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13:16 martedì 8 settembre 2026
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.

Come riconoscere un putiniano italiano

L'antiamericanismo, il benaltrismo, il meno peggio: cosa unisce la complicata galassia dei fan nostrani della Russia di Putin.

28 Marzo 2017

«Sono le più grandi proteste avvenute in Russia dal 2012. Ma dai loro media di Stato non lo diresti». Con queste parole caustiche l’analista ed esperto di geopolitica Ian Bremmer commentava poche ore fa l’ondata di manifestazioni antigovernative, organizzate dal noto attivista politico Alexei Navalny, che domenica hanno colpito alcuni dei centri principali della Russia, partecipate da decine di migliaia di persone e risultate in circa 700 arresti da parte della polizia.

Come accade da un secolo, la Russia diventa materiale scottante di discussione, e sembra che ogni avvenimento che la riguarda divida l’opinione pubblica lungo linee ben definite e ricorsive. Le opinioni sulle “cose russe” sono generalmente tanto forti – o quantomeno tenaci, come se fossero il risultato di un’erosione naturale e implacabile – da risultare predicibili, fino a rendere piuttosto semplice immaginare chi dirà cosa. Matteo Salvini, ad esempio, ha già fatto sapere, intervistato da Repubblica, che «la polizia ha fatto bene a intervenire», giudicando l’ondata di proteste «una montatura». Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1 e autore nel 2015 di una biografia di Vladimir Putin uscita per Mondadori (Putin. Vita di uno zar), ha twittato: «Si tratta di poche centinaia di persone finanziate dai circoli dei poteri forti globali. Il consenso per Putin è oltre l’85%».

2014 Paralympic Winter Games - Closing Ceremony

La galassia dei putiniani italiani è complicata e in continua espansione – spesso segue tempi e direttrici degli accordi politici più o meno manifesti che i partiti del nostro Paese siglano con lo zar – ma presenta elementi ricorrenti, riconoscibili a prima vista. Uno è senz’altro la sindrome da accerchiamento che vede in Putin l’agnello sacrificale predestinato di complesse e malevole trame internazionali: Giulietto Chiesa in un’intervista seguente la rivolta ha avuto modo di spiegare che «questa è la prova che c’è una pressione dall’esterno per screditare la Russia come Paese civile e moderno». Ma una delle forme più cristallizzate e affidabili del benaltrismo pro-Putin si può riassumere in: e gli americani, allora? Il maestro di questo rovesciamento di prospettiva, tra gli altri, è sicuramente Fulvio Scaglione, ex vicedirettore di Famiglia Cristiana, oggi columnist su Linkiesta, dove il titolo di uno dei suoi ultimi interventi russofili recita, eloquentemente, “L’America ci spia tutti, ma noi ci preoccupiamo solo degli hacker russi”. Scaglione aveva raggiunto l’iperviralità social nel 2015 con un pezzo largamente apprezzato e condiviso; “Francia: almeno smettiamola con le chiacchiere”, pubblicato all’indomani delle stragi di Parigi: era un’appassionata accusa delle contraddizioni occidentali in Medio Oriente, contenente anche parole positive spese en passant per l’operato putiniano (e, in un sequel di pochi giorni dopo, stavolta apertamente pro-Russia, il giornalista definiva Barack Obama «il superdemocratico Nobel per la Pace», dicendo che «è lui che spalleggia gli amici dei terroristi»).

Un altro filone ampiamente sfruttato dai simpatizzanti del governo russo, simile ma non interamente sovrapponibile a quello antiamericano, è il tema del meno peggio: «L’America vuole governare il mondo, la Russia invece vuole un mondo multipolare», arringava qualche mese fa il filosofo «allievo indipendente di Hegel e Marx» Diego Fusaro dall’alto del suo podio soppalcato a La Gabbia. Poco tempo prima, Giorgia Meloni echeggiava le posizioni dell’alleato Salvini: «Putin è meglio di Renzi », ha detto la Meloni. Il motivo? «Il leader russo ha idee molto più chiare di Renzi in politica estera, difende l’interesse nazionale, mentre Renzi è in balia degli eventi». Anche lo scrittore Nicolai Lilin, siberiano d’origine e putiniano d’adozione, è uno degli habitué di quest’arma retorica, tanto che una volta ha dichiarato: «Putin è l’unica speranza non solo per la Russia, ma anche per l’Europa, su questioni come l’identità, la sovranità, la lotta al mondialismo».

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi

Quindi, per finire, ci sono i fake duri e puri, più semplici da scovare per un occhio allenato ma comunque dotati del loro peso mitopoietico, dato che concorrono a creare il mito della Russia putiniana come terra promessa ingiustamente bistrattata da questo o quel cattivo: nei giorni del terremoto di Amatrice, ad esempio, su Facebook inizia a rimbalzare la notizia di una donazione diretta di 10 miliardi di euro (in alcuni casi, 100) del capo dello Stato russo per la messa in sicurezza delle zone colpite dal sisma. A porre le basi per questa diffusione di «alternative facts», per dirla alla Kellyanne Conway, è soprattutto il lavoro alacre di una serie di media di Stato controllati dal Cremlino, primo fra tutti Sputniknews, che mantiene e cura un’edizione italiana. Nel 2014 la deputata grillina Marta Grande è arrivata a portare come pistola fumante delle atrocità in Ucraina davanti all’emiciclo di Montecitorio una foto fintissima che ritraeva, si fa per dire, un soldato ucraino presumibilmente intento a compiere un atto di cannibalismo (in realtà una scena dalle riprese di un film horror russo, e non è che la materia lasciasse dubbi, diciamo). All’epoca il fatto avrebbe potuto stupire, ma qualche tempo dopo, a novembre dell’anno scorso, un’inchiesta di Buzzfeed ha fatto luce su una dinamica a dire il vero già percettibile, svelando che molte notizie false prodotte in serie dagli organi del partito di Beppe Grillo arrivano direttamente dalla propaganda russa.

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