Hype ↓
16:49 sabato 27 giugno 2026
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Cosa succederà l’anno prossimo in Medio Oriente

Le elezioni in Egitto e Israele, i negoziati con l'Iran e la guerra all'Isis (dove la Turchia forse cambierà idea): il 2015 sarà un anno molto intenso per il Medio Oriente. Ecco quali Paesi tenere d'occhio e perché.

18 Dicembre 2014

Le elezioni in Israele (dove più che elezioni saranno un referendum su Netanyahu) e in Egitto (dove non è chiaro se saranno veramente elezioni, o soltanto un’imitazione); i negoziati sul nucleare iraniano che andranno avanti, e che per la prima volta sembrano portare da qualche parte; l’Isis che comincia a diventare un problema anche per la Turchia, ovvero uno dei pochi Paesi che finora sembrava avere chiuso un occhio, se non entrambi, davanti al gruppo terrorista; e infine la Palestina che marcia sempre più determinata nel suo percorso diplomatico per essere avere riconosciuta la sua indipendenza: il 2015 sarà un anno molto intenso per il Medio Oriente. Per questo abbiamo messo a punto un breve prontuario che spiega quali Paesi tenere d’occhio e perché.

Israele: un referendum su Netanyahu

È anno di elezioni, anticipate: si vota a marzo, a seguito di una decisione del premier Netanyahu che ha “licenziato” i ministri centristi che si erano rifiutati di firmare una controversa proposta di legge che, secondo loro, avrebbe posto l’identità ebraica di Israele davanti alla sua natura democratica. Alcuni analisti politici sostengono che in realtà la proposta di legge fosse esattamente un pretesto per sciogliere il governo: Netanyahu, messo a disagio dagli alleati moderati, vorrebbe andare ad elezioni nella speranza di ottenere i numeri in parlamento per fare un governo di estrema destra. In ogni caso, stando a quello che si è visto finora, più che un’elezione sembra destinata ad essere un referendum sullo stesso Netanyahu – e sulla trasformazione che sotto la sua lunga leadership ha cambiato la società israeliana. Il partito laburista e il partito di centro Hatnuà (“il movimento”) hanno annunciato la formazione di un blocco unico in chiave “anti-Bibi”. Nel frattempo alcuni fuoriusciti del Likud, il partito dell’attuale premier, hanno formato un nuovo partito, che probabilmente formerà una lista unica con un altro partito di centro, Yesh Atid (“c’è un futuro”). Se dovesse vincere il “blocco anti-Bibi”, capitanato dal laburista Isaac Herzog, c’è da aspettarsi una linea leggermente più disponibile sulla ripresa dei negoziati coi palestinesi – ma non un cambiamento di rotta radicale – e forse – ma resta tutto da verificare – un leggero miglioramento dei rapporti con gli altri Paesi del Medio Oriente . Al contrario un cambio di guardia interno potrebbe portare, forse, ad un’inversione di marcia sul trattamento delle minoranze etniche dentro i confini di Israele.

Palestina: l’Anp punta tutto sulla diplomazia

L’Autorità nazionale palestinese sembra determinata a puntare tutto sul piano diplomatico. L’obiettivo è ottenere, in modo sempre più netto, il riconoscimento internazionale della loro indipendenza, dato lo stallo coi negoziati. L’Anp – che di fatto controlla solo la Cisgiordania, ma ha ammesso nel governo di unità nazionale Hamas, il gruppo radicale che controlla Gaza – sta facendo di tutto per tenersi fuori, almeno in via ufficiale, dalle violenze, nonostante il rapporto controverso con Hamas, che nella lotta armata è immersa fino al collo. La filosofia è quella già delineata dall’ex premier Salam Fayaad: riporre poche speranze nei negoziati con Israele (non vanno da nessuna parte), e mettere da parte la resistenza (non funziona, e non piace all’Occidente) e mettere gli israeliani davanti al fatto compiuto: una Palestina indipendente, per quanto soltanto su carta, ed economicamente sostenibile. Anche qui, non c’è da aspettarsi miracoli, ma sviluppi molto interessanti.

Turchia: prenderà parte alla lotta contro l’ISIS?

Finora la Turchia ha mantenuto una posizione ambivalente davanti allo Stato islamico, detto anche ISIS, l’organizzazione terrorista che di fatto controlla un territorio tra Siria ed Iraq, dove ha decretato la nascita del “califfato” (spiegavamo qui cos’è). Infatti, quando si è formata la coalizione internazionale anti-ISIS, la Turchia s’è rifiutata di offrire le proprie basi al contingente americano. In breve, Ankara è scettica davanti agli sforzi internazionali contro l’Isis e qualcuno arriva ad accusarla di aiutare indirettamente, se non altro “chiudendo un occhio”, l’organizzazione estremista. Le ragioni sono molteplici: dal punto di vista turco, combattere l’ISIS significa, indirettamente, dare una mano ai curdi, nemici giurati della Turchia (anche se i Peshmerga, le milizie curde irachene filo-americane impegnate nel fronte anti-ISIS, hanno ormai rotto con il PKK, il gruppo armato attivo nel Kurdistan turco). Inoltre, sempre dal punto di vista turco, combattere l’Isis significa anche prolungare la permanenza di Assad, il dittatore siriano anch’egli nemico giurato della Turchia.
Dunque, si diceva, finora la Turchia ha mantenuto un basso profilo sul dossier ISIS. Il problema è che adesso l’ISIS rischia di diventare un problema per la stessa Turchia. Infatti pare che il gruppo estremista abbia costruito alcune basi all’interno del confine turco, fatto però che il governo di Ankara non conferma. Se l’ISIS si dovesse confermare anche un problema interno, la Turchia potrebbe decidere di unirsi alla lotta contro di esso – e sarebbe in grado di farlo con molta più efficacia di altri paesi.

Iran: potrebbe essere la volta buona per i negoziati sul nucleare

Dovrebbero proseguire fino al giugno del 2015 i negoziati con l’Iran sul dossier nucleare. La Repubblica islamica di Teheran ha iniziato un programma nucleare circa dodici anni fa – l’Iran da un lato sostiene che sia un programma pacifico, dall’altro i paesi occidentali, che con Teheran hanno rapporti difficili da quando gli ayatollah hanno preso il potere nel 1979, hanno ragioni per credere che in parallelo esista anche un programma ad uso bellico, che violerebbe gli accordi internazionali. Infatti il Trattato di Non Proliferazione riconosce soltanto Cina, Francia, Usa, Russia e Regno Unito, che sono anche i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, come “aventi diritto” (in realtà la questione è più complicata) alla bomba atomica. Dunque Teheran dovrebbe fornire prove che non sta realizzando una testata nucleare. Dal canto suo l’Iran si è sempre rifiutato di garantire pieno accesso agli osservatori internazionali, ufficialmente per questioni di sovranità nazionale. In pratica si tratta di trovare una soluzione di compromesso che da un lato fornisca garanzie alla comunità nazionale della natura pacifica del programma iraniano e dall’altro consenta a Teheran di salvare la faccia, o meglio l’orgoglio nazionale. Sono anni che i negoziati vanno avanti, a più riprese, senza risultati pratici. Ma pare che nel 2014 il clima sia migliorato, forse a cause della complessa situazione mediorientale (leggi: ISIS) che spinge alcuni paesi occidentali a vedere l’Iran come una fonte di stabilità. La formula attuale del negoziato è quella del cosiddetto “5+1”: a negoziare con Teheran sono i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Usa, Russia e Regno Unito) più la Germania, che è tra i primi partner commerciali dell’Iran. Era stato chiesto anche all’Italia, altro importante partner commerciale di Teheran, di partecipare alle prime fasi del negoziato nel 2003, quando si formò il “gruppo di contatto europeo”. Ma l’allora governo Berlusconi rifiutò.

Egitto: elezioni in clima di Restaurazione

È anno di elezioni, anche se non è chiaro quanto si svolgeranno in modo democratico, né se si svolgeranno, punto. Se c’è un Paese del Medio Oriente dove la “restaurazione” post-primavere arabe sembra riuscita, questo è l’Egitto. In pratica, il Paese nordafricano è tornato nell’era Mubarak: l’attuale presidente, l’ex Capo di Stato Maggiore Abdel Fattah el-Sisi, è stato eletto in elezioni formalmente democratiche nell’estate 2014, che però s’erano svolte dopo un golpe da parte delle Forze Armate, che avevano deposto il presidente Mohammed Morsi un anno prima e messo fuorilegge il suo partito, i Fratelli Musulmani, una formazione islamista. Dal canto suo, lo stesso Morsi era stato eletto in elezioni democratiche ma una volta salito al potere s’era comportato come un despota. Tutto questo per dire che in Egitto c’è una democrazia formale, ma tira un clima dove l’opposizione – e non solo quella islamista – viene repressa con la forza. Contemporaneamente i Fratelli Musulmani e altri gruppi radicali godono di un discreto sostegno popolare, e la rabbia sta covando. In questo contesto, dove l’aria si taglia col coltello, dovrebbero svolgersi le elezioni parlamentari a maggio. In caso di disordini, le elezioni potrebbero essere cancellate.

Tutte le immagini sono scattate da John Moore, “A trip through the hearth of central Iran”, 2014, Getty Images

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.