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12:39 sabato 12 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

Cerasa: “Ha davvero vinto il Pd?”

21 Maggio 2011

Claudio Cerasa, redattore capo del Foglio, titolare del blog politico Cerazade ed esperto di cose del Partito Democratico, dopo aver analizzato i risultati delle amministrative, è giunto alla conclusione che sì, ha perso il Cavaliere, ma non è che il Pd abbia proprio stravinto.

Perché?

Cerasa: Io credo che, sebbene sia identificabile chi le elezioni le ha perse, Berlusconi, è difficile individuare un vero vincitore. Il Pdl è andato male, ma anche il Pd – se stiamo ai numeri – ha perso comunque voti rispetto alle performance di qualche anno fa, vedi per esempio le politiche, un po’ ovunque, anche nelle grandi città e anche dove il suo candidato sindaco ha ottenuto un ottimo risultato come a Milano. In tutti i paesi del mondo, in ogni tipo di elezione, alla sconfitta di una parte politica corrisponde il successo di quella avversa. I dati dicono che questo sfondamento non c’è stato, anche tenendo conto di come sia in qualche modo fisiologica una reazione contraria a chi governa da tre anni.

Restando al centrosinistra, ieri Cacciari diceva al Corriere della Sera che l’alleanza che sostiene Pisapia può farcela a Milano, ma non può essere un modello nazionale (“con i Vendola e i Di Pietro non si governa”). Padellaro sul Fatto sosteneva l’esatto opposto e cioè che “si vince con i Pisapia, i De Magistris, i Vendola e i grillini”. Prodi addirittura rilancia l’Ulivo. Tu cosa ne pensi?

Credo che, sbagliando, la strada intrapresa sia quella di tornare al mettersi tutti insieme per creare una mega-gigantesca santa alleanza. Intendiamoci, è una strada che può portarti a vincere ma con cui difficilmente poi si governa. Io resto scettico: ha senso avere l’occasione di vincere le prossime elezioni e rischiare di vincerle male e di non riuscire a governare come è successo all’ultimo governo Prodi? Bisognerebbe evitare di nuovo di confondere il fine con il mezzo.

E un buon modo di vincere e poi di governare, qual è?

Partire ad esempio dallo scegliere un candidato forte e cazzuto che se ne frega dell’alleanze, come ad esempio De Luca (sindaco di Salerno che domenica e lunedì è stato eletto al secondo mandato col 75 percento, ndr). Vince senza avere nessuno dietro semplicemente perché è un bravissimo amministratore, ha due coglioni così, fa rispettare la legge.

Un po’ come era successo a Chiamparino a Torino…

Si, esatto. Per vincere non servono formule alchemiche ma candidati cazzuti.

Adesso a Milano e a Napoli cosa succede?

Difficilissimo fare previsioni. A Milano credo che Pisapia abbia concrete possibilità di farcela anche alla luce del fatto che secondo me gli elettori di centrodestra voteranno ancora meno al secondo turno. A Napoli credo sia invece molto difficile trovare un accordo contro Lettieri; credo che difficilmente chi ha votato Pd possa votare De Magistris. Detto questo, non scommetterei su nessun risultato.

E della Lega cosa mi dici? A Milano è andata male – senza aver per altro fatto grande campagna elettorale per la Moratti. A Bologna c’è stato l’exploit, frutto però di un lavoro di mesi che tu hai ben raccontato sul Foglio. Com’è andata?

Male direi. Non ha raggiunto i risultati sperati in molte grandi città; addirittura a Torino, un anno dopo il successo di Cota, ha perso svariati punti percentuali; a Varese, vera roccaforte leghista, non è riuscita a vincere al primo turno. A Bologna è cresciuta molto, per i motivi che abbiamo raccontato e perché lì si sta imponendo un modello di Lega più moderna forse. Nel complesso non è andata bene comunque. Se da una parte – visti i successi recenti – appare incomprensibile, dall’altra paga la scelta di essere stata parte forte e integrante della coalizione di governo.

Ma secondo te, visti i non buoni rapporti che scorrono con la Moratti, i leader del Carroccio sono proprio così dispiaciuti del risultato di Milano?

Bè, alla fine credo di si. Avevano il vice sindaco in pectore, Milano è un simbolo per loro. Credo che in ogni caso preferiscano la Moratti a Pisapia.

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