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07:13 lunedì 26 gennaio 2026
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Cile e Bolivia, primavera democratica o autunno del diritto?

Cosa sta succedendo nei due Paesi?

12 Novembre 2019

Cosa sta succedendo in Cile? Cosa sta succedendo adesso in Bolivia? C’è un filo che lega lo stato di disordine in cui sono caduti i due Paesi? Martedì 12 novembre Evo Morales è sbarcato in Messico dove il governo gli ha concesso l’asilo politico. In Bolivia un presidente che, in barba alla costituzione e a un referendum perso nel 2016 in cui i cittadini rifiutavano che Morales compisse un ennesimo mandato, aveva pensato di ripresentarsi invocando un “diritto umano” ad essere ancora leader del Paese. In Cile le proteste sono degenerate in scontri di piazza con decine di stazioni della metropolitana devastate. La tattica di alcune delle proteste violente – quelle pacifiche ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone) – è parsa attuata con tecnica paramilitare e gestita dall’esterno. È filtrato un audio Whatsapp della moglie del presidente Sebastián Piñera, Cecilia Morel, che parlava di una «invasión extranjera, alienígena», e la stampa avversa al marito ha cercato di farla passare per pazza. Questo perché il termine “alienígeno”, in spagnolo significa extraterrestre. La signora però aveva letto dei documenti in inglese dove si parlava di “aliens”, ovvero di stranieri. Da tempo infatti sia i servizi segreti americani che cileni avevano messo in guardia esecutivo e presidente a Santiago.

Tutti si attendevano sollevazioni in occasione dell’undici settembre, data non solo dell’attentato alle Torri Gemelle, ma anche del golpe Pinochet che portò al suicidio del presidente Salvador Allende. È però accaduto di tutto nelle settimane successive. La miccia è stata quella dell’aumento di pochi centesimi dei biglietti della metro, ma il malessere covava da tempo sotto la cenere. Piñera, una specie di Berlusconi locale, ha deciso di sedersi a un tavolo, ma le proteste sono continuate in una nazione, il Cile appunto, che ha da anni ormai i migliori indicatori della regione. Ci sono certamente problemi soprattutto per quanto riguarda le pensioni, ormai passate dal regime retributivo al contributivo, ma non è certo il Venezuela o l’Argentina.

Dall’altra parte della barricata ideologica che divide come un profondo fossato l’America latina di questi anni, c’è la Bolivia. Qui Morales ha sfacciatamente ignorato la sconfitta al referendum contro un suo ennesimo mandato. Il risultato era stato ribaltato dalla Corte suprema controllata dal Mas (il Movimento al Socialismo). Gli osservatori internazionali (Unione Europea e Organizzazione degli Stati Americani fra gli altri) avevano inoltre riscontrato frodi nel voto dello scorso 20 di ottobre. Il documento che inchioda Morales afferma senza mezzi termini: «È stato verificato che sovente tutti i verbali dello stesso centro di voto erano compilati dalla stessa persona, nello specifico il rappresentante del Mas delegato al seggio». Inoltre l’informatizzazione del sistema elettorale boliviano, così come in Venezuela, lo ha reso solo più permeabile alle truffe. L’auditing ha dimostrato che i verbali provenivano da server che aggiravano i controlli della società di revisione e ciò è stato fatto dopo l’interruzione della trasmissione dei dati di 8 ore, un blackout dopo il quale Morales ha recuperato i punti che gli servivano a essere eletto presidente senza nemmeno ricorrere al ballottaggio. Direttamente al primo turno.

Poliziotti pattugliano le strade di La Paz l’11 novembre 2019 (Foto di Ronaldo Schemidt/Afp via Getty Images)

Morales ha cercato di resistere, poi ha deciso di lasciare il Paese. Avrebbe chiesto prima di sorvolare l’Argentina, ma qui il presidente fino al 10 dicembre è ancora Mauricio Macri e non la sinistra di Cristina Kirchner. Per questo il permesso di sorvolo sarebbe stato negato. A correre in soccorso però ci ha pensato il presidente messicano Lopez Obrador che ha concesso l’asilo politico per ragioni umanitarie a Evo Morales. È vero, e sarebbe ingiusto negarlo, che il Messico ha una lunga tradizione di accoglienza, ma Amlo, questo l’acronimo di Lopez Obrador, aveva condannato sia l’ingerenza straniera negli affari del Venezuela, che (ingerendo a sua volta) la violenza di quella che ha chiamato repressione in Cile e un “golpe” militare in Bolivia. Insomma una neutralità a geometria variabile.

Evo Morales ha perso perché in Bolivia esercito e polizia hanno rifiutato di reprimere le proteste. E come spesso accade quando dei regimi da operetta cadono, alla tragedia si somma la farsa. La presidentessa del tribunale supremo María Eugenia Choque è stata arrestata mentre cercava di fuggire vestita da uomo. La propaganda, anche in Europa, racconta che Morales abbia preferito sacrificare la sua posizione per il bene della Bolivia ma le cose non stanno proprio così. L’uomo non intende mollare. I boliviani chiedevano la certezza che non si ripresentasse, invece non solo Morales ha detto che ritornerà, ma è certo che gruppi di attivisti del Mas, il suo partito, stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese. Morales ha risposto con «no» quando gli è stato chiesto di farsi da parte e solo allora i vertici della polizia e dell’esercito hanno deciso di non intervenire. Le situazioni dei due Paesi sembrano al momento opposte, così come le interpretazioni che variano a seconda della lente ideologica con cui le si guarda.

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