Di cosa si è parlato questa settimana

Cos'è più probabile? Che regga la tregua tra Israele e Iran, che i veneziani e Jeff Bezos facciano la pace o che un musulmano socialista diventi il prossimo sindaco di New York?

di Studio
28 Giugno 2025

Medio Oriente – Uran Uran
Trump l’ha ribattezzata “la guerra dei 12 giorni” e per una volta ci sentiamo di condividere il suo ottimismo: speriamo la conta si fermi qui, magari per sempre. Certo, non si capisce se questo programma nucleare iraniano è finito, interrotto, rimpicciolito o chissà che, ma queste riflessioni ce le teniamo per un momento di minore ottimismo. La si potrebbe chiamare anche “la guerra del content infinito”, perché tra meme, parodie, cortometraggi in stile Lego The Movie e sigle simil-anime, la Unserious Generation (siamo sicuri che l’appellativo se lo meriti solo la Gen Z?) ha dimostrato che persino la guerra siamo disposti a usare for the lols. Speriamo che ai lols si diano anche Netanyahu e Khamenei – il materiale, come detto, non manca – forse gli unici due casi al mondo in cui un po’ di brain rot costituirebbe un auspicabilissimo miglioramento.

Polemiche – È ricco, lo sposo e l’Amazon
Mentre il pupazzo di Bezos che stringe delle banconote aggrappato a un pacco Amazon galleggia mestamente tra i canali di Venezia, i 200 ospiti (depositati in laguna, pare, da 95 jet privati) festeggiano il matrimonio più odiato e osteggiato dell’anno. Matrimonio che, per motivi di sicurezza, non si terrà più nella Scuola Grande della Misericordia, ma negli spazi dell’Arsenale. È andata così, questo matrimonio s’ha da fare, e ora non ci resta che seguire la cerimonia, i 27 cambi d’abito di Lauren Sánchez e sperare che ci intrattenga in questo palloso weekend di caldo ma non ancora vacanza: un passatempo, nostro e loro, che di certo non vale i 40 milioni di euro spesi dal broligarca.

Stati Uniti – Mamdani tanta vita
Il personaggio della settimana è Zohran Mamdani, l’ennesimo nome da cui la sinistra americana (manco tutta, in realtà), mondiale, galattica si auspica di ripartire. La sua biografia sembra uno di quei prompt che si usano per testare i limiti generativi delle AI: fammi un democratico candidato sindaco di New York che sia giovane, musulmano, socialista, ex rapper, figlio di una regista vincitrice del Leone d’oro, abilissimo sui social, che ha conosciuto la moglie su Hinge e che abbia a sua disposizione un esercito di 50 mila volontari. Poi, cara AI, rispondimi alla domanda: riuscirebbe mai questo candidato a battere il favoritissimo ed establishmentissimo Andrew Cuomo? La macchina, fredda, logica com’è lei, risponderebbe sicuramente: ma figurati, ma quando mai, ma stai scherzando. E invece è successo e chissà che non succeda ancora.

Moda – Wintour is coming
Quella che sui social è stata commentata da molti come “la fine di un’era” è in realtà una non-notizia: Anna Wintour sta sì cercando un nuovo capo dei contenuti editoriali per Vogue America (cioè una persona che pur seguendo il lavoro quotidiano di tutte le piattaforme dovrà comunque rispondere a lei per ogni decisione) ma resta la global editorial director di Vogue e la global chief content officer di Condé Nast. Tradotto: continuerà a supervisionare Vanity Fair, Wired, GQ, Architectural Digest, Bon Appétit Condé Nast Traveler. L’era Wintour, quindi, continua alla grande.

Cinema – Don Abbond
In futuro, Denis Villeneuve diventerà un mistero. Come ha fatto a fare quello che ha fatto, ci si chiederà, senza perdere la faccia? Un regista autore che a un certo punto decide di fare tutti i blockbuster che gli altri hanno troppa paura di fare. Il sequel di Blade Runner? Lo faccio io, chiamatemi Ridley Scott e Harrison Ford. Un nuovo adattamento di Dune? Nessun problema, peggio di come è andata a Jodorowsky e Lynch non può andarmi. Il nuovo 007, il primo da concordare con Bezos? Certo che lo faccio, basta che non mi facciate andare a Venezia per il matrimonio di Jeffrey. A questo punto ci permettiamo di esprimere un desiderio: visto che si sta specializzando in imprese impossibili e che sono decenni che a Hollywood se ne parla, perché non ci fa la grazia di girare anche questo benedetto adattamento di Meridiano di sangue di McCarthy?

Arte – Sfere ebbasta
In realtà no, Arnaldo Pomodoro, morto il 22 giugno, a un giorno dal 99esimo compleanno, non è stato le sue sfere e basta, ma quelle sono le opere che a tutti è capitato di vedere almeno una volta nella vita. Dal vivo, ovviamente, come il Grande Disco che si trova a Milano, in piazza Meda. O in tv, come la sfera collocata fuori dal palazzo della Farnesina a Roma, che si vede alle spalle dei cronisti a ogni telegiornale. Lo scultore che conoscevamo tutti, lo abbiamo definito. Ma magari non abbastanza. Per esempio: sapevate che ha disegnato un labirinto? Anche questo si trova a Milano, è enorme (170 metri quadrati) e ha riaperto nel 2025 dopo una lunga attesa. E, prenotando, si può anche visitare, se questo fine settimana non sapete che fare.

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