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L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.
Amsterdam è la prima capitale del mondo a vietare la pubblicità sia della carne che dei combustibili fossili negli spazi pubblici La misura è entrata in vigore dall'1 maggio. Secondo il Comune, è necessaria per «allineare il paesaggio urbano agli obiettivi ambientali».
Un festival cinematografico in Canada ha iniziato a proiettare film a velocità 1.5x per attirare la Gen Z L'esperimento è iniziato con Amour Apocalypse di Anne Émond, che a velocità x1.5 dura 66 minuti invece di 100. Ben 34 minuti risparmiati.

È morto l’artista francese Christian Boltanski

15 Luglio 2021

Ci sono almeno due motivi per cui Christian Boltanski, scomparso a Parigi a 76 anni nella notte del 14 luglio, è stato definito l’artista o l’artigiano della memoria. Il primo risiede nella creazione dei “Les Archives du Coeur”, gli archivi del cuore che Boltanski ha istallato su un’isola chiamata Teshima, nel mare interno del Giappone, in un polo museale che ha origine su un’altra vicina isola, a Naoshima, dove di fronte al mare della spiaggia di Ojigahama Boltanski è possibile mettersi le cuffie e ascoltare il battito cardiaco delle persone registrato per anni, dal 2008, in vari posti del mondo, catalogando scrupolosamente ogni suono effimero e piccolissimo e rendendolo eterno. Il secondo ha a che fare con la sua storia, segnata dall’orrore della Shoah.

Nato a Parigi il 6 settembre 1944, con l’Europa ancora segnata dalla guerra, da padre medico ebreo di origini russe e ucraine (passò il periodo dell’Occupazione nazista in un nascondiglio ricavato nell’appartamento di famiglia) e madre scrittrice di religione cattolica, Boltanski divenne uno dei maggiori artisti francesi contemporanei dopo aver sperimentato, da autodidatta, la pittura, la fotografia, e il cinema con il cortometraggio La vie impossible (1968). La sua, come ricorda anche ArtNews è stata un’arte fatta di combinazione e assemblaggi, attraverso l’uso e l’accumulo di materiali e oggetti diversi e, soprattutto, di stracci e fotografie.

Tra le opere più note, quella realizzata nel 1989 dal titolo “Autel Lycéè Chases”, composta da 38 scatole di biscotti in latta arrugginita e otto lampade collegate da cavi neri e sottili, poi otto riproduzioni fotografiche su lastre di vetro di diverso formato con cui in occasione del Giorno della Memoria (lo scorso 27 gennaio) aveva eretto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (l’opera era in prestito dal Mart di Rovereto) il suo omaggio all’importanza della memoria. Tra le ultime, invece, l’istallazione del 2007 al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna che circonda i resti del DC9 abbattuto il 27 giugno 1980. In quell’occasione, Boltanski aveva rimesso insieme 2 mila frammenti con 81 specchi, 81 voci registrate e 81 lampadine che provano (con un crescere e diminuire d’intensità) a restituire alle 81 vittime un ultimo momento di vita.

Alle opere degli anni Settanta (“Vitrines de référence”, “Boîtes de biscuits”, “Tiroirs”, “L’album de photographies de la famille D. 1939-1964”) fecero seguito installazioni volte a diventare testimonianze di esistenze passate, di assenze e di tracce, come anche “Animitas”, l’installazione che si trova nel giardino del Noguchi Museum di New York dove 180 piccole campane di bronzo e acciaio trasmettono ai visitatori «la musica delle anime perdute», proprio come “Les Archives du coeur”.

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