Hype ↓
12:18 sabato 1 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Per capire la moda a Parigi basta guardare Balenciaga

Come un episodio dei Simpson, in cui Demna Gvasalia invita i personaggi del cartone a fare da modelli alla sua sfilata, riassume bene lo stato dell’industria.

04 Ottobre 2021

Solo qualche giorno fa, su TikTok è diventato virale il video in cui un creator, la cui biografia recita “History, Roasts & Facts” e il cui nome non è davvero importante, spiegava ai suoi follower come Balenciaga fosse caduto in basso sotto la direzione di Demna Gvasalia, passando dal vestire gli aristocratici a vendere sneaker e felpe con il cappuccio. Inutile dire che il nostro è stato ampiamente smentito, almeno in quell’angolo dei commentatori dell’app che qualcosina di moda la masticano, e che ci hanno tenuto a spiegare che dire che Demna ha reso irrilevante Balenciaga significa non avere per niente chiaro cosa sta succedendo nel mondo della moda oggi, è un’opinione gratuita che gioca con la tendenza dei social a valorizzare solo tutto ciò che polarizza il discorso. Insomma, è una cosa abbastanza populista. Curiosamente, la stessa cosa potrebbe essere detta del tipo di moda che Demna produce da Balenciaga da quando ne è diventato il direttore creativo, sei anni fa. Ci sono pochi progetti, in questo preciso periodo storico, che hanno scaldato gli animi e diviso gli addetti ai lavori e gli appassionati come hanno fatto le sue collezioni. Le felpe possono essere couture? Perché no. E i jeans? Sì, anche secondo Pierpaolo Piccioli da Valentino, a dirla tutta. E quanto si può allargare quell’immaginario post sovietico da cui il suo progetto parte? Fino al Metaverse, basta guardare la collaborazione di Balenciaga con Fortnite.

Rispetto al suo debutto da Vetements, però, l’opinione nell’industria su Demna è cambiata, e tanto. Abbandonata la nicchia, la sua estetica è entrata definitivamente a far parte del mainstream ed è anzi una delle visioni sulla moda che oggi più condiziona il modo in cui si vestono le persone, checché ne dicano i creator su TikTok che parlano di ogni argomento purché porti loro visualizzazioni, non troppo distanti da quegli scettici commentatori del settore che, solo qualche anno fa, si apprestavano a dichiarare la fine di Vetements non realizzando che lo stilista georgiano era già passato alla fase successiva. Demna, che assieme ad Alessandro Michele e pochi altri è uno dei pochi ad aver fatto del suo nome un avatar, un personaggio tra i personaggi dando nuovo significato alla definizione di designer star degli anni Novanta, ha creato un marchio che, con le sue stesse parole, è ormai a tutti gli effetti un contenitore molto più simile a Netflix che a un brand che produce capi e accessori. Così sabato sera ha invitato i suoi ospiti al Théâtre de Chatelet, facendoli sfilare su un red carpet e mescolando modelli, celebrità, influencer, giornalisti e fotografi. Chi frequenta le sfilate per lavoro si sarà trovato in una situazione bizzarra: di solito si entra velocemente e si esce ancora più in fretta, ma Demna ha voluto che tutti facessero parte della sua performance. Mentre lo streaming, partito clamorosamente in ritardo, diffondeva questo strano arrivo degli ospiti immortalati dai paparazzi in pieno stile Met Gala, si è cominciato a capire che quelli, in effetti, erano i look della “sfilata”. Una volta che tutti si sono accomodati nel teatro, poi, e quando in molti pensavano che fosse tutto lì, è partito l’episodio speciale dei Simpson customizzato Balenciaga.

È andata più o meno così: il direttore creativo ha scritto a Matt Groening e al suo staff, dicendo che i Simpson hanno svolto un ruolo fondamentale nella sua vita, Groening ha visto la sfilata della Primavera Estate 2020, quella ambientata nel finto Parlamento Europeo, e ha risposto «Mi piace quello che fate, collaboriamo». Ed ecco che, nel pieno della prima settimana della moda quasi completamente in presenza dopo la pandemia, tutti sono impazziti per uno short film in cui Demna e il suo team, in versione cartoon ma sempre di nero vestiti, vanno a Springfield, la città più deprimente al mondo («È deprimente persino per me, che sono cresciuto nell’Unione Sovietica», dice il Demna-avatar a un certo punto) e fanno volare in Francia i suoi cittadini – Marge, Homer, Bart, Lisa e la piccola di casa, ma anche tutti gli altri personaggi della serie – per la sfilata di Balenciaga. L’idea è semplice: il cartone animato più famoso al mondo (che ha anche perso molto del suo smalto ma quale cosa veramente iconica lo mantiene?) fa da sfondo a una serie di cliché e battute sulla moda e i suoi personaggi, metafora perfetta del magma culturale in cui viviamo. Niente alto né basso, niente distinzione tra reale e fittizio, nessuna distinzione tra quello che è “cool” per un gruppo e non lo è per un altro, perché la coolness era un’illusione pre-internet. Demna sfotte il mondo di cui lui stesso fa parte, con il cinismo che lo contraddistingue («Volevo farvi ridere», ha detto ai giornalisti, intendendo ridere di voi stessi, molto probabilmente), e utilizza formule semplici che rinforzano gli stereotipi – Anna Wintour, in Alexander McQueen, che dice che il Commissario Winchester è figo e quindi per tutti diventa figo – di un’industria che, in realtà, mai come ora non potrebbe essere più distante dai suoi stessi archetipi.

Un’industria in cui negli ultimi dieci anni è cambiato tutto e che la pandemia ci ha restituito solo apparentemente uguale a se stessa: ci sono ancora le sfilate, ci sono ancora le prime file e certe gerarchie di potere, ma il modo in cui oggi si determina ciò che è desiderabile non potrebbe essere più diverso rispetto al passato. Così si conclude una settimana della moda dove di sfilate significative, nel senso più classico del termine, ce ne sono state: da quella di Valentino, celebrazione gioiosa degli abiti e delle persone che li indossano che fondeva il linguaggio della couture con quello del guardaroba quotidiano, fino alla collezione di Loewe, in cui Jonathan Anderson ha lavorato sulla silhouette disegnando abiti “difficili”, che spostano le forme del corpo e le ridisegnano, ispirandosi niente meno che al Trasporto di Cristo del Pontormo. Qualcuno se lo chiederà, ma chi li indossa questi abiti? Non importa, come ci ha ricordato Demna: che si vendano borse o accessori, felpe o sneaker, la moda oggi è un altro dei tanti contenuti che consumiamo sui nostri schermi, dove tutto esiste senza contraddizioni. Ma che almeno, forse, ha imparato a ridere di se stessa.

Articoli Suggeriti
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo

Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina

Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.