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Versace vent’anni fa

La morte dello stilista il 15 luglio '97 fu un evento tragico di massa. Excursus su un'epoca e sulla Miami di ieri e di oggi.

Che emozione era stata, la morte di Versace, uno di quegli estremi eventi tragici di massa da vedere e “sentire” tutti insieme, come lo schianto di Diana, poco dopo: si sentivano sempre alla radio o si vedevano in tv, senza commenti amatoriali, ma solo professionali, il giorno dopo, sul giornale.

Nell’Italia del Prodi I, la morte di Versace fece davvero epoca, anche in contesti non stilistici e tra noi giovani; la casa sul lago di Como con tutte le Wunderkammer neoclassiche; i costumi teatrali; l’uso smodato di grandi fotografi, per primo: e naturalmente le supermodel e le star e lo sdoganamento di quello che allora pareva, nel Paese ancora catto-minimalista, burinismo creativo (le polemiche con Armani, che non voleva le supermodel perchè «era una questione morale», costavano troppo). Anche la morte, la più cinematografica di tutti (però con testamento fatto, e a prova di beghe, segno di genio ma non tanta sregolatezza).

Private security guards stand in front of the hous

A Miami, anche, un precursore, comprando casa nella South Beach degli anni Novanta non ancora meta di Art Basel e rivalutazioni; e venendo qui qualche settimana fa si notava come in fondo sia un meraviglioso luogo un po’ napoletano, con un’aria di bonomia e lassismo dolce, le moto senza casco, un cafonal volgare ma accogliente; nei supermercatini le signore rigorosamente in spagnolo ti zuccherano il caffè e lo girano. E poi, in fondo, con Cuba davanti come una Sicilia, non era forse Miami una grande Reggio Calabria?

Comprata nel 1992, però, la Casa Casuarina resta lì; hotel “V”, oggi, con le meduse ancora incastonate nelle cancellate; si è provato a intervistare, a perlustrare, questo nuovo hotel di lusso, anche molto sinistro; nessuno risponde mai, sembra l’hotel di American Horror Story, ci si aspetta una Kathy Bates dentro cattivissima in portineria. Mentre si sa che partirà presto, su Fox, l’American Crime Story proprio dedicata al caso Versace, con Penelope Cruz che fa Donatella e Ricky Martin a fare il fidanzato Antonio D’Amico, con scene primarie qui sulla scalinata di questo ex residence poi ristrutturato dallo stilista tra mosaici e affreschi e capitelli, palestre e docce e piscine immediatamente leggendarie con giardino e cubatura ricavati demolendo un altro hotel sgangherato accanto; e molte polemiche allora dei Fai locali perché South Beach all’epoca era una specie di Pigneto floridiano, e si urlò subito alla gentrification vergognosa imminente, con  acquirenti addirittura abbienti in arrivo, e “il caffè con leche verrà a costare quanto un espresso italiano”, si lamentarono i vicini (prima dell’invenzione del Nespresso, poi rientrò tutto, e con Versace Miami divenne anche un po’ la Miami di oggi).

File photo dated 08 March 96 showing Italian fashi

L’assassino – che gli sparò alle nove di mattina, mentre Versace rientrava come ogni giorno dal News Café, edicola e colazione, aperto ancor oggi – fu trovato morto poi non lontano, una quarantina di blocchi più su, dove altro se non in una casa-galleggiante, luogo di massima ambiguità a partire dall’urbanistica anfibia. Si chiamava come tutti sanno Andrew Cunanan, psicopatico già colpevole d’omicidi ma meno prestigiosi, intenzionato a fare il suo upgrade con un cadavere celebre.
Personaggio in sé, già primo della classe a San Diego, cinque lingue parlate, s’era trasferito a San Francisco con un lavoro antico, escort, e una falsa identità, Andrew De Silva, proprietario terriero in Messico. Un Mr. Ripley destinato naturalmente a finire malissimo; figlio di un operaio filippino di nome Modesto, che provò la fortuna a Wall Street, fallì, fuggì dal Paese. Cunanan fu trovato sparato qualche giorno dopo, in questa casa nautica, e saltò fuori che aveva incontrato Versace solo una volta, alla San Francisco Opera, dopo la presentazione di un Capriccio di Strauss per cui lo stilista aveva prodotto i costumi (Versace s’era fermato a salutare, per un dopo-spettacolo; da allora all’Opera di San Francisco ci sono vaste misure di sicurezza perché questi “gathering” sono i preferiti degli psicopatici. Cunanan elaborò infatti tutta un’amicizia immaginaria con Versace, reo poi di non rispondere ai suoi messaggi, di lì la punizione). La salma di Versace fu poi fatta rientrare a Milano con un Gulfstream G-V, unico aereo non commerciale in grado di coprire la rotta transatlantica senza scalo; neanche Agnelli ce l’aveva in Italia, all’epoca. Solo Berlusconi: che fu richiesto, e gentilmente lo imprestò.

Donatella Versace, the sister of slain italian des

E adesso questa Casa Casuarina, che è tornata ad essere hotel, e si chiama “V”, ha mantenuto quasi tutti gli arredi, è un albergo soprattutto per russi, non dei più fini, e ha un ristorante che si chiama “Gianni’s” e un menu poco invitante soprattutto con queste temperature: Insalata Gianni (15 dollari) con Lambrusco Vinaigrette; una Polenta (18 dollari) con pancetta e uova in camicia; delle Orecchiette con Broccolini a 26 dollari. Insomma non invoglia tantissimo, però si proverebbe lo stesso sorvolando su questa italian-american cuisine, ma provando a prenotare per pranzo o cena niente, sempre pieno, rispondono (e però tengono chiuso tipo il sabato, la domenica, il lunedì, quindi passa la voglia e l’estro, e aumenta l’inquietudine).

Si fa anche il giro dell’isolato per capire quanto possa essere stata vera la fiaba del tunnel segreto dalla camera da letto verso una nota discoteca, e da lì un valletto di Casa Versace scendeva a prelevare e selezionare gli avventori in tempi pre-Amazon e Grindr. Però girando per Ocean Drive non sembra plausibile, la disco più nota e vicina, lo Score, è a parecchi blocchi di distanza, e pare improbabile a meno di tunnel tipo Elon Musk con Hyperloop (mentre questo Score è proprio accanto, anzi condivide l’entrata, con un American Apparel consunto e desolato, drammatico nei suoi saldi finali, bianco, con la facciata che va in decomposizione col sale marino e la fine del marchio californiano della giovinezza).

In tutti i club e in tutti i luoghi di Miami si fuma ancor oggi: venendo dalla California, uno choc. E doveva esserci un’aria di grande libertà anche nel 1992, venendo invece dall’Italia, dalla Milano di Mani Pulite (indagato anche il fratello Santo, poi assolto in Cassazione). Versace diceva che la sua casa sul lago di Como era quella per leggere Proust, mentre qui leggeva al massimo Capote (nel senso che si divertiva). Poco prima di morire, all’edicola, aveva comprato: Vogue, New Yorker, People, e la versione spagnola di Newsweek.

 

Foto Getty Images.
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