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23:01 domenica 29 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Cile e Bolivia, primavera democratica o autunno del diritto?

Cosa sta succedendo nei due Paesi?

12 Novembre 2019

Cosa sta succedendo in Cile? Cosa sta succedendo adesso in Bolivia? C’è un filo che lega lo stato di disordine in cui sono caduti i due Paesi? Martedì 12 novembre Evo Morales è sbarcato in Messico dove il governo gli ha concesso l’asilo politico. In Bolivia un presidente che, in barba alla costituzione e a un referendum perso nel 2016 in cui i cittadini rifiutavano che Morales compisse un ennesimo mandato, aveva pensato di ripresentarsi invocando un “diritto umano” ad essere ancora leader del Paese. In Cile le proteste sono degenerate in scontri di piazza con decine di stazioni della metropolitana devastate. La tattica di alcune delle proteste violente – quelle pacifiche ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone) – è parsa attuata con tecnica paramilitare e gestita dall’esterno. È filtrato un audio Whatsapp della moglie del presidente Sebastián Piñera, Cecilia Morel, che parlava di una «invasión extranjera, alienígena», e la stampa avversa al marito ha cercato di farla passare per pazza. Questo perché il termine “alienígeno”, in spagnolo significa extraterrestre. La signora però aveva letto dei documenti in inglese dove si parlava di “aliens”, ovvero di stranieri. Da tempo infatti sia i servizi segreti americani che cileni avevano messo in guardia esecutivo e presidente a Santiago.

Tutti si attendevano sollevazioni in occasione dell’undici settembre, data non solo dell’attentato alle Torri Gemelle, ma anche del golpe Pinochet che portò al suicidio del presidente Salvador Allende. È però accaduto di tutto nelle settimane successive. La miccia è stata quella dell’aumento di pochi centesimi dei biglietti della metro, ma il malessere covava da tempo sotto la cenere. Piñera, una specie di Berlusconi locale, ha deciso di sedersi a un tavolo, ma le proteste sono continuate in una nazione, il Cile appunto, che ha da anni ormai i migliori indicatori della regione. Ci sono certamente problemi soprattutto per quanto riguarda le pensioni, ormai passate dal regime retributivo al contributivo, ma non è certo il Venezuela o l’Argentina.

Dall’altra parte della barricata ideologica che divide come un profondo fossato l’America latina di questi anni, c’è la Bolivia. Qui Morales ha sfacciatamente ignorato la sconfitta al referendum contro un suo ennesimo mandato. Il risultato era stato ribaltato dalla Corte suprema controllata dal Mas (il Movimento al Socialismo). Gli osservatori internazionali (Unione Europea e Organizzazione degli Stati Americani fra gli altri) avevano inoltre riscontrato frodi nel voto dello scorso 20 di ottobre. Il documento che inchioda Morales afferma senza mezzi termini: «È stato verificato che sovente tutti i verbali dello stesso centro di voto erano compilati dalla stessa persona, nello specifico il rappresentante del Mas delegato al seggio». Inoltre l’informatizzazione del sistema elettorale boliviano, così come in Venezuela, lo ha reso solo più permeabile alle truffe. L’auditing ha dimostrato che i verbali provenivano da server che aggiravano i controlli della società di revisione e ciò è stato fatto dopo l’interruzione della trasmissione dei dati di 8 ore, un blackout dopo il quale Morales ha recuperato i punti che gli servivano a essere eletto presidente senza nemmeno ricorrere al ballottaggio. Direttamente al primo turno.

Poliziotti pattugliano le strade di La Paz l’11 novembre 2019 (Foto di Ronaldo Schemidt/Afp via Getty Images)

Morales ha cercato di resistere, poi ha deciso di lasciare il Paese. Avrebbe chiesto prima di sorvolare l’Argentina, ma qui il presidente fino al 10 dicembre è ancora Mauricio Macri e non la sinistra di Cristina Kirchner. Per questo il permesso di sorvolo sarebbe stato negato. A correre in soccorso però ci ha pensato il presidente messicano Lopez Obrador che ha concesso l’asilo politico per ragioni umanitarie a Evo Morales. È vero, e sarebbe ingiusto negarlo, che il Messico ha una lunga tradizione di accoglienza, ma Amlo, questo l’acronimo di Lopez Obrador, aveva condannato sia l’ingerenza straniera negli affari del Venezuela, che (ingerendo a sua volta) la violenza di quella che ha chiamato repressione in Cile e un “golpe” militare in Bolivia. Insomma una neutralità a geometria variabile.

Evo Morales ha perso perché in Bolivia esercito e polizia hanno rifiutato di reprimere le proteste. E come spesso accade quando dei regimi da operetta cadono, alla tragedia si somma la farsa. La presidentessa del tribunale supremo María Eugenia Choque è stata arrestata mentre cercava di fuggire vestita da uomo. La propaganda, anche in Europa, racconta che Morales abbia preferito sacrificare la sua posizione per il bene della Bolivia ma le cose non stanno proprio così. L’uomo non intende mollare. I boliviani chiedevano la certezza che non si ripresentasse, invece non solo Morales ha detto che ritornerà, ma è certo che gruppi di attivisti del Mas, il suo partito, stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese. Morales ha risposto con «no» quando gli è stato chiesto di farsi da parte e solo allora i vertici della polizia e dell’esercito hanno deciso di non intervenire. Le situazioni dei due Paesi sembrano al momento opposte, così come le interpretazioni che variano a seconda della lente ideologica con cui le si guarda.

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