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23:01 lunedì 24 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

L’account Instagram che si batte per la parità dei diritti dei capezzoli

19 Gennaio 2017

La policy di Instagram vieta la pubblicazione di foto di capezzoli femminili ma non di quelli maschili: «Per diversi motivi non è consentita la pubblicazione di contenuti di nudo su Instagram. Sono incluse anche le foto di capezzoli femminili», si legge nelle linee guida del social network, che però poi specificano che «sono accettate le foto di cicatrici causate da una mastectomia e donne che allattano al seno». In altre parole i capezzoli maschili sono ammessi sempre, quelli femminili solo quando includono un neonato o testimoniano una malattia: secondo alcuni è un doppio standard sessista. Per sottolineare la contraddittorietà di questa policy e protestare contro di essa, tre ragazzi hanno aperto un account, Genderless Nipples, che pubblica solo primi piani di capezzoli, dove è impossibile capire se appartengono a un uomo o a una donna.

Una foto pubblicata da Genderless Nipples (@genderless_nipples) in data:

«Gli uomini hanno il permesso di mostrare i loro capezzoli, le donne invece sono bannate. Sosteniamo tutti i generi!», si legge nella descrizione dell’account, che ha 57 mila follower. Secondo quanto riportato dal Guardian, i tre gestori sono Evelyne Wyss, di 24 anni, Morgan-Lee Wagner, di 22, e il ventottenne Marco Russo, che si sono conosciuti durante uno stage in un’azienda newyorchese. Ogni foto di capezzolo è accompagnata da un motto o una citazione sull’uguaglianza tra i generi. Come: «Per tutta la vita facciamo distinzioni, bagni per uomini e bagni per le donne, abiti per uomini e abiti per le donne, ma alla fine le tombe sono uguali» (una frase della scrittrice sudanese Leila Aboulela). L’attività di Genderless Nipples s’inserisce all’interno della più ampia “Free nipple campaign”, una campagna globale di liberazione dei capezzoli femminili che punta ad abbattere i doppi standard che permettono, non solo sul web, agli uomini di mostrare parti del corpo che alle donne è invece proibito mostrare.

L’opera di Yoko Ono My Mummy Was Beautiful esposta sulla facciata di St Lukes a Liverpool, 2004 (Paul Barker/Afp/Getty Images) e, in evidenza, a New York nel 2003 (Evan Agostini/Getty Images)
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