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Bitossi e le ceramiche del futuro

Una chiacchierata con Ginevra Bocini Bitossi, art director della storica azienda che l'anno prossimo compirà 100 anni.

di Serena Scarpello

Ginevra Bocini Bitossi, illustrazione di Felix Petruška

La storica bellezza di tutto il mondo Bitossi si potrebbe racchiudere nella celebre linea di ceramiche per la casa “Rimini Blu”, nata nel 1955 e ancora in produzione, che ha inaugurato un modo nuovo di intendere la ceramica, a metà tra la funzionalità e il decorativismo. L’art director di Bitossi e di Bitossi Home è oggi Ginevra Bocini Bitossi, 38 anni [l’avevamo intervistata sul numero 42 di Rivista Studio, ndr], che dopo un percorso di studi tra l’Istituto Marangoni di Milano e la Central Saint Martins di Londra, è approdata all’azienda fondata quasi 100 anni fa dal suo bisnonno Guido Bitossi. Qui ci racconta come Bitossi affronta il presente e quali sono le sfide per il suo futuro.

Come state vivendo l’emergenza Coronavirus?
In questo momento di emergenza, anche la nostra azienda ha giustamente seguito le direttive governative e interrotto l’attiva produttiva fino al prossimo 3 maggio. Quello che stiamo facendo ora è prima di tutto prepararci per essere pronti alla riapertura il 4 maggio, in termini di normative e misure di sicurezza. Abbiamo poi rafforzato e stiamo tuttora lavorando per implementare i canali online a nostra disposizione, sia a livello commerciale sia in termini di comunicazione. Penso che al momento ciò che possiamo fare sia sfruttare nei migliori dei modi questi canali (web, e-commerce, social) e arrivare al momento della ripresa con questi strumenti rafforzati e potenziati.

ⓢ Raccontami le tappe fondamentali della storia di Bitossi.
La storica identità della manifattura ceramica italiana, presente fin dalla seconda metà dell’Ottocento nell’area di Montelupo Fiorentino, in Toscana, rappresenta l’eccellenza di un territorio in cui la tradizione produttiva inizia dal XIII secolo. La manifattura Bitossi appartiene alla mia famiglia da ben cinque generazioni ed è collocata nella stessa sede dal 1921. La produzione, fino alla fine degli anni ’40, rispecchia il gusto tradizionale legato alla produzione locale; l’evoluzione stilistica avverrà infatti con l’arrivo di Aldo Londi, uomo di innato senso creativo ed estetico, attento all’evoluzione del gusto, che ne diventerà poi il direttore artistico.

Come è nato il sodalizio con Ettore Sottsass?
Proprio in quel periodo. Nel 1955 l’architetto arrivò per la prima volta alla Bitossi insieme al distributore americano Mr. Richards, e fu allora che fra Londi e Sottsass si instaurò un lungo e prolifico rapporto che darà vita a collezioni di successo, capaci di esaltare la materia grazie all’alto contenuto progettuale. Da lì in poi l’azienda, oggi guidata da mia madre Cinzia Bitossi, ha invitato Formafantasma, Quincoces-Dragò, Bethan Laura Wood, Dimorestudio, Benjamin Hubert e molti altri nomi del design contemporaneo a reinterpretarne i suoi valori. Un importante segno della svolta progettuale è arrivato con la collaborazione che ho avviato personalmente con Christoph Radl, cui è stato affidato il rilancio dell’immagine aziendale, all’insegna della continuità con le affinità del passato e del futuro sviluppo creativo.

Come hai approcciato questo mondo?
Sin da bambina sono stata immersa nell’ambiente creativo dell’azienda di famiglia, ho avuto modo non solo di essere a contatto con la realtà produttiva ma anche con i numerosi personaggi che sono passati alla Bitossi. Posso quindi dire di essere nata e cresciuta in questo mondo e di aver intrapreso in maniera naturale un percorso di studi in linea con la realtà in cui oggi lavoro.

Cosa hai portato di tuo?
Sicuramente la voglia e il desiderio di portare avanti con entusiasmo e continuità l’attività di famiglia che il prossimo anno compirà 100 anni. Nel mio caso specifico nel ruolo di art director di Bitossi dal 2017 e art director di Bitossi Home dal 2014. Il compito principale del mio ruolo, che poi è la cosa che maggiormente mi appassiona, è selezionare i creativi e i designer per dare inizio alle collaborazioni che porteranno alla luce le nuove collezioni. Per entrambi i brand scelgo in base alla mia sensibilità, gusto e intuito in termini di nuovi trend, ma nel caso specifico di Bitossi agisco sempre con un obiettivo preciso: quello di dar voce ai nuovi creativi mettendoli sempre in dialogo con la lunga storia della nostra azienda. In ogni nuova collezione firmata Bitossi diamo spazio alle nuove promesse del design italiano e internazionale chiedendo loro prima di tutti di entrare in azienda, conoscerla e scoprirla, partendo per prima cosa dall’Archivio Industriale Bitossi, che raccoglie oltre 7000 pezzi. Penso che la forza di Bitossi oggi sia proprio nelle sue origini, l’eredità culturale ed il saper fare che restituiscono al prodotto di design quella raffinata ricercatezza in continua evoluzione. È una peculiarità che voglio valorizzare e proteggere ma sono cosciente della necessità di pensare al brand in una dimensione contemporanea.

Quali sono le tue esperienze personali che credi impattino di più sul tuo lavoro?
Tra le mie passioni e maggiori interessi ci sono sicuramente i viaggi, che sono sempre un arricchimento personale e fonte di ispirazione; ho un particolare interesse per il mondo vintage spaziando dall’arredo all’oggettistica fino ai vestiti. Nel mio tempo libero mi piace molto visitare mostre e fiere, non solo di design ma anche d’arte. Infine, non posso trascurare l’influenza che ha avuto e ha tuttora su di me il luogo in cui sono cresciuta e vivo: Montelupo Fiorentino, che amo molto e che ha un’unicità, quella di essere tra i principali centri di lavorazione della ceramica, che ho sempre apprezzato.

Come ti confronti con la tua famiglia nel lavoro di tutti i giorni?
Ho uno scambio continuo e costante di idee e opinioni con la mia famiglia. Condividendo non solo il lavoro ma anche molti momenti della giornata, è inevitabile avere costantemente momenti di confronto e posso dire che è molto produttivo.

Hai lavorato con molti creativi. Cosa cerchi da loro?
La cosa più importate che ho imparato nella mia esperienza in azienda è stata lavorare con i giovani creativi, penso a Max Lamb, Bethan Laura Wood o al duo Formafantasma, per citarne alcuni. Come già anticipavo, la ricerca di quelli che mi piace definire i “maestri del futuro” è uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro e mi piace accogliere i designer alla Bitossi per far scoprire loro il nostro mondo – la storia, l’archivio, le tecniche – per poi vederli mettere mano alla ceramica e osservare come ognuno di loro riesce a dare vita a nuove idee su cui confrontarsi e quindi a nuove collezioni.

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