Cosa intende un adolescente di oggi quando parla di aura, aura farming, auramaxxing, aura battle? E cosa c'entra in tutto questo Agamennone? O, come lo chiamano loro, Auramennone?
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente
Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
La plastica ha rivoluzionato la seconda metà del Novecento – è malleabile, indistruttibile e soprattutto economica – solo perché non ne conoscevamo ancora i costi. Oggi che conosciamo il suo impatto ambientale, la plastica ha smesso di rappresentare il futuro veloce e altrettanto veloce è stato il suo declino in oggetto dozzinale, inquinante e tossico. Il linguaggio assorbe tutto, anche il “polyester”. L’insulto peggiore che si possa rivolgere a qualcuno o a qualcosa è proprio definirlo “di plastica” o più nello specifico, polyester e la Gen Z lo fa.
Per capire l’origine di questo disprezzo – su Tiktok ci sono tantissimi video di persone che esclamano di odiare il poliestere – bisogna fare un passo indietro nella chimica dei materiali. Il poliestere è un polimero sintetico (una forma specifica di plastica) derivato dal raffinamento del petrolio, principalmente il polietilene tereftalato, per capirci si tratta dello stesso materiale con cui si producono le bottiglie in PET. Attraverso un processo di estrusione, la plastica fusa viene trasformata in filamenti sottilissimi che vengono poi tessuti per creare capi d’abbigliamento. È la fibra perfetta per l’iper-consumo: costa pochissimo, non si stropiccia, si asciuga velocemente e resiste nel tempo.
Da questo, il termine polyester è diventato il sinonimo di tutto ciò che è scadente, finto, dozzinale e privo di autenticità. In un video di Z103.5, un ospite alla radio dice alla conduttrice «Someone online said to me this week that I’m so polyester» e la conduttrice risponde «Oh, did they say that to you? It’s an insult, It’s like you’re so cheap, so basic, kind of pace» concludendo la puntata dicendo la generazione Z rifiuta il poliestere e che i ragazzi di oggi vogliono solo cose organiche.
Nel 2025, il valore della plastica si è convertito nel linguaggio comune in “polyester edit”, una categoria usata per i video montati volutamente male, brutti e di nuovo, economici – come per esempio questa clip di Spider-Man (ATTENZIONE: se soffrite di epilessia fate attenzione, nel video ci sono parecchie luci interimittenti). Ma esiste anche “polyester lifestyle” per etichettare come fittizio uno stile di vita. Da lì in poi, l’aggettivo è diventato un’etichetta universale per definire qualsiasi contenuto di bassa qualità. Insomma si definisce polyester qualsiasi atteggiamento o cosa o persona che riporti lontanamente alla finzione. Non serve più che ci sia del tessuto di mezzo: tutto può essere additato di plastica se di pessima qualità, usa e getta e priva di anima.