Attualità

Il grande spettacolo di Christie’s

A sessant'anni dall'apertura della prima sede estera a Roma, un ritratto della casa d'aste attraverso le parole dei protagonisti.

di Letizia Muratori

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 04: Auctioneer Jussi Pylkkanen gestures next to a painting by Georges Seurat entitled 'Attelage rural' during the Impressionist and Modern Evening Art Sale at Christies on February 04, 2015 in London, England. Highlights from the sale included 'Vue sur L'Estaque et le Chateau d'If' by Paul Cezanne which fetched a final price of 13,522,500 GBP (20,486,588 USD). (Photo by Carl Court/Getty Images)

Uno pensa: Christie’s, e immagina subito un gruppo di gentiluomini vestiti da mercanti, mentre i concorrenti (la celebre battuta pretende che non si facciano nomi) sono mercanti vestiti da gentiluomini. Poi appaiono le contessine Tal dei Tali di cui un tempo si leggeva sui giornali che avevano un passato alla Christie’s, il che poteva anche significare due giorni di lavoro come hostess, ma era irrinunciabile dichiararlo, faceva pedigree più che curriculum. Ovviamente Christie’s evoca vendite record, riscoperte, rapporti con le case regnanti, e sul tutto, come un nume tutelare, campeggia il celebre ritratto del fondatore, James Christie, colto da Thomas Gainsborough in tutta la sua disinvolta eleganza, un po’ attore. Se l’asta (all’inglese) è uno spettacolo, ha il dovere di intrattenere, lo si deve all’intuizione di questo scozzese avventuroso, scaltro, e molto simpatico a giudicare dell’espressione che da secoli ci rivolge dal quadro. Insomma tutto ci si aspetta da Christie’s, tranne la sofferenza, anzi, il dolore.

Con Mariolina Bassetti (Chairwoman Christie’s Italia) eravamo davanti alle opere che il prossimo 11 aprile andranno all’asta a Palazzo Clerici, Milano, dopo la preview espositiva del 23 marzo, al Maxxi di Roma, e dopo quella torinese, 28 marzo, nella sede dell’Ersel. Sempre a Palazzo Clerici, i lotti verranno esposti dal 6 al 10 aprile. Chiacchierando con questa bella donna al comando, una figura di grande esperienza, dal tratto gentile e intelligente, è venuto fuori che un requisito fondamentale dell’esperto Christie’s deve essere la sensibilità, la capacità di cogliere e gestire il cosiddetto fattore umano, una dote spesso femminile. «Perché», ha concluso, «non bisogna mai dimenticare che la vendita è distacco, comporta dolore». All’improvviso mi si è squarciato davanti agli occhi un velo, ed è apparsa la natura, essenziale, di Christie’s: un luogo vero, più che un luogo comune, fatto di sottili tessiture, rapporti coltivati negli anni con i collezionisti, di caccie discrete, ma perseveranti.

L’Italia è una piazza elettiva in questo senso, essendo la patria del collezionismo di grande tradizione, «dove», sottolinea Cristiano De Lorenzo (Managing Director Christie’s Italia) «i collezionisti hanno sempre avuto quel che inglesi chiamano discerning eye». In Italia si vende e si acquista mossi dalla passione per il gusto, è il paese dove ci si forma un gusto. Le opere esposte sono rappresentative dell’arte italiana del XX secolo. Se il mercato collezionistico internazionale la richiede moltissimo e sembra avere un appetito inesauribile per tutto quello che è il Novecento italiano, è merito di Christie’s che ci punta fin dal duemila, anno in cui una ormai celebre asta londinese fece 4 milioni ma nel giro di poche edizioni la cifra arrivò a 43 e oltre. Mariolina Bassetti mi racconta quanto sia stato stimolante, una sfida, insegnare al mondo cosa è il Novecento italiano, quanto vale nel senso ampio del termine.

Non è un caso che la prima sede estera scelta da Christie’s fosse la Roma della fine degli anni Cinquanta, evento di cui oggi si festeggiano i sessant’ anni. Roma era una città dove convergevano intellettualità, artisti e collezionismo. Da tempo questo centro si è spostato: oggi si va in scena a Milano, ma la rete di uffici e relazioni è sempre diffusa e capillare nelle varie sedi italiane. Forse non è scontato aggiungere che siamo il terzo paese europeo come giro d’affari dopo la Francia, dove le aste sono imparagonabilmente più frequenti – sottolinea de Lorenzo –, e dopo la Svizzera.

Il grande spettacolo Christie’s comporta un lavoro di preparazione enorme, e scelte curatoriali mirate che mi faccio raccontare da Renato Pennisi (Director and Senior Specialist, Head of Sale Christie’s Italia). Non ho usato un verbo a caso: l’asta va raccontata, è un percorso che ti deve sedurre. Pennisi è un maestro del racconto, oltre che un esperto: seguendolo entri nell’opera, la percorri associandola alle altre in mostra, e non te la dimentichi più.

Quest’anno appaiono ovviamente nomi consolidati del Novecento: il grande Manzoni, Fontana, Boetti, De Dominicis, c’è un eccezionale Scarpitta e un altrettanto suggestivo Licini. Sono opere che hanno girato poco, “fresche”, che non si vedevano in asta da anni, questo è un punto fondamentale per il collezionista che sceglie l’Italia e mira certamente all’acquisto di un nome importante, ma non solo, deve essere un pezzo molto selezionato, magari rimasto a lungo in una casa, un po’ segreto. «Il senso della scoperta» – racconta Pennisi – «è sempre stato alla base del collezionismo più autentico e appassiona ancora, moltissimo, gli stranieri».

Come in tutte le aste Christie’s, accanto ai lotti più riconoscibili c’è l’indicazione di un percorso nuovo. Quest’anno il focus è sul figurativo, Pennisi ha scommesso su due maestri della Scuola romana: Scipione e Pirandello. Celebri, nomi storici e istituzionali, però con quotazioni ancora basse, specie si pensa alla qualità delle opere. Ma si sente nell’aria – pensiamo anche alla mostra Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics. Italia: 1918-1943  della Fondazione Prada – che i tempi sono maturi per una riscoperta.

Il Pirandello e lo Scipione hanno un impianto quasi cinematografico, fa notare Pennisi. In “Natura morta con tubino” il cinema emerge nell’inquadratura insolita della scena: ripresa dall’alto. Mentre il taglio di “Spiaggia affollata” di Pirandello è corale. Un’altra inquadratura, con tanto di frame, è “Ritratto di giovane” di Boccioni, mentre l’enigma del cinema muto appare, come sempre, in Donghi, e più che mai in questi “Ragazzi alla finestra”. Sempre percorrendo le opere in mostra, stanando richiami e analogie, la scultura insolita di Leoncillo (altro grande ancora sottostimato) rimanda al “Concetto Spaziale, Attesa” di Fontana.

A proposito del dolore da distacco, l’altro Fontana, argenteo, che vediamo in mostra, venne regalato dall’artista al proprietario nel ‘66, l’occasione era un compleanno. E’ rimasto appeso nello stesso punto, nella stessa casa, sino all’ottobre del 2017. Il giorno dopo il proprietario ha chiamato Pennisi, e ha esordito: «D’accordo, non ho dormito, il quadro non c’è più, ma la vita va avanti». Quasi una forma di esorcismo, un dolore azzerato. Mentre il Manzoni, proviene da una collezione che è il massimo del discerning eye, elegante e discreta al limite della segretezza carbonara. L’ “Achrome” di Manzoni in tela grinzata è apparso al curatore tutto avvolto in una coperta, dandogli l’impressione di essere quello che è: una cosa viva.

Essere un gentiluomo travestito da mercante è un imprinting che ti forma per sempre e ti rimane. Renato Diez, consulente d’arte e giornalista di lunghissimo corso, davvero non è una contessina Tal del Tali e lui sì che ce l’ha un passato alla Christie’s: è stato direttore del reparto Arte moderna e contemporanea dal 1984 al 1992. In una nostra conversazione telefonica recente, Diez ha ricordato il privilegio, meraviglioso, di poter tenere in mano qualche migliaio di opere, e mi ha rivelato i segreti del retro dell’opera che parla. Infine ha concluso la chiamata con un’immagine che restituisce tutta la natura teatrale dell’asta: «Poco prima dell’inizio, mi veniva dato il libro del banditore dove c’erano segnate le offerte, dove c’era tutto quel che c’è da sapere, prima. Lo leggevo in fretta, e nel tragitto che mi separava dal rostro mi imbattevo spesso in qualche collezionista che magari non si voleva svelare, allora concordava un segno che stava a me intercettare al momento opportuno: se alzava la spalla destra o il sopracciglio, voleva dire che era intenzionato a offrire». 

 

In evidenza: Jussi Pylkkanen con un’opera di Georges Seurat durante un’asta di Impressionismo e Arte Moderna del 2015 a Londra (Getty)
Lotto 3, Alighiero Boetti (1940-1994), 16 dicembre 2040 11 luglio 2023, 1971 c.stima euro 100,000-150,000
Lotto 20, Lucio Fontana (1899-1968), Concetto Spaziale, 1966, stima euro 800,000-1,200,000
Lotto 37, Piero Manzoni ( 1933-1963), Achrome, 1960 c., stima euro 80,000-120,000

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