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03:46 venerdì 10 luglio 2026
Dopo averle classificate come un “problema climatico”, l’Unione Europea ha cambiato idea sulle mucche e adesso le considera “infrastrutture critiche” A quanto pare, adesso l'Ue ha deciso che le mucche «garantiscono autonomia strategica e prevengono l'abbandono dei territori».
Dopo vent’anni potremo finalmente vedere il documentario su Maria Antoinette di Sofia Coppola girato da sua madre Eleanor Coppola Si intitola Making Marie Antoinette, lo distribuirà Mubi ed è un ultimo omaggio che la figlia fa alla madre, morta nel 2024.
C’è una playlist in cui ogni canzone è dedicata al Presidente di un Paese del G7 e l’ha fatta Emmanuel Macron Tra dossier sull’Ucraina, tensioni in Medio Oriente, dazi, nucleare iraniano e intelligenza artificiale, Emmanuel Macron ha pensato di aggiungere una canzone per ciascun leader in un catalogo musicale del potere globale.
La libreria indipendente di Han Kang a Seoul ha chiuso a causa della gentrificazione del quartiere Il proprietario dell'immobile in cui si trovava la libreria ha deciso di venderlo e nemmeno una Premio Nobel è riuscita a convincerlo a ripensarci.
Oltre a John Cale, Martin Scorsese e Marc Jacobs, nel nuovo album di Charli XCX c’è anche David Cronenberg L'attesissimo nuovo album dal titolo Music, Fashion, Film uscirà il 24 luglio.
Adesso l’Ozempic c’è anche in pillola Per la precisione, è la pillola di Wegovy, stesso principio attivo dell'Ozempic (la semaglutide), stessa azienda produttrice (Novo Nordisk).
Uno dei più rilevanti indicatori di salute dei mercati indica molto chiaramente che i mercati stanno per crollare È il rapporto CAPE, che in sostanza dice questo: il mercato azionario oggi è messo otto volte peggio che prima del Martedì Nero del '29.
Fred Again ha fatto uscire tre nuove canzoni, però ha potuto sentirle solo chi era alla sfilata di Dior alla fashion week di Parigi Ha anche creato nuove versioni di “Summer Never Dies” e “y como te digo que” dei Latin Mafia, più alcune collaborazioni inedite e ancora senza titolo.

An english girl in New York

Per la rubrica sottovalutati: perché l'ex Posh Spice veste (molto) bene la borghesia americana

16 Febbraio 2012

Per la seconda volta Nicole Phelps si è seduta in prima fila, dando alla sua collezione un indiscutibile bollino di stile indiscusso; il che automaticamente promuove la signora Beckham alla serie A della Fashion Week newyorchese. All’executive editor di Style.com è  bastato, per celebrarla, partire nel descrivere l’ultimo show Autunno Inverno 2012/13 di Victoria Beckham con la proclamazione della stessa stilista: «non sono più incinta, quello che vedete è quello che ora voglio (e posso) indossare». Chiaro, onesto, e vero.

Victoria Beckham è stata abile a trovarsi una professione post Spice Girl, e quando l’ha fatto non era ancora l’epoca delle slash girl, quindi riciclarsi – se in più anche nelle Spice Girls eri particolarmente di serie B – rappresentava una mossa alquanto ardua. E il tutto, ennesima sfortuna di una fortunatissima, coincideva con il fidanzamento d’Inghilterra con l’allora talentuosissimo David Beckham. La ex signorina Adams, del periodo Spice si è tenuta attaccata solo il nomignolo di Posh, affibbiatole perché nel club delle ragazze create ad hoc, lei era la più naturale della band ma troppo ricca, snob e con una sete d’arrivismo che si sarebbe in effetti tradotta in soldi sonanti appena qualche anno dopo. Quando, cioè, le altre ex Spice sono cadute una a una tra tentativi di ballad neolatine e relazioni pericolose. Lei no, ha provato a realizzare un album solista basato su due video costosissimi per effetti e abiti. Fallito il tentativo, ha mollato il colpo.

Allora, massacrata dalla critica, Victoria si è ritirata nei suoi appartamenti, o meglio, in quelli sparsi per il mondo a rimorchio del marito che, fedifrago un giorno, campione l’altro, ha portato Victoria sempre più negli States e meno nella Londra dal gossip facile. Los Angeles, i figli, tutti maschi, che giocavano a baseball, e poi repentine capatine a Milano. Risultato: sempre meno tubini argento e abbronzatura maldiviana, sempre più forme nitide, pulite; quelle che negli Usa hanno un nome un cognome: Calvin Klein. Perché se oggi Nicole Phelps chiosa tranquillo che lo show A/I 2013 di Victoria è “perfectionist streak” molto, moltissimo viene da come Victoria ha letto gli States a partire dalla bibbia Calvin Klein.

Abbandonata Londra, Victoria prima ha fatto la mamma di tre bambini, poi ha iniziato ad apparire un fascio di nervi costretto in tubini sempre più lunghi e sempre più neri. Un carré che reggeva enormi occhiali da sole o viceversa, sembrava che Victoria si stesse obbligando a uno stile non suo, lei che comunque ha sempre sostenuto la teoria del less is more anche in casa Spice. Non facile. Eppure, il percorso per arrivare a rendersi credibile ha attraversato momenti ancora più difficili come quando, ventenne, ammiccava con labbra perlate e non cantava affatto (lei che stava alle Spice come Howard ai Take That) e suscitava antipatia istintiva per via di quel suo anacronistico bon ton in mezzo a buffalo e tute Adidas fluorescenti.

Ma è ad esempio a lei che Tom Cruise deve una moglie come Katie Holmes, low profile ed elegantissima; e sempre a Victoria si deve se sui red carpet (americanissimi) sono apparsi tubini fascianti che superano ampiamente il ginocchio; ed è sempre a lei che si pensa guardando l’imborghesimento di Angelina Jolie che porta la borsa a mano e in braccio due bambini. Atteggiamento che Victoria Beckham impone agli americani con nonchalance mai vista, lei che, magrissima, non si separa mai dai figli che finiscono non a caso per influenzare la sua collezione (l’ultima prevede dettagli sport da baseball sofisticato).

Ma soprattutto, insegna alle americane  la legge dei due passi indietro: la tratteggia nella vita privata, quando al marito lascia le campagne per H&M (con linea creata da lui) e mentre David troneggia ovunque in slip bianchi con fisico leggermente rilassato, lei prepara ossessivamente la sua prima collezione da neomamma di una bambina, quel quarto pargolo twittato da Beckam appena nato. È in quel momento che la signora Beckham si mette a fare sul serio: dalla sobrietà non si torna indietro. Una collezione bellissima, di body consciousness per chi, Victoria, è tutta una vita che aspettava il momento giusto per omaggiare il proprio fisico. Per tutto il bene e il male che le ha portato.

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