Hype ↓
19:25 martedì 21 luglio 2026
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.
Jennifer’s Body è diventato un film cult per la Gen Z ed è per questo che si è deciso di farne un sequel, con le stesse protagoniste dell’originale Le riprese del nuovo capitolo del film del 2009, con Megan Fox e Amanda Seyfried che ritornano ai ruoli di Jennifer e Needy, inizieranno a ottobre.
A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.
Il trend social del momento si chiama As Nolan Intended, cioè persone che guardano Odissea su dispositivi assurdi per prendere in giro Nolan e la sua fissazione con l’IMAX Sullo schermo di una lavatrice, su un Apple watch, su un Tamagotchi, sulla macchinetta obliteratrice del bus. Tutto pur di indispettire Nolan.
Dopo la cancellazione del concerto di Bad Bunny a causa della grandine, parecchie persone si sono convinte che fare concerti a Milano porti sfortuna È successo a lui, a Rosalia, a Bruce Springsteen, ad A$AP Rocky, ai Flaming Lips... Forse è il caso di iniziare a preoccuparsi?

Pio pio. Il realismo della crime fiction/2

12 Maggio 2011
Pio pio, bau bau, miao miao. (parte 1)

6. Che cosa vediamo nello specchio

Che cosa dice una crime fiction al suo pubblico? Dice: il mondo è pericoloso, là fuori. Dice anche: non ti immagini neanche che cosa succede nei vicoli bui. Dice anche: te lo faccio vedere io. E come riesco a fartelo vedere? Perché oltre alla mia capacità narrativa – un’abilità tutto sommato tecnica – ho fatto ricerca, e so come vanno queste cose. Nei vicoli bui io ci sono stato, dice lo scrittore di crime fiction, e sono tornato per raccontartelo, e quello che ho visto riguarda anche te. Alla base dell’idea che la crime fiction sia una forma di realismo sta quindi il presupposto che, per qualche ragione, il crimine organizzato sia un tratto particolarmente rilevante per capire il mondo che ci circonda.

Di certo è un argomento sugoso. Non è un “whodunnit”, come sottolineava Tim (e cioé: non pone al lettore una sfida enigmistica), ma certo è accattivante. Gli intrighi di potere nei vertici delle forze dell’ordine sono accattivanti (e se lo facessero anche quelli di casa mia?). I regolamenti di conti fra gli spacciatori sono accattivanti (e se capitasse nel mio quartiere?). Gli spacciatori stessi, e i killer e gli ex-pistoleri a cui l’esperienza ha donato una patina di rispettabilità, e abbastanza soldi per sostituire le giacche col petto sformato dal peso della fondina, sono accattivanti (e se lo diventasse mio figlio? Oppure: e se lo facessi anche io? Chissà quanti soldi, quanto brivido…). Ci sono tutta una serie di elementi della crime fiction che – per ragioni di ordine diverso – sono molto accattivanti per il pubblico, pubblico che, è utile pensarci, si compone in buona sostanza delle classi medie più o meno scolarizzate, che siamo noi. E c’è una cosa che accomuna questi elementi: sono lontani (a livello sociale, psicologico, emotivo, territoriale) dalla vita delle classi medie più o meno scolarizzate, che siamo noi. A partire dalla nostra esperienza quotidiana ci paiono tutto fuorché reali, ma proprio per questo abbiamo paura che lo siano.

Questo, certo, era anche il meccanismo alla base del successo di una serie come Sandokan, di Emilio Salgari. Anche i lettori di Salgari credevano che in Malesia certe cose andassero veramente così (non tutte, certo; ma alcune). E anche Salgari, come gli autori di The Wire, andava fiero della propria attività di documentazione. E anche i lettori di Salgari non erano mai stati in Malesia, come noi non siamo mai stati alla riunione di un cartello della droga, e per una serie di contigenze storiche ritenevano che ciò che accadeva nei paesi delle colonie fosse intrinsecamente interessante e “rappresentativo” del mondo che li circondava.

Sarebbe facile fare un altro passo, a questo punto. Proviamo a farlo, con una gamba fantasma se non con la nostra: perché la crime fiction ha successo, oggi? Perché fa leva sulla paura. Perché sembra realista? Perché parla di cose di cui un largo settore della società ha paura, e se di qualcosa hai paura sei per ciò stesso più incline a considerarlo reale. E di quale paura stiamo parlando? Della paura che accanto alle schiere di persone più o meno ordinate e a posto che siamo noi, che lavoriamo e teniamo puliti i nostri appartamenti e ci sforziamo di seguire un’immagine più o meno condivisa di come debbano essere fatte le cose, ci sono organizzazioni misteriose e capillari, con molteplici punti di contatto con la nostra vita di tutti i giorni (e noi, ignari!, non ce ne accorgiamo), che invece reputano completamente normali attività che ci sembrano fuori dal nostro quotidiano, come l’omicidio e la corruzione. E queste organizzazioni sono composte da persone in certa misura insospettabili che grazie al potere economico e alla forza bruta condizionano anche ad alti livelli la società “visibile”. E ci sono altre persone che lottano contro queste persone, e che in certa misura fanno compromessi con esse e che nella loro lotta si trovano anche a dover affrontare complicazioni politiche e disastri emotivi e litigi e tradimenti, perché anche se impegnate in questa lotta sono persone come noi. E anche le persone delle organizzazioni sotterranee sono persone come noi, e come loro, con vite private del tutto analoghe, perché anche loro affrontano problemi personali e litigi e compromessi e sono schiacciati dalle difficoltà pratiche legate al loro lavoro: e questa è la marca del “realismo”, perché prende qualcosa di esotico (le tigri di Mompracem, lo spacciatore assassino) e ti mostra o ti fa credere di vedere che in realtà è qualcosa che ti assomiglia.

Che cosa vediamo nello specchio? Vediamo il nostro vicino di casa travestito da imperatore del crimine. Non aprire quella porta.

7. Tiriamo le fila

Siamo partiti dall’osservazione di Tim che la crime fiction sia una nuova forma di realismo sociale. Abbiamo visto che descrivere realisticamente qualcosa (un ufo, uno spacciatore) non basta a definirsi realisti: bisogna che questa cosa sia “rilevante” per capire il nostro mondo. Ma non c’è nessuna ragione per cui il crimine sia intrinsecamente più rilevante di altri argomenti: se non il fatto che è accattivante e misterioso, e che ci stuzzica in certi punti deboli sui quali, anche per via di certi meccanismi della società contemporanea, ci interessa molto essere stuzzicati. Questo argomento si basa su un presupposto: che il settore ristrettissimo di cui la crime fiction parla sia per qualche ragione rappresentativo di tutto il resto del mondo. E dove si fonda questo presupposto? Non certo sul mondo: piuttosto, su una tradizione di letteratura e cinema e serie TV che l’ha preceduta (da Poe e Conan Doyle a C.S.I. e Dexter) e le ha spianato la strada, abituando il pubblico a vedere certe storie e certi meccanismi narrativi come realisti. Si basa, quindi, su una convezione di genere, che elegge un ambito e una serie di situazioni e personaggi a “rappresentativo” della realtà di un’epoca. Lo stesso accadeva, ad esempio, con la letteratura esotica della fine dell’Ottocento, con il neorealismo (ha!) che misurava la resistenza partigiana in etti di piombo, con la poesia pastorale di età latina.

Cosa avrebbe detto Virgilio se gli avessero detto che i suoi canti dei pastori non erano realistici?

1) Ma come! Le piante e le fioriture e il comportamento degli animali sono descritti con molti particolari – particolari che ho tratto da un lavoro di ricerca e documentazione sul campo.

2) Ma come! Certo, i pastori non sono tanti quanti sembrerebbe dalla poesia, ma sono un’angolatura particolarmente rilevante per spiegare i meccanismi del mondo in cui viviamo.

3) Ma come! La sfida di canto fra due pastori non è altro che una scusa, un espediente per esplorare un mondo popolato da tanti personaggi diversi che, se non fosse per questa sfida, non si sarebbero mai incontrati.

Quanto erano lontani i pastori dai raffinati salotti dei poeti latini? Quanto è lontano Sandokan dai barbuti lettori risorgimentali di Salgari? Quanto sono lontani gli assassini senza pietà dal prato del parco Sempione in cui rileggo questo testo? “Pochissimo, pochissimo”, sussurra la crime fiction. “Sono reali, e sono fra noi. Potrebbero essere alle tue spalle proprio ora.”

8. Il titolo

Non ho ancora spiegato perché ritengo una storia di supereroi come Watchmen più realistica di una storia di spacciatori come The Wire. È una cosa legata al titolo di questo testo. Il titolo di questo testo viene da un passo di 2666, di Roberto Bolaño. Lo mette in bocca a uno scrittore messicano con problemi di alcolismo. Il passo è questo.

Da parte loro, gli intellettuali stanno sempre di spalle e quindi, a meno che non abbiano gli occhi sulla nuca, è impossibile che vedano alcunché della realtà. Sentono solo i rumori che escono dal fondo della miniera. E li traducono o reinterpretano o ricreano. Il loro lavoro, va detto perché salta agli occhi, è molto scarso. Usano la retorica quando si intuisce un uragano, cercano di essere eloquenti quando presagiscono la furia scatenata, tentano di rispettare la metrica quando c’è solo un silenzio assordante e vano. Dicono pio pio, bau bau, miao miao, perché sono incapaci di immaginare un animale di proporzioni colossali o l’assenza di animale.

9. The Wire

Prima di scrivere questo pezzo non l’avevo mai vista, questa serie. È bellissima.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.