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04:58 lunedì 14 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

Bastava dire no

Diario di un divorzio under 30 in stile chick lit. Con tutti gli archetipi del caso, a partire dal marito che «sei fortunata che non ti ho picchiato».

10 Giugno 2013

«Ci sono un sacco di uomini che picchiano le loro mogli, tu sei fortunata che non l’ho fatto» è una di quelle frasi che farebbero uscire dai gangheri qualsiasi donna – nonché, suppongo, qualsiasi uomo sano di mente.

È anche quello che Chiara Maffioletti si è sentita dire dal marito quando lei gli ha comunicato la sua intenzione di lasciarlo. Sorprendentemente, non l’aveva piantato per uscite come questa.

A 26 anni Chiara si è accorta che lei e il suo uomo, sposato in tenera età (di lei, lui è più grande), erano «come il giorno e la notte, come il Milan e l’Inter, come Bugs Bunny e il cacciatore calvo che vorrebbe cucinarlo in salmì», e ha scelto di troncare. Racconta quello che ne è seguito in Bastava dire no, diario di un divorzio in stile chick lit uscito di recente per Marsilio. Non è uno di quei memoir terapeutici, non è un manuale di psicologia pop. Se l’intento di self help un po’ c’è (come suggerisce il sottotitolo «alla fine di un matrimonio, credetemi, si sopravvive»), non è mai preso troppo sul serio neppure dall’autrice.

Bastava dire no è la cronaca, divertente e divertita, di una separazione contemporanea vista da una under 30.

Quelli che «poverina»; quelli che «te l’avevo detto»; quelli che «l’ho sempre pensato che lui fosse un pirla» ma che si erano ben guardati da dirtelo prima che il danno fosse fatto.

Ci sono sono tutti gli archetipi del caso: la suocera impicciona; l’«avvocato stronzo» (e lo dice il suo cliente, mica la parte avversa); l’amica glamour iper-efficiente che fa le valige per conto tuo nonostante il tacco 12; l’amico maschio che ti dà buoni consigli su quando mantenere la calma e quando invece è il momento di incazzarsi (mai sottovalutare l’apporto energizzante di un maschio che ti mette la mano sulla spalla: cara, ora devi tirare fuori le palle); la mamma che ai suoi tempi «si stava insieme anche quando le cose andavano male», e non si capisce bene se è una minaccia; il prete (in alternativa: rabbino, psicologo, muftì, esorcista) che cerca di convincerti a ritornare dal tuo ex; il collega lumacone che ti invita a casa sua «per parlarne». Quelli che «poverina»; quelli che «te l’avevo detto»; quelli che «l’ho sempre pensato che lui fosse un pirla» ma che si erano ben guardati da dirtelo prima che il danno fosse fatto.

Ah, e poi ci sono le cose. Che cambiano. C’è il pacchetto dei cotton fioc formato famiglia che da quando sei tornata single non si consuma più e ti fa una grande tristezza. C’è la casa di lui, con le stoviglie che s’impilano nel lavello da quando la mogliettina non c’è più. C’è il mutuo da pagare, c’è il conto in banca che si assottiglia, inesorabilmente e neppure troppo lentamente (Nota a margine: nonostante il tropo diffuso del padre separato che finisce sul lastrico, con relative rappresentazioni nella cultura pop, in realtà i dati dimostrano che, dopo un divorzio, in media sono le donne ad avere le maggiori ricadute economiche, specie se hanno figli. Insomma, numeri alla mano, alla Caritas ci finiscono le donne separate molto più dei loro ex mariti. Chiusa parentesi).

Ma, soprattutto, Bastava dire no è un ritratto impietoso di una precisa categoria umana: il bravo ragazzo. Nota bene: non il “ragazzo bravo”, o un “ragazzo che è anche una brava persona” (e ci mancherebbe). Qui parliamo proprio de il bravo ragazzo. Anzi, di quelli che «io sono un bravo ragazzo». Ovvero quel sotto-gruppo tassonomico di individui di sesso maschile convinti che tutto – affetto, rispetto, sesso e denaro – sia loro dovuto, solo in virtù del fatto che non hanno mai preso a calci una donna (sottotesto: ma potrei). Violetta Bellocchio aveva analizzato la “Nice Guy Syndrome” in un bel pezzo pubblicato su IL.

Un bravo ragazzo che dice alla moglie, letteralmente: «Io ho dei diritti su di te». Un bravo ragazzo che, alla prima critica, ti rinfaccia: ma non ti ho mai picchiata.

Chiara Maffioletti non la chiama mai per nome, ma, stando all’affresco che ne fa nei primi capitoli, il suo ex pare rientrare a pieno diritto nella categoria. Un bravo ragazzo che dice alla moglie, letteralmente: «Io ho dei diritti su di te». Un bravo ragazzo che ha sempre ragione. Un bravo ragazzo invischiato in una ben nota folie à deux con la di lui sorella, che lo protegge da qualsiasi spettro di fallimento (leggi: realtà): «Si danno man forte e godono dell’invidiabile condizione di considerare sempre e comunque il loro punto di vista come l’unico valido. Insieme, i loro poteri si moltiplicano. Come per le tartarughe ninja. I dubbi, che affliggerebbero chiunque, di essere ogni tanto sulla strada sbagliata sono prontamente spazzati via». Un bravo ragazzo che, alla prima critica, ti rinfaccia: ma non ti ho mai picchiata.

E, qui, vorrei provare a vedere la cosa da un punto di vista maschile. E penso: se fossi un uomo, davanti a uno così, m’incazzerei di brutto. Se fossi un uomo, mi irriterei non poco davanti a uno che propone il pestare la moglie come la regola, che quando non succede è una «fortuna», grasso che cola. Il che è un po’ come dire che gli uomini sono animali di default, e che quando si comportano da persone civili (e dico civili, mica gentili) si meritano un premio: ecco, una cosa del genere mi farebbe arrabbiare ancora di più, se fossi maschio. La prenderei come un’insulto alla categoria. Che, è il caso di ricordare, è per la stragrande maggioranza composta da uomini normali, e non soltanto di buzzurri che pestano la moglie e da semi-buzzurri che sentono di avere fatto già tanto perché non l’hanno pestata.

Dio salvi gli uomini e le donne dai bravi ragazzi. Da quelli che ti dicono, e senza scherzare: «Ci sono un sacco di uomini che picchiano le loro mogli, tu sei fortunata che non l’ho fatto»

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