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Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman
Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
Il pettegolezzo letterario più delizioso dell’estate ha la forma di un romanzo, e riguarda due amiche che forse non lo sono più. Life of M, il nuovo libro di Rachel Cusk in uscita il 25 agosto per Faber (e per Macmillan negli Stati Uniti), racconta la storia di M, un’attrice tra le più famose al mondo, e di una scrittrice senza nome che decide di scriverne la biografia. Negli ambienti letterari circola una voce: M è Natalie Portman, e il ritratto che ne emerge non è affatto lusinghiero. La sinossi ufficiale del romanzo, diffusa dall’editore, descrive M come una donna la cui fama sembra averle concesso una forma di libertà assoluta – «gli spazi si alterano per accoglierla, il tempo può essere riorganizzato» – ma che vive, in realtà, in una condizione di totale estraneamento dalle regole della realtà ordinaria: «È difficile non sentirsi brutti accanto a M, difficile non sentirsi insignificanti».
Le due si conoscono da anni e si sono sempre professate ammiratrici l’una dell’altra: Portman ha scelto Corteo di Cusk per il suo book club su Instagram nel 2024, e nel 2022 aveva moderato un incontro con il pubblico assieme alla scrittrice per l’uscita di La seconda casa. Proprio per questo la vicenda sa di tradimento: nel romanzo, riporta il Telegraph (che lo ha definito un'”esecuzione letteraria”), l’attrice-personaggio M accetta con entusiasmo l’idea di farsi raccontare, salvo poi provare rabbia e delusione per il risultato finale. Un dettaglio che, secondo le voci di corridoio riportate anche da UnHerd e dal magazine letterario Literary Hub, rispecchierebbe fedelmente quanto accaduto nella realtà tra le due donne. Il libro si chiude proprio con un confronto acceso tra l’attrice e la scrittrice-narratrice, che nel finale prova a difendersi dalle accuse di tradimento facendo notare a M come l’impossibilità di catturare un’identità “vera” sia, in fondo, il vero tema del libro.
Se state pensando che la somiglianza tra il personaggio di M e la persona di Portman sia un’esagerazione, è bene che leggiate questo passaggio dell’articolo scritto sulla questione da Leaf Arbuthnot sul Telegraph: «Portman non viene mai nominata direttamente nel libro: il personaggio che sembra ricalcarla, o quantomeno esserne ispirato, viene chiamato semplicemente “M”. Ma i parallelismi tra M e Portman sono così evidenti da risultare difficili da ignorare. Per citarne alcuni: Portman è diventata famosa grazie al suo primo ruolo, quello di una dodicenne dalla sessualizzazione a dir poco disturbante nel film del 1994 Léon. Anche la M di Cusk è stata un’attrice bambina, e racconta alla narratrice “che recitare in un film aveva messo fine, di colpo, alla sua infanzia” (un’eco delle dichiarazioni che Portman stessa ha rilasciato più volte a proposito dei suoi esordi nel cinema). Un’altra coincidenza: durante le riprese di Léon, fu la madre di Portman a intervenire per far tagliare dal montaggio finale le scene di sesso tra l’attrice e il suo co-protagonista, molto più adulto di lei. Questo episodio, piuttosto specifico, scopriamo essere accaduto anche a M. Le somiglianze non finiscono qui. Portman è da anni il volto di Miss Dior: per anni i cartelloni pubblicitari di tutto il mondo hanno mostrato l’attrice avvolta in fiori rosa. Anche M, nel romanzo di Cusk, sorride da pubblicità onnipresenti, “avvolta nei fiori rosa della primavera”. E ancora: Portman è forse più conosciuta per il ruolo di ballerina in Il cigno nero, per cui si è allenata un anno intero con il New York City Ballet. Anche M ha interpretato un film sul mondo della danza, allenandosi con “ballerine affamate e fumatrici incallite”». Un indizio, due indizi, una prova.
Cusk, va detto, non ha mai confermato né smentito nulla, e lo stesso ha fatto il suo editore. Lo stile dell’autrice britannica non è mai stato per sua natura accomodante nei confronti di chi finisce tra le sue pagine: apparire in un romanzo di Cusk è raramente sinonimo di ritratto lusinghiero. Nessuno che conosca davvero la sua scrittura, hanno notato in molti, dovrebbe lasciarle scrivere un proprio “ritratto” senza aspettarsi conseguenze. Resta il fatto più interessante, che va oltre il gossip: Life of M è anche una riflessione sull’impossibilità di raccontare davvero un’altra persona, sull’identità che si sfalda sotto lo sguardo di chi osserva. Il che, notano diversi commentatori – incluso chi, come Slate, ha letto in anteprima il romanzo sostenendo che in realtà «non parla affatto di Natalie Portman» – dice forse più di Cusk stessa che di qualunque sua presunta musa.