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12:41 venerdì 18 settembre 2026
Una raver ha lanciato una petizione per vietare i pantaloni di Hello Kitty ai rave «I rave non sono pigiama party. I pantaloni del pigiama servono per dormire», ha scritto Samantha Scott su Change.org, in una petizione che finora non ha riscosso grande successo.
L’UE vuole che il Canada diventi un “membro associato” dell’Unione, ma nemmeno l’Unione sa cosa vuol dire diventare un membro associato dell’UE Ursula von der Leyen ha avanzato la proposta, il Canada si è detto interessato, resta solo da capire che cosa comporti questa proposta.
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Prima di vincere la Coppa Volpi a Venezia, Mathilde Arcel è dovuta tornare a Copenaghen per presentarsi al centro per l’impiego perché è iscritta alle liste di collocamento e prende il sussidio di disoccupazione È successo subito dopo la prima di Woman Unknown, il film di May el-Toukhy che le è valso il premio per la Migliore interpretazione femminile.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».

Putin ha cambiato idea su Trump?

Si diceva che Trump fosse filo-russo e per un po' anche Putin ci aveva quasi creduto. Poi però le cose sono andate diversamente.

31 Luglio 2017

Trump è sotto indagine da parte della Fbi a causa di presunti contatti della sua campagna elettorale con le autorità russe: l’accusa, per il momento da confermare, è che il Cremlino abbia interferito nelle elezioni americane, contribuendo alla vittoria del candidato repubblicano, e che la sua squadra ne fosse perfettamente a conoscenza. Quello che sta accadendo in questi giorni, però, è una vera e propria escalation diplomatica tra Washington e Mosca: il Congresso ha approvato nuove sanzioni contro la Russia, che il presidente dovrebbe firmare a breve; il Cremlino, dal canto suo, ha annunciato la prossima espulsione di centinaia di diplomatici statunitensi.

Per mesi s’è parlato di un amore platonico tra Donald Trump e Vladimir Putin: il primo è stato definito come un candidato filo-russo, il secondo accusato di manipolare il processo elettorale a favore della destra. Adesso, però, è evidente che la situazione è cambiata. Vuoi vedere che Putin ha cambiato idea su Trump? È da aprile, quando gli americani hanno bombardato una base di Assad in Siria, che la tensione è palpabile; però i fatti di questi giorni sono la conferma definitiva che la luna di miele tra Washington e Mosca è finita. Ammesso, poi, che ci sia mai stata.

Vero, in campagna elettorale, e persino in qualche occasione precedente, Trump aveva espresso più di una volta la sua ammirazione per l’uomo forte del Cremlino. La Cnn ha raccolto ben ottanta sue dichiarazioni: «Andremo d’accorto», «andremo molto d’accordo», «Putin mi stima e disprezza Hillary» sono soltanto alcuni esempi. Il messaggio dominante sembrava essere “siamo due duri, ci capiamo” e che una volta eletto Trump avrebbe puntato a migliorare le relazioni con la Russia. Dal canto suo, come faceva notare la Bbc, Putin è stato più cauto nell’esprimere la sua ammirazione per Trump, però non ha mai nascosto di preferirlo a Hillary Clinton e ha visto nella sua vittoria un’occasione per rinsaldare i rapporti compromessi durante l’amministrazione Obama.

Da questo punto di vista, il mandato di The Donald è iniziato con un auspicio favorevole: nelle ultime settimane in carica, Obama aveva espulso dal suolo americano trentacinque funzionari russi, ma in quell’occasione Putin aveva deciso di non restituirgli lo sgarbo. «Il messaggio era piuttosto chiaro: “il presidente democratico sta per andarsene, adesso arriva Trump, dunque aspettiamo a reagire”. Così Trump è entrato alla Casa Bianca con una sorta di credito nei confronti di Putin», dice Anna Zafesova, esperta di Russia e firma storica de La Stampa, in una conversazione telefonica con Studio. «Evidentemente, come possiamo constatare in questi giorni, era soltanto una sospensione di pena».

Trump Putin

L’espulsione dei diplomatici americani, prosegue l’analista, è in parte una «ritorsione preventiva» alle nuove sanzioni, che peraltro Trump deve ancora firmare, in parte un conto presentato in ritardo per la cacciata dei funzionari russi da parte di Obama. Secondo quella che da tempo è la policy di Mosca: «Reagire sempre, e non in modo proporzionato, bensì alzando il tiro». Infatti, ricorda Zafesova, l’amministrazione democratica aveva espulso una trentina di russi, mentre la decisione del Cremlino toccherebbe 755 membri del personale americano (tecnicamente, precisa l’analista, non è un’espulsione, perché non vengono mandati via individui specifici bensì si obbliga gli americani a ridurre il personale, lasciando a loro la decisione di chi mandare a casa; inoltre il New York Times ipotizza che la cifra sia soltanto una boutade di Putin, visto che «non ci sono nemmeno lontanamente 755 diplomatici americani in Russia»).

Secondo alcuni, Putin aveva riposto grandi aspettative su Trump, per poi trovarsi costretto a ricredersi. «Aveva scommesso che Trump, che per anni aveva parlato bene della Russia e del suo leader autoritario, avrebbe trattato la sua nazione nel modo in cui desiderava essere trattata dall’Occidente, cioè come una superpotenza, quale un tempo è stata. Quella scommessa si è trasformata in un fallimento spettacolare», ha scritto David E. Sanger sul quotidiano newyorchese. Di opinione simile è anche Angela Stent, studiosa di relazioni euro-asiatiche alla Georgetown, intervistata da Sanger: «Uno degli obiettivi principali di Putin è assicurarsi che la Russia venga trattata come era trattata l’Unione sovietica, una potenza nucleare temuta e rispettata, e pensava di potere ottenere questa cosa da Trump».

La questione però potrebbe essere un po’ più complessa di così, sostiene Zafesova: è vero, Putin mirava a ottenere prestigio e rispetto dall’America trumpiana, e il fatto di non averlo ottenuto lo sta mandando su tutte le furie; però non bisogna sopravvalutare le speranze che il presidente russo aveva riposto in Trump. «In quello che Putin sta facendo c’è una buona dose di rancore, e credo sia successo qualcosa all’incontro tra i due ai margini del vertice di Amburgo. In questo momento Putin punta molto sulla politica estera, anche perché l’economia è messa male, vuole mandare il messaggio ai russi che lui è l’uomo capace di rendere grande la loro nazione, incutendo timore e rispetto agli altri. Trump questa soddisfazione non gliela sta dando, perché è chiaro che per lui la priorità è la Cina, dunque Putin farà il possibile per mettere il bastone fra le ruote all’America: in Siria e in Corea del Nord, per esempio».

Detto questo, puntualizza l’analista, in alcune delle cose che si stanno leggendo in questi giorni c’è un malinteso di fondo: «Per mesi ci siamo raccontati che Putin voleva che Trump diventasse presidente, ma non credo sia mai stato così. Putin era convinto che Hillary avrebbe vinto, cosa che lo terrorizzava visto che per lui i liberal à la Hillary sono il male assoluto. Probabilmente il suo obiettivo era indebolire la candidata democratica, rendendole la vittoria il più difficile possibile e complicandole la presidenza, però non pensava che Trump avrebbe veramente vinto». Certo, alcuni al Cremlino facevano il tifo per lui, «ma il Cremlino non è un blocco monolitico» e soltanto i più ingenui potevano veramente credere che Trump sarebbe stato un intimo alleato per i russi. Quando però è stato eletto, contro ogni previsione, il presidente russo ha cominciato a pensare che la cosa avrebbe potuto volgersi a suo favore. Così però non è stato: «I rapporti sono ai minimi storici, inoltre Trump è davvero imprevedibile. Probabilmente Putin, che è un tipo razionale e calcolatore, sta rimpiangendo Obama: con il presidente democratico non c’era alcuna fiducia reciproca, ma almeno le cose erano prevedibili».

Putin e Trump al G20 di Amburgo, 7 luglio 2017 (SAUL LOEB/AFP/Getty Images); Trump e Putin in un’opera dell’artista nepalese Sunil Sidgel esposta alla India Art Fair di Nuova Delhi, gennaio 2017 (DOMINIQUE FAGET/AFP/Getty Images)
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