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09:24 venerdì 2 ottobre 2026
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

Cars 2 e Brave: le due facce di Pixar

29 Giugno 2011

Ci sono poche sicurezze cinematografiche su cui possiamo fare affidamento. Sono il motivo per cui siamo pronti a fare la fila fuori dalla sala il primo giorno di programmazione del prossimo film di Martin Scorsese. Allo stesso modo sono la ragione per cui ci permettiamo di parlare male del nuovo film di Stephen Sommers senza neanche aver visto il trailer. Se per una vita intera hai messo la tua firma su dei capolavori (come su delle sciocchezze imperdonabili), io spettatore mi comporto di conseguenza. Ci sono poi sicurezze personali (in qualche caso sarebbe forse meglio parlare di pregiudizi) e sicurezze assolute. Il sottoscritto per esempio darebbe fuoco a tutta la filmografia di Danny Boyle per poi andarsene sereno fischiettando l’Inno alla Gioia. C’è anche chi invece ci impazzisce e Boyle è misteriosamente considerato un Autore, per cui capite che i gusti sono gusti. Ovviamente però ci sono argomenti su cui difficilmente si discute. Un esempio facilissimo: la Pixar è una delle cose più belle capitate al cinema negli ultimi 20 anni. Dal 1995, dall’uscita del primo Toy Story in avanti, hanno cambiato il modo di fare e intendere non solo il cinema d’animazione, ma il cinema tutto. Ogni loro film è un’epifania, una scoperta, una gioia per gli occhi. Tecnicamente inarrivabili, ma al tempo stesso narrativamente più maturi e stratificati del 90% delle produzioni con cui condividono i primi posti del box office di tutto il mondo. Grazie alla Pixar, anche la critica più statica e immobile ha capito che dall’animazione passa parte del futuro del cinema. Ovviamente noi italiani facciamo eccezione. Siccome “pagherete caro, pagherete tutto”, mi preme ricordare un report dal Festival di Berlino del solito giornalista stipendiato da un famoso quotidiano che nel 2002 scrisse: “vince Bloody Sunday dell’inglese Paul Greengrass, a pari merito con un cartone animato giapponese”. Il “cartone animato” in questione, di cui non ci si è presi neanche la briga di citare il titolo, era La Città Incantata di Hayao Miyazaki. Lassater e i suoi sono stati in grado di abbattere questi pregiudizi e, per almeno un qundicennio, si sono stagliati come dei giganti all’orizzonte. Oggi forse questa indiscutibile supremazia è venuta meno.

La settimana scorsa è uscito Cars 2, dodicesimo lungometraggio Pixar a firma John Lassater e Brad Lewis. Parlano chiaro due dati. Da una parte il box office, che registra “worldwide” ben 109 milioni di dollari nel weekend d’apertura. Dall’altra parla chiarissimo il voto che il film prende su Rotten Tomatoes (la risposta più fighetta – ma anche un filo più attendibile per quanto riguarda i voti – di IMDb). Cars 2 porta a casa un miserrimo 33%. Fino ad oggi, qualcosa di impensabile. Certo, è anche vero che in molti sono chiesti come mai si fosse deciso di dare un seguito al film più deludente di tutta la loro filmografia e, vale la pena ricordarlo, il precedente Cars – Motori Ruggenti fu il primo a prendere meno di 90% sempre su Rotten Tomatoes. Bisogna fare i conti con un dato indiscutibile: i giocattoli preferiti della quasi totalità dei bambini maschi del pianeta sono le macchinine. Fare un film con delle macchinine antropoforme equivale a un successo annunciato e a un quantitativo di gadget potenzialmente infinito. Questo vuol dire che la Pixar per una volta ha forse fatto a meno della qualità, per concentrarsi su uno deui fattori più importanti di Hollywood: fare più soldi possibili. Niente di male, ci mancherebbe altro. Non sono i primi e non saranno ovviamente gli ultimi, ma da chi ha realizzato “un film per bambini” in cui nei primi 20 minuti, senza praticamente un dialogo, si mostra una donna che piange perché non può avere figli (Up!), non ce lo si aspettava.

Conforta pensare che parte dei proventi guadagnati con Cars 2 renderanno la prossima loro produzione un altro capolavoro. Ieri è comparso su youtube il primo trailer di Brave, il loro tredicesimo lungometraggio. Settanta secondi di raro splendore che ci riappacificano con il mondo. Anche perché si sono una serie di elementi che fanno già sperare per il meglio. Niente più teneri animali o macchinine parlanti, ma un ritorno a protagonisti umani. Non solo: a quanto pare Brave è un film quasi tutto al femminile. Basta dare un’occhiata ai nomi del cast: Emma Thompson, Julie Walters e, nella parte della protagonista Merida, la giovane scozzese Kelly Macdonald, la Margaret Schroeder di Boardwalk Empire. (Queste le voce originali: inutile dire che quando il film uscirà da noi potremmo scrivere sulla locandina cose come “con le voci di x di Amici e Geppi Cucciari!”). Ambientato nelle Hihgland scozzesi in un epico e non meglio definito Tempo Antico, Brave è la prima vera e propria favola (nel senso proppiano del termine) della Pixar. Esata anche leggere in giro che i punti di riferimento dichiarati delle sceneggiatrici Brenda Chapman e Irene Mecchi sono le favole più scure e tenebrose dei Fratelli Grimm e di Hans Christian Anderson. Ultimo dato rilevante: Brave segna l’esordio alla regia di Mark Andrews, che ha sostituito in corsa proprio la Chapman (che nel 1998 aveva già diretto Il Principe d’Egitto). Andrews, il braccio destro del grande Brad Bird, oltre ad essere lo storyboard artsit di capolavori come Il Gigante di Ferro e il primo Spider-Man di Sam Raimi, ha già diretto il bellissimo cortometraggio One Man Band. Insomma, incrociamo le dita e prepariamoci a perdonare questo piccolo passo falso della Pixar.

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