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Dentro la Fondazione Prada

Aprirà al pubblico il 9 maggio a Milano. Ve la raccontiamo in anteprima.

Fondazione Prada_okDella Fondazione Prada ci sono molte cose da dire. La prima è che è uno spazio che a Milano non c’è mai stato, e questo, l’essere una novità in tutti i sensi, è senza dubbio il primo e il suo più grande valore aggiunto. È un avamposto artistico e culturale in una città che da molti viene considerata esclusivamente per il proprio (proficuo) legame con il business, lo shopping, l’economia, l’industria e la moda. Fonde arti figurative, cinema, dà voce a curatori internazionali ed è pensato come uno spazio di aggregazione culturale rivolto ai turisti e soprattutto ai cittadini.

La sinergia con la città è una componente fondamentale del progetto Fondazione Prada: lo dice Patrizio Bertelli, Ceo insieme alla moglie Miuccia Prada di tutto il gruppo: «Volevamo creare a Milano uno spazio disarticolato che di volta in volta potesse assumere un identità diversa. Questo è un luogo che insieme può essere omogeneo o disomogeneo. Può vestirsi di ruoli sempre diversi».

Lo dice anche Rem Koolhas architetto olandese di fama che vanta una collaborazione lunga oltre 15 anni con Prada (intesa sia come azienda di moda sia come fondazione artistica) e che, insieme allo studio Oma, ha progettato gli edifici della Fondazione.

«Abbiamo analizzato ciò che era presente, rispettato ciò che esisteva.  Non abbiamo lavorato con i contrasti, ma con situazioni che a volte si sono perfino fuse: la nostra ambizione è sempre stata quella di raggiungere una sinergia di alto livello», ha detto il fondatore di Oma. Che ha aggiunto: «Per noi lavorare entro e con un ambiente preesistente è stato un modo per scoprire cose che altrimenti non avremmo potuto scoprire. Per me personalmente è stato molto importante lavorare in questo quartiere non ancora colpito dall’onda della gentrificazione».

An Introduction 2

Il luogo, questo ormai è chiaro, c’era già: la sede milanese della Fondazione (l’istituzione in sé esiste da oltre 20 anni e da qualche tempo ha anche una sede a Venezia, a Ca’ Corner della Regina) sorge al posto di una distilleria anni ’10 che si trova a ridosso dei binari che collegano le Milano internamente e Milano all’hinterland: Koolhas ha preso – come ama fare – uno spazio e, da esso, ne ha ricavato un altro. Lo ha fatto in modo armonico, con qualche colpo di testa creativo che però non stona per nulla (leggi: l’edificio ricoperto in foglie d’oro), una tecnica antica oggi ripresa per creare un prodotto emblematico.

Passeggiando per la Fondazione sabato 2 maggio una bella giornata di sole durante la quale la struttura e i suoi contenuti vengono presentati ai giornalisti che, complice l’inaugurazione di Expo 2015, sono a Milano da tutto il mondo, la sensazione è quella di avere a che fare con un luogo diverso. Ha ragione Bertelli: varcati i cancelli si attraversa un luogo armonico, omogeneo. Addentrandosi nelle proposte che la Fondazione Prada fa al pubblico, invece, si capisce subito quanto siano diverse. L’offerta è davvero sfaccettata: si passa dalla mostra “Serial Classic”, co-curata dall’archeologo Settis – riunisce elementi di arte antica in un ambiente estremamente contemporaneo, ma smorza questo contrasto (che visivamente, peraltro, non è forte) raccontando come la produzione in serie fosse una consuetudine anche nell’antichità – al “calendario” cinematografico che per questo primo semestre è stato pensato da Roman Polanski sulla base dei film che più hanno ispirato la sua opera. E, ancora, la mostra “An Introduction”, in allestimento fino a gennaio 2016, che riunisce 70 opere della collezione Prada raccontando a suo modo la passione per l’arte che ha portato alla nascita della Fondazione.

Bar LuceUna menzione va al Bar Luce, progettato da Wes Anderson: mantiene e traduce nella dimensione reale le atmosfere di Castello Cavalcanti (un corto che Anderson ha realizzato per Prada) e di Grand Budapest Hotel dando vita ad un bar milanese con tanto di salumi in vetrina dall’appeal decisamente chic.

La Fondazione ha avuto un’accoglienza calorosa: «È una grande opera, importante per Milano e il Paese. Un luogo vivo e dinamico che mette insieme il nostro patrimonio con il contemporaneo e la creatività» ha detto Dario Franceschini, ministro della Cultura, presente alla conferenza stampa di apertura. «Per molto tempo si è pensato che l’Italia dovesse concentrarsi sul passato e non ci fosse spazio per investire sul futuro in termini artistici. Ritengo che Milano sia il luogo adatto per coniugare l’investimento sulla tutela del passato e quello sulla creatività contemporanea».

A promuovere questa sinergia sono stati i coniugi Prada-Bertelli (assistiti sempre da Germano Celant, curatore di tutte le attività della Fondazione), con un investimento che, secondo Bertelli, «non è poi così rilevante nel discorso».

La coppia della moda e dell’arte italiana – dimensioni che non si mischiano nella Fondazione: la moda è praticamente assente – è considerata a più livelli un esempio di mecenatismo contemporaneo. Bertelli, però, ha qualcosa da dire: «Mecenate era nato ad Arezzo il 15 aprile; io sono nato nella stessa cittadina, ma il 6. Siamo entrambi del segno dell’Ariete: le coincidenze, eh. Il nostro potere come Fondazione Prada è quello di stimolare gli artisti: il fondamento del made in Italy non è solo la dimensione del fare. È la cultura. E questo va tenuto ben presente».

La Fondazione sarà aperta al pubblico dal 9 maggio: con 10 euro, il costo del biglietto, si può passare l’intera giornata all’interno, dalle 10 alle 21.

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