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Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.

C’è un futuro per il Washington Post?

13 Febbraio 2012

Dal WSJ al WashPost

Marcus Brauchli è arrivato alla Washington Post Co., la società che possiede l’omonimo quotidiano, nel 2008 come direttore esecutivo. Era da 70 anni che quella carica non veniva assegnata a un “esterno” non formatosi nelle pagine del giornale della capitale degli Usa. Brauchli ha sofferto per molto tempola reputazione da “estraneo” nella vita del giornale – una situazione peggiorata dal suo passato al Wall Street Journal – ed è stato spesso accusato di non essere in grado di entrare in armonia con il Washington Post, ovvero lo stesso giornale che era stato chiamato a salvare.

Il Post è in profonda crisi da molti anni: il web prima e la Grande recessione poi hanno falcidiato le vendite e la vendita di spazi pubblicitari. Un problema noto globalmente che però a Washington è presto divenuto un dramma: se un tempo la redazione contava 1000 persone, ora – dopo tagli, prepensionamenti ecc. – i giornalisti sono 640, e le redazioni esterne di New York, Los Angeles e Chicago sono state chiuse. Scelte dolorose ma necessarie per il rilancio del quotidiano che ora, ha spiegato Jeremy Peters con un lungo articolo sul New York Times, punta tutto sul coordinamento tra sito e carta. I primi punti di contatto tra la redazione tradizionale, del cartaceo, e quella digitale sono stati creati solo a metà 2009 – in netto ritardo rispetto alla concorrenza del NYTimes o dell’inglese Guardian, dove la sinergia tra media era già realtà.

Un’altra questione aperta è la copertura delle news nel nuovo millennio: il Post ha da sempre una grande tradizione legata alla cronaca locale, che però è ora messa in discussione in favore di una maggiore apertura. C’è anche la tentazione a occuparsi di più argomenti possibili, un qualcosa che va del tutto contro la tradizione del WaPo, che si è sempre concentrato su pochi settori, puntando al massimo della  qualità. Ricordi lontani, spiega Robert Kaiser, firma storica del giornale dai primi anni Sessanta:

Quando ero managing editor, tutto quello che facevamo era migliore di qualunque altra cosa nel settore. Avevamo il miglior meteo, i migliori fumetti, le migliori notizie (…). Oggi c’è un competitor per ciascuno di questi elementi e molti di loro lo fanno meglio di noi.

La nuova vita del Post si basa quindi sul sito, che può sfruttare il paywall del NYTimes.com e ha infatti cominciato a produrre più contenuti, con un sistema che permette di valutare i risultati parziali della giornata, toccando quindi l’argomento giusto al momento giusto (tramite un’analisi delle parole chiave più cliccate su Google, per esempio). Recentemente ha toccato 19,6 milioni di utenti unici al mese: un ottimo risultato che ha spinto il WashingtonPost.com al secondo posto della classifica dei siti di giornali più visitati, dopo il Times stesso.

Come ha detto lo stesso Kaiser, “l’istituzione [del Post, nda] potrebbe non sopravvivere” ma la chiave per rinascere potrebbe essere proprio quella scelta da Brauchli: puntare sui grandi numeri tipici dell’online e, al contempo, su un pubblico di nicchia, ricercato e specializzato.

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