Hype ↓
05:04 martedì 10 febbraio 2026
A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.
Per i brand di moda, farsi pubblicità durante il Super Bowl non è mai stato così importante Spot che sembrano corti cinematografici, collaborazioni e persino sfilate: il pubblico del Super Bowl sta cambiando – anche grazie a Taylor Swift – e la moda prende nota.
Emerald Fennell ha consigliato 13 film stilosi da vedere per prepararsi alla visione del suo Cime Tempestose Film memorabili per l'estetica audace, i costumi bellissimi e anche per "l'infedeltà" rispetto ai romanzi da cui erano tratti.
L’uscita dell’album di Lana Del Rey è stata rimandata di tre mesi e mezzo per colpa della versione in vinile Il nuovo singolo, invece, creato insieme a Jack Antonoff e scritto insieme alla sorella, il cognato e il marito Jeremy Dufrene, uscirà il 17 febbraio.
Il Segretario generale dell’Onu ha detto che se non la smetteremo di preoccuparci solo del Pil andremo incontro al disastro planetario Per Antonio Guterres, nell'epoca delle crisi climatica il Pil non può più essere l'unico strumento per misurare il progresso e il benessere.
I Geese faranno finalmente un concerto in Italia, quest’estate a Milano Un sibillino Reel Instagram ha annunciato l'ingresso della band nella line-up di Unaltrofestival: l'appuntamento è per il 19 agosto al Magnolia.
Il governatore della California Gavin Newsom ha ribattezzato il Super Bowl Sunday in Bad Bunny Day Il governatore democratico ha dato l'annuncio con un messaggio ironico che fa il verso a Donald Trump, da mesi impegnato a parlare male del musicista.
Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.

Anna di Ammaniti, un mondo senza adulti colpito da una pandemia

Abbiamo visto i primi due episodi dell'attesa serie su Sky dal 23 aprile: una storia potente che ha molte risonanze con le nostre vite.

13 Aprile 2021

Senza più adulti nel mondo, probabilmente nessuna nave avrebbe mai soccorso Ralph. Rimasto sull’isola del Signore delle mosche, sarebbe stato annientato dagli altri, poi, gli altri, in balia di una paura irrazionale, si sarebbero annientati tra di loro. È quello che succede anche in Anna, la storia di un mondo rimasto senza più “i grandi” a difenderlo, eliminati da una pandemia, raccontata nel romanzo del 2015 di Niccolò Ammaniti e ora adattato per la serie tv omonima dallo stesso autore, dal 23 aprile disponibile su Sky e Now Tv (qui il trailer). Il romanzo di William Golding non è l’unico riferimento a cui si pensa nel corso dei due episodi iniziali, perché nonostante le riprese siano iniziate sei mesi prima dell’arrivo in Italia dei primi casi di Coronavirus, è difficile convincersi che Anna non sia ispirata proprio a questo periodo ed è impossibile non trasferire in quello che vediamo sullo schermo ciò che abbiamo visto nell’ultimo anno. Eppure, per quanto faccia impressione sentire i genitori della protagonista dire le stesse cose che ci siamo detti in questi mesi – “è una forma di influenza che colpisce soltanto gli anziani”, “le città sono focolai”, “bisogna evitare i contatti e andare in campagna”, la serie offre un nuovo punto di vista: gli occhi dei bambini.

Anna non è una serie sui o per i bambini, è piuttosto una serie sull’assenza degli adulti, un tema tipicamente ammanitiano, come traspare anche dal suo libro forse più famoso Io non ho paura. Con la stessa asprezza usata nel Miracolo, primo progetto dello scrittore per la televisione (di cui stiamo ancora tutti aspettando la nuova stagione), racconta la storia di Anna e di altri tantissimi ragazzi che vivono tra i resti di una Sicilia distopica riconquistata dalla natura, dopo che una pandemia nota come “la Rossa”, che provoca macchie sulla pelle e difficoltà respiratorie, ha decimato la popolazione mondiale quattro anni prima, colpendo unicamente gli adulti. Come se nel videogioco The Last of Us ci fossero solo i più piccoli, se l’isola di Golding fosse stata nel Mediterraneo e non nel Pacifico, non ci sono più madri, padri, maestri ma c’è la legge del più forte e ci sono solo i bambini. Che sono protagonisti e antagonisti, crudeli, assetati, coraggiosi, riflettendo tutto lo spettro dei comportamenti migliori e peggiori di quelli che li hanno lasciati da soli.

Nella serie, scritta da Ammaniti insieme a Francesca Manieri (Il Primo Re, Il Miracolo, We Are Who We Are), Anna non è armata di niente se non di un quaderno lasciatole da sua madre prima di morire, la sua memoria tradotta in un prontuario di regole per «vivere nel dopo, anche se nel dopo le regole probabilmente cambieranno», come “guarda sempre la data di scadenza”, nozioni semplici e necessarie per resistere in un Paese di sopravvissuti insieme a suo fratello, Astor, prima di diventare adulta e quindi esposta al rischio di contagio. Ma Anna è anche un modo – almeno per noi che lo guardiamo ancora provati da tutto quello che è successo nel mondo dallo scorso marzo – per ricordarci di quanto i “più grandi” siano spariti pur essendo sempre presenti, dimenticandosi degli adolescenti e dei bambini.

Da Anna

Proprio loro sono quelli che rimangono quando tutto il resto si consuma, come indica una scritta che campeggia nel primo episodio sul muro di una scuola ridotta in macerie, «siamo il vostro futuro», e nella serie Ammaniti lo racconta con tutti i tropi classici dell’avventura e della fine del mondo, con i bambini travestiti da animali e trasfigurati in zombie, la fuga nel bosco, i gruppi rivali di adolescenti come in Dark, la polvere e il fango di Mad Max, gli eventi che accadono nei supermercati come in The Mist.

Come dimostrano le prime puntate, Anna, con cui Ammaniti ha portato a compimento il ribaltamento dei ruoli generazionali (è il mondo capovolto in cui sono i figli che fanno da maestri perché di maestri non ce ne sono più), oltre le nostre associazioni con quanto abbiamo vissuto per una questione di contingenza, è prima di tutto una serie bella e curatissima. Con l’uso autoriale dei salti temporali, la fotografia che brilla nel controluce, non troppo cupa non troppo luminosa, i momenti horror, le scene dei ragazzi che scappano su pavimenti di stracci e di vestiti come istallazioni di Arte povera, il synth-pop degli Alphaville, la partitura musicale originale, il ritmo trainante della storia, talmente coinvolgente che a un certo punto, come capita nella vita reale, ci si dimentica persino che siano soltanto bambini.

Articoli Suggeriti
Emerald Fennell ha consigliato 13 film stilosi da vedere per prepararsi alla visione del suo Cime Tempestose

Film memorabili per l'estetica audace, i costumi bellissimi e anche per "l'infedeltà" rispetto ai romanzi da cui erano tratti.

L’uscita dell’album di Lana Del Rey è stata rimandata di tre mesi e mezzo per colpa della versione in vinile

Il nuovo singolo, invece, creato insieme a Jack Antonoff e scritto insieme alla sorella, il cognato e il marito Jeremy Dufrene, uscirà il 17 febbraio.

Leggi anche ↓
Emerald Fennell ha consigliato 13 film stilosi da vedere per prepararsi alla visione del suo Cime Tempestose

Film memorabili per l'estetica audace, i costumi bellissimi e anche per "l'infedeltà" rispetto ai romanzi da cui erano tratti.

L’uscita dell’album di Lana Del Rey è stata rimandata di tre mesi e mezzo per colpa della versione in vinile

Il nuovo singolo, invece, creato insieme a Jack Antonoff e scritto insieme alla sorella, il cognato e il marito Jeremy Dufrene, uscirà il 17 febbraio.

I Geese faranno finalmente un concerto in Italia, quest’estate a Milano

Un sibillino Reel Instagram ha annunciato l'ingresso della band nella line-up di Unaltrofestival: l'appuntamento è per il 19 agosto al Magnolia.

Infinite Jest, 30 anni di gratitudine

Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.

Le parti rosse di Maggie Nelson non è né un memoir né un true crime, ma un’accusa alla spettacolarizzazione della violenza sulle donne

Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.

It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley, arriverà finalmente anche in Italia, a marzo

Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.