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01:03 mercoledì 5 agosto 2026
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.

Una Repubblica fondata sul Coronavirus

Mentre l'emergenza cambia di giorno in giorno, il senso di comunità dell'Italia, come spesso accade, mostra la corda.

28 Febbraio 2020

«È una ragazza di XXX che conosco, abita vicino alla scuola elementare, ha il Coronavirus, è tornata da XXX, ha XXX anni, si chiama XXX YYY, hanno chiuso già due strade di XXX e ci sono polizia e carabinieri». È la sbobinatura (dati sensibili omessi) di un vocale che ho trovato e ascoltato stamattina, da cui purtroppo non traspare tutta l’agitazione di una persona messa di fronte alla storia con la S maiuscola che arriva in una piccola frazione di una piccola provincia. Dicevano Fruttero & Lucentini che un disco volante non può atterrare a Lucca, invece, naturalmente, il Coronavirus può arrivare in Campania.

Nonostante io viva a ottocento chilometri di distanza, certe chat ti raggiungono ovunque, il legame non si scinde mai del tutto e, d’altra parte, deve essere quello che ha pensato XXX quando, accortasi della “mala parata” come si usa dire dalle sue parti, ha lasciato il Nord contagiato per rifugiarsi nella sua comunità di appartenenza. Non ha funzionato perché, come testimonia il vocale e altre decine di chat analoghe, in ogni parte d’Italia, le comunità non tollerano il figliol prodigo se, assieme alle scuse, porta il contagio. E, in un secondo, sono pronte a passare tutte le informazioni sul tuo conto come solo nei migliori paradisi totalitari. (Qualche malpensante potrebbe aggiungere che, una volta, almeno l’omertà era un valore condiviso, ma adesso non possiamo andare troppo per il sottile).

Nei primi giorni dell’epidemia in Cina, quando Wuhan è stata chiusa e i primi video ancora ci incuriosivano – chissà come sarebbe da noi ci chiedevamo, chissà se è diverso da tutte quelle serie distopiche che ci guardiamo – ne girava uno in cui tanti cittadini si facevano forza alla finestra l’un l’altro, urlando che Wuhan ce l’avrebbe fatta, che avrebbe vinto la sua battaglia. Non loro, non le persone ce l’avrebbero fatta, ma la Città. Come fosse più importante quello. E se, da una parte, sembrava spaventoso che, abitanti costretti a una vita così difficile per un errore dell’autorità, mettessero ancora davanti l’interesse comunitario, dall’altra dava l’impressione che forse avevano ragione loro e che, sì, potevano farcela davvero, proprio perché pensavano che a farcela dovesse essere Wuhan e non loro singolarmente. Cambia tutto giorno per giorno e, chissà, domani saremo di nuovo convinti che è una catastrofe e che la vita si ferma e non può “non fermarsi” come ascoltiamo adesso, ma un passaggio è già andato e, almeno quello, possiamo archiviarlo.

Nei primi giorni di emergenza tutte le decisioni di governo e regioni erano state accettate con rispetto, perché era passata la convinzione che fossero poche, semplici regole, ma sacrosante e necessarie per la propria salute. Dovevamo tenere i bambini a casa, rinunciare a qualche uscita, litigare col capo per convincerlo ad accettare lo smart working, perché così ci saremmo protetti. Poi, poco alla volta, una statistica sulla letalità del virus tra gli ottantenni qui, e un’intervista sul «poco più di un’influenza» lì, ci siamo convinti che, in fondo, non era in campo la nostra vita. E, a quel punto, nessuna direttiva dell’Oms, nessun ragionamento sulla matematica del contagio, nessuna riflessione sul sistema sanitario nazionale – che con 4 mila posti in terapia intensiva su tutto il territorio non è assolutamente in grado di affrontare la pandemia – ha più tenuto.

Essere veicoli di contagio è diventato accettabile: ci si poteva chiedere di rinunciare al cinema per il nostro bene, non per il bene degli altri. Come i posteri di Orazio: cosa hanno fatto per noi questi altri che hanno paura di un raffreddore? Così con buona pace di tutte le tirate sul nuovo socialismo che avanza, e magari avanzerà, chissà, presto, quando ci sarà un vaccino. Intanto per la comunità io, individuo, non rinuncio a nulla. Si ammaleranno gli altri, pazienza. E pazienza pure che, per una volta, si siano trovati d’accordo l’intellettuale della bolla che sminuisce l’apprensione dei giornali (quando hai paura dello sconosciuto dai la colpa ai giornali che funziona sempre) e il gradasso che dice di rischiare ogni volta che prende un automobile, perché dopotutto il rischio di morire in autostrada è più alto del rischio di morire col Coronavirus. Ciao alle mamme con cui facevamo i turni per tenere i bambini, ciao al binge watching in cui avevamo pensato di rifugiarci nelle sere di coprifuoco, ciao al servizio sanitario. E se, forse, la comunità nazionale non è saltata solo perché non è mai esistita, stavolta non ci salva neanche la comunità locale visto che, tempo dieci minuti, la nostra conoscente ci sputtana su Whatsapp.

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