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01:19 lunedì 3 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

L’adolescenza secondo Guadagnino

Abbiamo visto in anteprima We Are Who We Are, la serie tv di Luca Guadagnino dal 9 ottobre in Italia su Sky: una storia di formazione che parla di ragazzi alla ricerca della loro identità.

20 Settembre 2020

We Are Who We Are, la mini-serie Sky-Hbo diretta da Luca Guadagnino in uscita il 9 ottobre su Sky, è un inno alla libertà del corpo dei giovani, e sembra prendere in giro noi grandi quando ci sforziamo di piegare le nostre categorie morali studiando bene le teorie di genere: meglio scansarsi e lasciare il palco a loro. Guadagnino sceglie di ambientare la sua nuova storia di formazione in un’immaginaria base militare americana vicino Chioggia, un po’ per replicare il format “Italia per stranieri” del suo film Oscar (qui nella versione sagre, mare e dialetto), ma soprattutto perché la libertà che caratterizza il rapporto dei teen-ager col proprio corpo stride forte con gli alzabandiera all’alba, i comizi su maxi-schermo di Trump (siamo nel 2016), il duro addestramento dei soldati in acqua e in aria, e gli inni nazionali, cui i ragazzi assistono strafottenti con una mano sul cuore e la musica sparata a palla in cuffia, a rendere ridicole le mosse dei soldati.

Il protagonista è Fraser (Jack Dylan Grazer), un adolescente con smalto multicolore, capelli ossigenati, pantaloni leopardati e il problema dell’alcool, figlio di soldatessa lesbica appena arrivata a Chioggia con la compagna per assumere il comando della base, così strappando il ragazzo alla sua “perfetta vita newyorkese”. La co-protagonista è Caitlin (Jordan Kristine Seamón), quindicenne nera che ama travestirsi da maschio per andare a contrabbandare benzina per barche in città o a bere birre al bar, dove si fa chiamare Harper.

Man mano che i due si avvicinano, assistiamo alla mascolinizzazione del ragazzo e alla femminilizzazione di Harper, ma capiamo bene che in altri assetti potrebbero assumere un genere diverso (vediamo lei approcciata da una ragazza quando è vestita da uomo, e lui guardare il sedere di un soldato). In più, sebbene lui affermi: «Solo perché sono figlio di una lesbica non significa che sono gay», la coppia non si bacia né si tocca mai, il che prelude forse ad altri mutamenti di pelle. C’è poi un momento metanarrativo, in cui tutta questa smaniosa ricerca d’identità è esplicitato: quando lui, consapevole figlio di coppia omo, e lei, che non indossa controvoglia cappellini “Make America Great Again”, guardano al computer dei transgender, e lui le spiega con semplicità l’intera questione su come un tempo si nasceva confinati dentro un genere e ora non è più così.

Questi quindicenni, con i loro videogiochi di guerra mentre i genitori si allenano alla guerra vera, e le femmine che ci tengono a venire picchiate sul serio a boxe e colpite duro al paint-ball, ci parlano di cose che abbiamo già attorno, nelle nostre città dove le scritte “scuola maschile” sui palazzi appaiono archeologiche, certi maschietti delle elementari vanno già ai beauty party a farsi le unghie, e i liceali compatiscono i compagni che “non riescono a farsi delle esperienze bi-sex”.

Il tema della fluidità, che percorre l’intera serie, trova meravigliosi contrappunti nel patriottismo esibito, nelle tute mimetiche, nelle mogli che confezionano torte a stelle e strisce, in fratelli islamici che studiano l’arabo di nascosto e si astengono dagli alcolici ai party, in figlie nere che confessano sverginamenti al papà mentre Trump assicura negli altoparlanti che i musulmani non entreranno più negli Usa. E riguarda anche gli adulti, quando la mamma nigeriana e tradizionalista si avvicina romanticamente alla moglie lesbica del comandante; e quest’ultima le confessa che era così innamorata da aver creduto possibile ingravidare la propria moglie.

Guadagnino è bravissimo ad associare all’adolescenza, età della metamorfosi, un altro tipo di metamorfosi in senso ermafrodita, e anche a restituire all’età della goffaggine una grazia che di solito cerchiamo nell’infanzia. E forse è per questo che la scena della festa che conduce a una specie di allegra ammucchiata inizia proprio come un gioco sfrenato di bambini in piscina e finisce, sebbene bagnata di sesso e di alcool, come una tenera cucciolata di bambini feriti (bianchi, neri, americani, italiani), a leccarsi.

E poi, a rendere ancora più obliquo un prodotto già così diverso nella messinscena di una contemporaneità multiforme, ci sono l’impiego insistito e autoriale del fermo immagine e lo sguardo così straniero di un italiano sull’Italia e in particolare sulla provincia veneta (la visione in lingua originale è consigliatissima per godersi l’assurdo dialetto in bocca agli americani); la presenza nel cast della figlia ventenne di Martin Scorsese nei panni dell’americana cicciottella disperata d’attenzione maschile; e la rinuncia quasi totale a raccontare i giovani attraverso i loro telefonini, volutamente declassati a natura morta nelle pulsanti e metafisiche carrellate d’oggetti care al regista, durante le quali si può contemplare, nel caso ne aveste dubitato, anche un abito da sposa appeso a un tosaerba.

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Dal leggendario "plagio" di Murnau alla serie audio, prodotta da Audible, che verrà presentata durante la prossima Mostra del cinema di Venezia. Sono cento anni che adattiamo, trasformiamo, temiamo e amiamo il vampiro. E il suo fascino non fa che aumentare.