, però hai il compito di dare una credibilità a questo partito e ci stai riuscendo alla grande».

Così, subito diventata ex ribelle, Debora Serracchiani fa la sua carriera: europarlamentare “Franceschini candida l’Amelie del Pd”, titolava il Corriere), poi Presidente del Friuli-Venezia Giulia, poi vicepresidente del partito e altro ancora. Tredici anni dopo quella stessa casta, quella di Franceschini, Bettini, è ancora in piedi. Nessuno di loro la notte del 25 settembre appare in video. “Non c’è nessuno, vai tu…” E Debora Serracchiani si ritrova a commentare con difficoltà e senza alcuna autocritica una sconfitta inequivocabile. Una vendetta feroce o forse soltanto un contrappasso. Ma è una parabola che “spiega” il Pd meglio di molte analisi.

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