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08:00 lunedì 24 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

“Caro scrittore, taglia il gay”

18 Aprile 2011

Come tutti i lunedì, torna l’appuntamento con Santa Barbara, la rubrica di Violetta Bellocchio.

Jessica Verday è una scrittrice attiva nel genere romantico-paranormale, con due romanzi di successo alle spalle. Le viene proposto di partecipare a un’antologia young adult: il tema è «le fate», il titolo Wicked Pretty Things; verrà pubblicata da Running Press, una casa editrice indipendente ma abbastanza forte. Lei accetta, e manda un racconto con due personaggi maschi che si innamorano.

La curatrice del progetto, Trisha Telep, le risponde così: «bella la tua storia, però dovresti far diventare femmina uno dei protagonisti, altrimenti la casa editrice non la accetterà mai…  in fondo questa non è un’antologia sulla sessualità alternativa». (Per chi ci segue da casa: sì, è l’equivalente gay di «non sono razzista, ho un amico nero».) La richiesta viene considerata assurda e offensiva, tanto più che le linee-guida passate agli autori non vietano affatto il contenuto omosessuale: si chiede solo di non scrivere cose troppo spinte, mentre il tono generale viene definito «dark, con qualche elemento romantico». Jessica Verday precisa che la sua storia è G-rated (ovvero, il visto di censura per tutti), che dentro ci sono «tre baci e una parolaccia», dice arrivederci e racconta tutto via blog.

Dopo di lei, in pochi giorni, dieci autori si ritirano da Wicked Pretty Things. Dieci autori che usano i loro blog e i loro account su Twitter per spiegare in tempo reale cosa sta succedendo, e a ogni autore corrisponde un gruppo di lettori più o meno numerosi, ma compatti nel dire «questa è omofobia, noi stiamo con voi». L’effetto domino arriva a toccare molti scrittori che con l’antologia non c’entrano nulla: Melissa Marr scrive «ho saputo che pubblicizzano la cosa con la frase un taglio alla Melissa Marr, adesso mi sentono»; altri abbandonano progetti diversi della stessa curatrice, oppure dicono «non me ne vado solo perché hanno già stampato le prime copie». A sorpresa, Trisha Telep si addossa tutta la colpa, sempre via blog: ha peccato per eccessiva cautela, anticipando (male) le possibili obiezioni di Running Press a quel singolo racconto. (Parentesi: davvero avrebbero detto di no a un’autrice da classifica del New York Times? S’apra il dibattito.) Poi però l’editore fa il bulletto su Publisher’s Weekly, sganciando il più classico dei non-argomenti («omofobo? Io? Ma se sono gay!») e prendendo le distanze sia da Trisha Telep sia dagli autori in fuga, dipinti come una massa di ragazzette isteriche che firmano contratti senza leggerli. (Abbiamo una scansione del contratto? Abbiamo la scansione del contratto.) Certo, perché no homo è un marchio di cui vanno fieri solo gli ultra-cristiani di fascia bassa. La realtà è un po’ diversa. Infatti un autore che chiede di restare anonimo contatta la blogger più presente nel seguire la questione (Cleolinda Jones) e spiega che già in passato lo stesso team curatrice/editore aveva chiesto/ordinato di «togliere il gay» da un testo.

Morale della favola: dieci autori sui previsti tredici sbattono la porta nel modo più pubblico possibile, l’antologia viene cancellata.

L’episodio rischia di essere preso meno sul serio di quanto merita, dato che lo sfondo è una serie di racconti a tema  fairies – esatto, le fate. (Ascoltiamo il parere di Sookie Stackhouse.) Quello che ne rimane è una comunità di scrittori e di consumatori molto più sereni rispetto a chi li pubblica e li rifornisce. E che non vedono nulla di strano se un amore (peraltro casto) tra persone dello stesso sesso finisce in un’antologia «di genere» mirata agli adolescenti. Una di quei dieci autori, Seanan McGuire, se n’è andata raccontando quanto fosse stato importante per lei trovare anche personaggi e affetti non etero nelle storie che leggeva da ragazza. «Potevo mostrare quei libri a mia madre dicendole, vedi, non riguarda soltanto me, e non è poi la fine del mondo, e non è l’unica cosa che mi definisce come persona».

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