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La prossima mostra al Met sarà sulle nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
L'ultimo brano di Dolly Parton sarà un duetto con gli U2 disponibile nel loro nuovo album L’album contiene 12 canzoni che esplorano «i temi della spiritualità, dell'amicizia, della libertà e della resistenza di fronte a forze oscure e minacciose». Tra le collaborazioni c'è ne è anche una con Rosalia.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.
Due creator hanno lanciato una app per scoprire tutti i posti strani e inquietanti del mondo prima che spariscano per sempre «Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».

La rabbia cilena

Nonostante il parziale passo indietro del governo, in Cile continuano le proteste. Una rassegna di articoli per capire cosa le ha provocate e quali scenari aprono.

di Studio
26 Ottobre 2019

Dallo scorso 18 ottobre, migliaia di persone stanno manifestando nelle maggiori città cilene per protestare contro la disparità economica e le diseguaglianze sociali che caratterizzano il Paese. Tutto è partito dagli studenti, che per primi hanno deciso di assaltare le stazioni della metro di Santiago del Cile con il pretesto dell’aumento del prezzo del biglietto. Sin da subito, però, la protesta è sembrata qualcosa di molto più profondo e radicale. Il presidente Sebastián Piñera ha schierato l’esercito e i carabinieri nelle strade, riportando alla memoria i tempi della dittatura di Pinochet, ma ha ottenuto il solo effetto di provocare un’escalation della violenza. Dopo la chiusura iniziale, Piñera ha poi fatto dietrofront sull’aumento dei mezzi pubblici, promettendo anche alcune riforme, ma la gente è tornata in piazza. Il bollettino degli scontri, intanto, si è rivelato pesantissimo: come riporta il Guardian, 18 persone sono rimaste uccise, 2410 (di cui 200 minori) sono state arrestate in tutto il Paese e 535 sono rimaste ferite. Michelle Bachelet, attuale Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani ed ex presidente del Cile (dal 2006 al 2010 e dal 2014 al 2018), ha annunciato che l’Onu indagherà sulle presunte violazioni dei diritti umani durante la repressione delle proteste. L’Instituto Nacional de Derechos Humanos (INDH) ha infatti denunciato molte violenze e abusi da parte dei militari, alcuni documentati da video circolati sui social, che saranno indagati dal pubblico ministero del Cile. Qui una rassegna di articoli per capire da dove arrivano le proteste e quali scenari aprono.

“Chile in flames: the neoliberal model in crisis throughout the region” – Open Democracy
L’esplodere della rabbia cilena ha “sorpreso” le autorità e anche molti analisti politici, visto che il Paese era considerato tra i più stabili dell’America Latina. Ma le proteste di questi giorni mettono in discussione proprio la lunga storia del modello economico cileno, che con le sue politiche di privatizzazione ha creato una diseguaglianza sociale senza precedenti. Si stima infatti che circa il 36% della popolazione urbana cilena viva oggi in condizioni di estrema povertà.

“Chile’s Protests Aren’t Like Other Latin American Protests” – Bloomberg
Scrive Mac Margolis su Bloomberg che sarebbe facile associare le proteste cilene a quelle scoppiate negli ultimi anni in altri Paesi dell’America Latina, dalla Bolivia all’Argentina all’Honduras, ma farlo sarebbe un errore di valutazione piuttosto grosso. La collera scoppiata a Santiago, Concepción, Rancagua e Punta Arenas, infatti, ha ben altre radici. Al contrario delle proteste dei camionisti in Brasile, secondo il giornalista «queste città sono vittime degli stessi successi del Cile: sono metropoli sofisticate, dove hanno sede le migliori università, con sistemi di trasporto decenti e qualità della vita massima». Un benessere, però, che non è mai stato equamente distribuito.

“Why Chileans Are Still Protesting Despite Reform Promises” – Foreign Policy
Dopo più di una settimana di proteste, martedì scorso il presidente Piñera ha chiesto pubblicamente scusa in tv, dicendo che il suo governo e le amministrazioni precedenti non sono riuscite a vedere e a rispondere alle frustrazioni di lunga data dei cileni. Ha anche promesso delle riforme: un aumento del 20% delle pensioni di base, un salario minimo garantito e la cancellazione di un aumento previsto sui prezzi dell’elettricità. Le proteste, però, non si sono fermate. Il governo deve infatti dimostrare la propria volontà di negoziare andando oltre le promesse e aprendo un confronto reale su pensioni, salute e acqua pubblica, accesso all’educazione.

“Chile’s reform pledge to quell protests questioned by economists” – Financial Times
I manifestanti non sono gli unici a non essere convinti dalle riforme annunciate dal governo. Il Financial Times raccoglie infatti il parere di alcuni economisti locali che ritengono che le concessioni del presidente, che dovrebbero costare circa 1,2 miliardi di dollari all’anno, rischiano di essere insufficienti. «Il pacchetto va nella giusta direzione, ma è ancora troppo piccolo», ha detto José de Gregorio, ex governatore della banca centrale. «Stiamo vivendo un terremoto sociale, quindi dovrebbe essere trattato come tale. Ricostruire, riportare fiducia e armonia nel Paese, d’altra parte, è un’operazione costosa».

“In Chile, a Billionaire Takes the Reins From a Socialist, Again” – The New York Times
Nel marzo del 2018, il New York Times tracciava un profilo del nuovo presidente del Cile Sebastián Piñera mettendolo a confronto con la leader socialista e presidente uscente Michelle Bachelet, che è stata la prima donna, nel 2006, a ricoprire quel ruolo nella storia del Paese. «Non siamo riusciti a fare tutto ciò che avevamo promesso», ha detto in quell’occasione Bachelet, motivando così la sconfitta elettorale del suo partito e la vittoria di Piñera, uomo d’affari miliardario e conservatore.

“The Sounds Of Banging Pots Are Leading A Protest Movement In Chile” – Latino USA
Si chiama “cacerolazo” e si tratta del modo pacifico con cui, dalla notte del quinto giorno di sommosse a Santiago, le persone hanno iniziato a manifestare. Battendo i cucchiai contro le pentole e padelle, i manifestanti hanno così risposto agli scontri repressivi ordinati dallo Stato, esprimendo pubblicamente, attraverso il rumore, il proprio dissenso verso le politiche economiche operate dal governo. «Ci stiamo facendo sentire per poter vivere una vita dignitosa», ha detto uno studente 24enne intervistato da Latino Usa «Il Cile si è svegliato».

“Is Venezuela Behind Latin America’s Surge In Civil Unrest?” – WorldCrunch
In un editoriale sull’El Espectador (il maggiore quotidiano colombiano, qui WorldCrunch ne fa una traduzione in inglese), Luis Carlos Vélez scrive che ci sarebbe un fondo di verità nelle teoria, molto circolata in questi giorni, che tutti i moti i protesta che hanno scosso il Sud America recentemente siano collegati fra loro e che abbiano, soprattutto, una sorta di “regia” venezuelana. Specifica il giornalista: «Non sto dicendo che tutti i manifestanti siano rivoluzionari o che ogni atto di protesta sia incoraggiato dal regime venezuelano. Affermerei tuttavia che i problemi locali e la rabbia pubblica vengono sicuramente sfruttati usando le nuove tecnologie e la mancanza di controllo, e che gli infiltrati sostenuti da Maduro stanno esacerbando le proteste e facendo pressione sulle democrazie in America Latina. È un cocktail esplosivo che, se non siamo attenti, potrebbe esploderci in faccia».

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