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La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».

Anna di Ammaniti, un mondo senza adulti colpito da una pandemia

Abbiamo visto i primi due episodi dell'attesa serie su Sky dal 23 aprile: una storia potente che ha molte risonanze con le nostre vite.

13 Aprile 2021

Senza più adulti nel mondo, probabilmente nessuna nave avrebbe mai soccorso Ralph. Rimasto sull’isola del Signore delle mosche, sarebbe stato annientato dagli altri, poi, gli altri, in balia di una paura irrazionale, si sarebbero annientati tra di loro. È quello che succede anche in Anna, la storia di un mondo rimasto senza più “i grandi” a difenderlo, eliminati da una pandemia, raccontata nel romanzo del 2015 di Niccolò Ammaniti e ora adattato per la serie tv omonima dallo stesso autore, dal 23 aprile disponibile su Sky e Now Tv (qui il trailer). Il romanzo di William Golding non è l’unico riferimento a cui si pensa nel corso dei due episodi iniziali, perché nonostante le riprese siano iniziate sei mesi prima dell’arrivo in Italia dei primi casi di Coronavirus, è difficile convincersi che Anna non sia ispirata proprio a questo periodo ed è impossibile non trasferire in quello che vediamo sullo schermo ciò che abbiamo visto nell’ultimo anno. Eppure, per quanto faccia impressione sentire i genitori della protagonista dire le stesse cose che ci siamo detti in questi mesi – “è una forma di influenza che colpisce soltanto gli anziani”, “le città sono focolai”, “bisogna evitare i contatti e andare in campagna”, la serie offre un nuovo punto di vista: gli occhi dei bambini.

Anna non è una serie sui o per i bambini, è piuttosto una serie sull’assenza degli adulti, un tema tipicamente ammanitiano, come traspare anche dal suo libro forse più famoso Io non ho paura. Con la stessa asprezza usata nel Miracolo, primo progetto dello scrittore per la televisione (di cui stiamo ancora tutti aspettando la nuova stagione), racconta la storia di Anna e di altri tantissimi ragazzi che vivono tra i resti di una Sicilia distopica riconquistata dalla natura, dopo che una pandemia nota come “la Rossa”, che provoca macchie sulla pelle e difficoltà respiratorie, ha decimato la popolazione mondiale quattro anni prima, colpendo unicamente gli adulti. Come se nel videogioco The Last of Us ci fossero solo i più piccoli, se l’isola di Golding fosse stata nel Mediterraneo e non nel Pacifico, non ci sono più madri, padri, maestri ma c’è la legge del più forte e ci sono solo i bambini. Che sono protagonisti e antagonisti, crudeli, assetati, coraggiosi, riflettendo tutto lo spettro dei comportamenti migliori e peggiori di quelli che li hanno lasciati da soli.

Nella serie, scritta da Ammaniti insieme a Francesca Manieri (Il Primo Re, Il Miracolo, We Are Who We Are), Anna non è armata di niente se non di un quaderno lasciatole da sua madre prima di morire, la sua memoria tradotta in un prontuario di regole per «vivere nel dopo, anche se nel dopo le regole probabilmente cambieranno», come “guarda sempre la data di scadenza”, nozioni semplici e necessarie per resistere in un Paese di sopravvissuti insieme a suo fratello, Astor, prima di diventare adulta e quindi esposta al rischio di contagio. Ma Anna è anche un modo – almeno per noi che lo guardiamo ancora provati da tutto quello che è successo nel mondo dallo scorso marzo – per ricordarci di quanto i “più grandi” siano spariti pur essendo sempre presenti, dimenticandosi degli adolescenti e dei bambini.

Da Anna

Proprio loro sono quelli che rimangono quando tutto il resto si consuma, come indica una scritta che campeggia nel primo episodio sul muro di una scuola ridotta in macerie, «siamo il vostro futuro», e nella serie Ammaniti lo racconta con tutti i tropi classici dell’avventura e della fine del mondo, con i bambini travestiti da animali e trasfigurati in zombie, la fuga nel bosco, i gruppi rivali di adolescenti come in Dark, la polvere e il fango di Mad Max, gli eventi che accadono nei supermercati come in The Mist.

Come dimostrano le prime puntate, Anna, con cui Ammaniti ha portato a compimento il ribaltamento dei ruoli generazionali (è il mondo capovolto in cui sono i figli che fanno da maestri perché di maestri non ce ne sono più), oltre le nostre associazioni con quanto abbiamo vissuto per una questione di contingenza, è prima di tutto una serie bella e curatissima. Con l’uso autoriale dei salti temporali, la fotografia che brilla nel controluce, non troppo cupa non troppo luminosa, i momenti horror, le scene dei ragazzi che scappano su pavimenti di stracci e di vestiti come istallazioni di Arte povera, il synth-pop degli Alphaville, la partitura musicale originale, il ritmo trainante della storia, talmente coinvolgente che a un certo punto, come capita nella vita reale, ci si dimentica persino che siano soltanto bambini.

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