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Uscirà un film su Colazione da Tiffany e a interpretare Audrey Hepburn sarà Lily Collins La protagonista di Emily in Paris, abbastanza a sorpresa, è stata preferita a Rooney Mara e ad Ariana Grande.
Secondo un report dell’Onu, sono 606 i migranti morti nel Mediterraneo soltanto nei primi due mesi del 2026 Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si tratta del peggior inizio di anno da quando si è iniziato a tenere traccia di queste tragedie.
Tra le ultime aggiunte alla prestigiosissima Criterion Collection c’è anche KPop Demon Hunters Sarà contento Park Chan-wook, che ha detto di essere anche lui un grande appassionato di KPop Demon Hunters.
C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ogni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.

Debora Serracchiani e i giorni dell’abbandono del Pd

Se c'è una cosa che racconta la crisi del Partito democratico, questa è la parabola di Serracchiani dal 2009, anno della sua esplosione, all’uscita nella tragica notte elettorale.

15 Ottobre 2022

L’apparizione di Debora Serracchiani nella notte elettorale è stata come un sogno che hai già fatto. Perché è già successo che Debora Serracchiani fosse la prima a uscire dopo un exit poll o una proiezione nefasta, giusto? O forse no, ma è come se Debora Serracchiani fosse sempre stata lì, ad aspettare Masia che ti dà la notizia ferale e qualcun altro che le dice “non c’è nessuno, vai tu…”. La ritrosia nell’accettare la realtà, l’aggrapparsi ai risultati deludenti degli altri (stupendo quando dice «un risultato della Lega sul quale una riflessione dovrà essere fatta anche a destra»), questo look autunnale, introverso, punitivo, un po’ professoressa di liceo, un po’ lettrice della prima ora di Elena Ferrante (I giorni dell’abbandono), ci dicono del Pd, del suo stato di salute e del suo futuro, molto più di quanto non ci abbia detto la sua campagna elettorale, improntata invece a una specie di vitalità autoimposta, forzata. La difficoltà di “sentire” il Paese reale in questa specie di sottotesto costante che è l’elettore a sbagliare se non vota Pd («è un giorno triste per il Paese»), caratteristica postura del dirigente piddino, trova in Debora Serracchiani un esempio particolarmente riuscito. Quello che fa ancora più impressione è il pensiero che la fama della Serrachiani e la sua successiva carriera politica nascono proprio dalla critica ai gruppi dirigenti del Pd per eccessiva autoreferenzialità.

L’anno è il 2009, il luogo è l’Assemblea dei circoli del partito successiva alla nomina di Dario Franceschini come segretario dopo le dimissioni di Veltroni per la sconfitta del 2009 (sconfitta che sembrò pesantissima, ma vengono i brividi a pensare che allora il Pd prese circa 13 milioni di voti, mentre il 25 settembre ne ha raccolti 5). Debora Serracchiani, trentanove anni molto ben portati, faccia pulita, frangetta e codino, giacca scamosciata, un’aria da ragazza anni ‘90, sale sul palco e prende la parola per un intervento che sarà interrotto da moltissimi applausi e commentato dalle facce che sembrano divertite e sbalordite di Dario Franceschini e di Goffredo Bettini, che la ascoltano in prima fila. Sono andato a rivederlo, quel discorso, dopo il faticoso cameo del 25 settembre notte, e devo dire che me lo ricordavo diverso. O forse quello che poi avevo conservato nella memoria era il ruolo che era stato attribuito a Debora Serracchiani, cioè quello di essere un po’ la rappresentante di un Pd giovane e arrembante ferocemente critico verso la casta che lo stava portando a sbattere. Una specie di seguito del famoso «con questi dirigenti non vinceremo mai» di Nanni Moretti (era il 2002, ci pensate?). E invece non proprio. Quello di Debora Serracchiani fu un discorso critico sì, ma in fondo affettuoso, certamente non distruttivo, per niente radicale. Era un discorso che in sostanza invocava unità e compattezza, in cui si invitava ad abbandonare il personalismo dei dirigenti, si criticava e un po’ si invidiava la strategia di Di Pietro, si censurava lo spazio lasciato alla componente di minoranza più cattolica e conservatrice. Ma era anche un discorso in cui si lisciava il pelo al neo segretario Franceschini: «Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo, però hai il compito di dare una credibilità a questo partito e ci stai riuscendo alla grande».

Così, subito diventata ex ribelle, Debora Serracchiani fa la sua carriera: europarlamentare “Franceschini candida l’Amelie del Pd”, titolava il Corriere), poi Presidente del Friuli-Venezia Giulia, poi vicepresidente del partito e altro ancora. Tredici anni dopo quella stessa casta, quella di Franceschini, Bettini, è ancora in piedi. Nessuno di loro la notte del 25 settembre appare in video. “Non c’è nessuno, vai tu…” E Debora Serracchiani si ritrova a commentare con difficoltà e senza alcuna autocritica una sconfitta inequivocabile. Una vendetta feroce o forse soltanto un contrappasso. Ma è una parabola che “spiega” il Pd meglio di molte analisi.

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