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11:25 domenica 1 marzo 2026
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.

La storia di Boris Lurie, che non ha mai venduto un’opera in vita sua e ora vale 100 milioni

22 Ottobre 2021

Boris Lurie: Nothing to Do but Try, la prima mostra d’arte contemporanea del Museum of Jewish Heritage – A Living Memorial to the Holocaust di Manhattan, racconta attraverso 100 opere l’incredibile vita dell’artista Boris Lurie, pittore, illustratore, scultore, cofondatore del movimento No!art sopravvissuto ai campi di concentramento. «Non ha venduto un’opera in vita sua e ha vissuto in abitazioni fatiscenti, ora, da morto, vale 100 milioni di dollari», ha dichiarato Anthony Williams, presidente della Boris Lurie Art Foundation, in un’anteprima stampa dell’esposizione, come riporta il Guardian.

Nato nel 1924 a Leningrado, ora San Pietroburgo, si trasferisce a Riga quando aveva due anni. A 16 assiste all’occupazione nazista della Lettonia e dopo un breve periodo nel ghetto perde la madre, la sorella, la nonna e la fidanzata, uccise nella foresta di Rumbula insieme ad altri 25 mila ebrei. Dopo esser stato trasferito in tre campi di concentro tra la Lettonia e la Polonia arriva a Buchenwald, prima della liberazione e l’approdo negli Stati Uniti, a New York. Senza aver una formazione artistica, si butta a capofitto nel lavoro, a questa fase appartiene la sezione centrale dell’esposizione Nothing to Do but Try (frase autografa dell’artista trovata in un suo diario): una serie di schizzi disegnati frettolosamente strappati da taccuini, molti dei quali, dice la curatrice Sara Softness, sono stati tenuti privati ​​per la maggior parte della sua vita. Le immagini secondo la curatrice sarebbero istantanee della memoria adolescenziale dell’artista, interrotta dall’occuopazione tedesca, molti sono i temi ricorrenti: braccia allungate, uomini senza volto, alberi e rami nodosi. 

“Portrait of My Mother Before Shooting”, dal titolo esplicativo, è tra i pezzi centrali, uno dei molti legati alla famiglia, come Untitled (37 Ludzas Street), l’ultimo indirizzo della famiglia. Oltre ai dipinti la mostra presenta anche grandi fotografie di quando Lurie visitò Riga nel 1975, in occasione della sua visita nel luogo del massacro di Rumbula. L’opera più recente in mostra si chiama Axe Series, una collezione di ceppi di legno e vecchi strumenti, probabilmente un riflesso del lavoro che lui e suo padre fecero per sopravvivere nei campi nazisti. Sebbene vivesse nello squallore e non sia riuscito a vendere niente, Jordan Hoffman del Guardian ricorda come Lurie fosse decisamente abbiente prima di morire grazie ad alcuni investimenti azzeccati, nonostante non vendette mai neppure un’opera in vita. «Questa mostra», afferma la curatrice Sara Softness, «considera davvero la sua devastante vita emotiva e il modo in cui è uscito nel mondo». 

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