Hype ↓
22:39 lunedì 25 maggio 2026
Il Comune di Detroit, città natale della techno, ha istituito la Settimana della Techno La sindaca Mary Sheffield ha proclamato la settimana dal 18 al 25 maggio Detroit Techno Week, in coincidenza con il festival Movement all’Hart Plaza.
I tech bros hanno fatto di tutto per convincere il Papa che l’AI è cosa buona e giusta, ma i loro sforzi non sono serviti a granché A giudicare dai contenuti della prima enciclica di Leone XIV, dedicata all'AI, i tentativi diplomatici di Big Tech, che ha inviato i suoi emissari in Vaticano nelle scorse settimane, l'hanno lasciato abbastanza indifferente.
Una risoluzione dell’ONU ha stabilito che i governi sono obbligati a fare tutto il possibile per combattere la crisi climatica Risoluzione approvata con solo 8 voti contrari. Per la sorpresa di nessuno, tra chi si è opposto ci sono Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita, Iran, Israele, Bielorussia, Liberia e Yemen.
La giuria di un prestigioso premio letterario ha premiato un racconto generato con l’AI senza accorgersi che era chiaramente generato con l’AI The Serpent in the Grove di Jamir Nazir sarebbe tutta farina del sacco di una AI. E, forse, Jamir Nazir nemmeno esiste davvero.
Dei game designer palestinesi stanno realizzando un videogioco che racconta la storia della Nakba Si intitola Dreams on a Pillow ed è stato finanziato grazie a una campagna di crowdfunding a cui hanno contribuito persone da tutto il mondo.
Molte persone stanno scoprendo che portare una powerbank in aereo è una faccenda più complicata e pericolosa di quanto ci si immagina Quello che è successo al volo EasyJet costretto a un atterraggio d'emergenza a Fiumicino ha fatto scoprire a molti le severissime regole sulle powerbank in aereo.
L’anteprima della nuova serie di Zerocalcare al Circo Massimo è diventata uno dei più grandi “festival” dell’estate italiana Un evento gratuito, al Circo Massimo, con migliaia di persone in coda per giocare ai videogiochi, ascoltare musica e guardare Due spicci, la nuova serie del fumettista.
La FAO ha detto che ci restano soltanto sei mesi per evitare una crisi alimentare in tutto il mondo Per l’agenzia, saranno cruciali le decisioni che agricoltori e governi prenderanno ora sull’uso dei fertilizzanti, sulle importazioni, sui finanziamenti e sulla scelta delle colture.

Cosa significa terrorismo

Da San Bernardino agli attacchi di Parigi, quali sono i confini giuridici e giornalistici per definire un'azione come terroristica.

11 Dicembre 2015

Giovedì il Pentagono ha annunciato di avere eliminato con un raid il «ministro delle Finanze» dell’Isis. Qualche giorno prima l’Fbi aveva dichiarato di considerare il massacro di San Bernardino un «caso di terrorismo»: non c’è alcuna prova che i due assassini facessero parte di un network, ma una di loro aveva dichiarato fedeltà al Califfato su Facebook. A novembre, nel suo appello alla comunità internazionale, François Hollande aveva definito gli attentati di Parigi «atto di guerra» commesso da «un’armata terrorista».

Il problema è che definire «terroriste» le azioni dello Stato islamico, da un punto di vista strettamente legale, non è così semplice. La questione però è giuridica, non morale. Che la violenza dell’Isis sia indiscriminata e volta a seminare il panico, che rientri insomma nell’accezione comune di “terrorismo”, è fuori di dubbio. Tuttavia l’Isis è qualcosa di troppo fluido e di troppo strutturato per rientrare nelle definizioni tradizionali di organizzazione terrorista. Da un lato incoraggia le azioni dei lupi solitari, manda il messaggio: ammazza chi vuoi, quando vuoi, se ti va puoi farlo in nome mio, basta un post su Facebook. Dall’altro controlla un territorio, ha un esercito, un’economia, con tanto di «ministro delle Finanze» e sta costringendo i Paesi occidentali a trattarlo come uno Stato: uno Stato nemico, certo, ma pur sempre uno Stato, a cui dichiarare guerra secondo il diritto internazionale.

Mass Shooting In San Bernardino Leaves At Least 14 Dead

Ne abbiamo parlato con due esperti di terrorismo, il giornalista Domenico Quirico e il docente Francesco Strazzari, e con due esperti di diritto, il giurista Alberto di Martino e la penalista Daniela Dawan. «Il Califfato è anche terrorismo, ma ha creato qualcosa che non è solo terrorismo», dice Quirico. «È uno Stato, un esercito, è propaganda, è un’economia».

Basta un post su Facebook a fare di chi compie una strage un terrorista anziché un comune assassino o un folle?

Il primo problema giuridico, si diceva, è sul fronte interno. Basta un post su Facebook a fare di chi compie una strage un terrorista anziché un comune assassino o un folle? Basta qualche riga su un social network a fare di San Bernardino qualcosa di più simile all’Undici settembre che a Columbine, anche in mancanza di un legame concreto con una cellula terroristica? Per molti ordinamenti giuridici la risposta è sì. Per la legge italiana per esempio «in linea di principio non c’è bisogno che esistano legami concreti con un’organizzazione terroristica. Solo la finalità è sufficiente a fare scattare l’aggravante del terrorismo», spiega di Martino, docente di diritto penale alla Scuola Superiore Sant’Anna. «Se poi è dimostrato un legame concreto con una cellula terroristica, scatta una seconda aggravante: associazione con finalità sovversive». Basta l’intenzione, insomma, a fare scattare l’aggravante se io ammazzo qualcuno. E, in alcuni casi, basta l’intenzione anche se non ammazzo nessuno. Se inneggiare all’Isis su Facebook costituisce un’aggravante in caso di reato compiuto, in alcuni casi può rappresentare un reato a sé: «È un discorso complicato, potrebbe scattare il reato di pubblica istigazione o di apologia». C’è stato un episodio in Italia di uno studente turco espulso per avere postato materiale pro-Isis lo scorso gennaio: «Ma l’espulsione è un discorso a parte, perché posso espellere un cittadino straniero anche solo per ragioni di prevenzione», puntualizza di Martino.

Il concetto stesso di terrorismo come aggravante deve intendersi prima di tutto in un’ottica di prevenzione. «Se agisco nel nome di un’ideologia terroristica, cambia la pericolosità intrinseca delle mie azioni. Non c’entra il numero delle vittime, ma la capacità di attrazione, di provocare un effetto di emulazione. Per questo il terrorismo viene visto come un’aggravante, perché rende le azioni  più gravi sul piano sociale», aggiunge Daniela Dawan, avvocato penalista e docente alla Statale di Milano. «Tra l’altro è una cosa che risulta particolarmente evidente con l’Isis, che è sparso a macchia di leopardo e ha dimostrato di avere una capacità propagandistica notevole».

Community Mourns As Investigation Continues Into San Bernardino Mass Shooting

Sul piano del diritto internazionale, la questione si fa molto più complessa e ha ripercussioni decisamente pratiche. «I Paesi europei vogliono vedere gli attentati di Parigi a novembre come un “atto di guerra”. Il problema è che quando parli di “atto di guerra” ti muovi nel concetto di statualità. Stiamo andando verso un riconoscimento implicito dello Stato islamico come Stato, anche se forse sarebbe più corretto definirlo un contro-Stato», dice Francesco Strazzari, professore associato di scienza politica presso la Scuola Superiore Sant’Anna. Non è solo una questione astratta.

Dopo le stragi di Parigi la Francia si è appellata all’articolo 42 del Trattato di Lisbona, che impone agli Stati membri di venire in soccorso di un Paese attaccato, mentre in sede di Consiglio di Sicurezza Onu si è appellata al capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, che autorizza ad azioni militari in caso di un atto di aggressione. Questo significa che per ottenere l’aiuto degli alleati – per lo meno: un aiuto sancito dal diritto internazionale – la Francia ha bisogno di riconoscere gli attentati di novembre come un atto di guerra. E per fare la guerra all’Isis di accettare che l’Isis è un’entità quanto meno para-statale: «Per fare una guerra devi fare la guerra a uno Stato. Quando gli Usa hanno voluto dichiarare guerra ad al-Qaeda, di fatto hanno dichiarato guerra ai paesi che la sostenevano: Iraq e Afghanistan. Qui invece si parla di fare la guerra all’Isis», nota Strazzari.

«Al-Qaeda non ha mai controllato un territorio, Bin Laden infatti era ospite dei talebani e prima ancora del governo sudanese», aggiunge Quirico. «Al-Qaeda era un’organizzazione terroristica e basta, infatti il suo unico scopo era ammazzare gente. L’Isis vuole costruire uno Stato islamico, conquistare città». A questi obiettivi, però, l’Isis ha sovrapposto un’attività prettamente terroristica, che si muove in una galassia ancora più fluida di quella di al-Qaeda: «L’abilità del Califfo è quella di appropriarsi di episodi terribili, come quelli di San Bernardino, inserendoli in una strategia più ampia e complessa», dice Quirico. «Se c’è qualcuno che vuole ammazzare un po’ di “impuri” nel nome dell’Isis, ai suoi leader fa piacere, ma non è quello il loro scopo principale».

Nelle immagini: scene da San Bernardino, California, teatro dell’ultima grande strage ipotizzata come “terrorista”. (Joe Reedle/Getty Images)
Articoli Suggeriti
I tech bros hanno fatto di tutto per convincere il Papa che l’AI è cosa buona e giusta, ma i loro sforzi non sono serviti a granché

A giudicare dai contenuti della prima enciclica di Leone XIV, dedicata all'AI, i tentativi diplomatici di Big Tech, che ha inviato i suoi emissari in Vaticano nelle scorse settimane, l'hanno lasciato abbastanza indifferente.

Il politico più popolare in India in questo momento è uno scarafaggio leader del Partito degli Scarafaggi

Tutto è iniziato un po' per presa in giro un po' per protesta, ma in nemmeno una settimana il Cockroach Janta Party ha superato su Instagram il Bharatiya Janata Party del Premier Modi.