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Nuovo mondo amoroso

Complice la Rete, Playboy rinuncia al nudo e Penthouse chiude le pubblicazioni, ma fiorisce l'editoria erotica di nicchia, che scommette sulla carta come nuovo oro.

La sovrastruttura fondamentale del nostro tempo è il paradosso. Playboy non fa più nudi. Penthouse ha appena cessato le pubblicazioni cartacee. L’editoria classica pornografica (o erotica) ha ridotto i ranghi in modo traumatico. Eppure nel secondo decennio del terzo millennio, il tempo in cui siamo vivi oggi, assistiamo e collaboriamo a una produzione di immagini erotiche o pornografiche come mai nella storia prima, un grande numero che per la sua incalcolabilità può soltanto rivaleggiare con la produzione di immagini tout court, e con la mostruosa inarrivabile generazione di interessi sui grandi capitali dell’1%. Soldi, icone, cifre, impulsi. Il mondo non è mai stato così preda dei pig data, come potremmo moralisticamente chiamare la mole di flussi informativi legati al desiderio sessuale. Eppure, o proprio per questo, l’editoria classica del settore, che per decenni ha prosperato generando Prodotti interni lordi degni di una piccola nazione in via di sviluppo, è una torre rovinata. E come tutti i paesaggi in rovina, piccole élite proliferano inventando soluzioni alla domanda che ritualmente assale milioni di donne e uomini connessi tra loro nelle infinite ripetizioni di gesti e giorni, doveri e notti: come occupo la mia parentesi di piacere solitario oggi? Come organizziamo il nostro desiderio condiviso? Che forma avrà il suo Momento Lieve? Come ti masturberai stanotte?

Domande, domande. E non sono finite: perché per comprendere a fondo quali siano le strategie che l’Editoria dei Momenti Lievi sta approntando per continuare a parlarci, a parlare a noi, persone di qualsiasi orientamento, ma soffocati dal problema di avere letto troppo, di aver visto troppo, forse di avere troppo, è necessario continuare a schiarire argomenti nebbiosi.

Handout of Playboy magazine's January/February 2016 edition cover featuring Pamela AndersonLa prima cosa che bisogna comprendere è che il fine ultimo di ogni impresa editoriale del genere è la natura individuale e idiosincratica dell’orgasmo solitario. Detto ciò, in un mercato per decenni apertamente dominato dalla visione maschile, è giusto e doveroso introdurre una questione di genere. La differenza più squillante tra masturbazione femminile e masturbazione maschile è che la prima è realtà aumentata, la seconda è realtà diminuita. La prima aggiunge, costruisce, attornia, inventa: la seconda paga un tributo a ciò che esiste. Conoscere e abitare questa differenza – e possibilmente andare nella direzione che porta dalle donne – è il primo passo per la costruzione di un immaginario editoriale davvero fecondo: un «nuovo mondo amoroso», per dirla con Charles Fourier, il grande autore utopista francese del diciottesimo secolo.

Il “mondo nuovo” è il paradiso delle nicchie: le nicchie attraggono investimenti di marketing ad alto valore aggiunto piuttosto interessanti, coniano ambienti linguistici, producono matrici di sintesi e diffusione dei fenomeni: le nicchie non de-realizzano, non generano falsa coscienza e possono essere facilmente controllabili. Nelle nicchie sono nati i comportamenti sessuali che oggi accettiamo in grande numero, e nelle nicchie si processeranno i comportamenti sessuali che domani accetteremo in grande numero.

Perché questi paradisi artificiali dovrebbero scegliere la carta, anziché prosperare sul web? Perché la carta è il nuovo oro, specie se di alta qualità tattile. Non sono mai state pubblicate tante riviste cartacee come negli anni della presunta morte della carta. La carta, al contrario di ciò che si dice, non dà il meglio di sé come strumento di lettura: la carta è un fine, esattamente come il piacere. Andate in un’edicola internazionale e acquistate una copia di Cabana, rivista semestrale (anglo-italiana) di interior colti: sfiorate la copertina, poi sfiorate il collo di chi vi piace, o la parte superiore del muso di un cane o un gatto, quella che confina con la pelliccia: capirete cosa intendo. La potenza del desiderio si misura nel talento talismanico dei frutti del vostro ingegno.

Come può bastare la carta nel mondo dell’eccitazione ipercinetica, brevilinea, momentanea?

Ogni Momento Lieve è un talismano pensato per funzionare come monumento: un monumento al più lieve degli argomenti umani: la capacità e l’attitudine verso il gioco. Il futuro dell’eros sofisticato potrebbe appartenere a coloro che praticano e diffondono l’abitudine al gioco mentale. La rivista erotica ideale è come Odiseo, un formato-libro rigido pensato e stampato a Barcellona, pieno di racconti e fotografie, e il suo collocamento ideale è sul bracciolo della poltrona che avete voluto per la vostra casa, frutto di sforzi e sacrifici, perché accucciolati su quella poltrona attraversate ogni notte decine di esistenze. Odiseo è il prolungamento fisico della finestrella della fluorescente chat notturna.

glu-cover-issue-5-767x1024.900x1200Com’è noto, Playboy negli anni Sessanta e Settanta pubblicava meravigliose interviste e meravigliosi racconti dei più meravigliosi autori letterari in circolazione. Questo succedeva perché l’obiettivo era fornire a un “maschio” argomenti di seduzione all’altezza del suo pubblico, e statisticamente la letteratura è sempre stata un’abitudine femminile (credo che tuttora sia così). Oggi, pensando a un possibile Playboy rivolto specificamente alle donne, bisognerebbe imbastire gli stessi ragionamenti, mettendo il cinismo mercantile al servizio della più alta qualità possibile. Per questo penso che l’Editoria dei Momenti Lievi possa rappresentare una delle sacche di resistenza e rilancio professionale e culturale di intere schiere di umanisti distrutti dallo spirito del tempo: senza prospettive, senza lavoro, senza voglia di immaginare futuri possibili.

Ma come può davvero bastare la carta nel mondo dell’eccitazione ipercinetica, brevilinea, momentanea? Non basta. È principalmente un oggetto che serve a evocare altre cose: idee, azioni, interazioni. Le riviste – in generale – vanno oggi fatte esplodere nello spazio fisico e sociale, e la migliore impresa editoriale è quella che accanto alla produzione di conoscenza istiga una ramificata produzione di realtà. Cosa sia la produzione di realtà quando si parla di sesso e desiderio, lo lascio al giudizio del lettore. In ogni caso, nulla dev’essere soltanto digitale, o cartaceo: proprio come non esiste niente che si possa seriamente definire “sesso virtuale”, visto che c’è sempre un irroramento, una vibrazione, un’esplorazione. Il sesso è un fenomeno fisico come il pensiero.

Un’altra caratteristica di questo paesaggio mutato è l’attitudine al dialogo fra saperi e discipline. Come nel sesso vero e proprio, c’è un tempo in cui la parola pura perde diritto di cittadinanza. Un’immersione nelle riviste erotiche indipendenti aiuterebbe anche il più monodisciplinare dei letterati noiosi a confrontarsi con talenti che ha sempre ritenuto estranei: un buon stylist, perché non si può pensare di escludere gli inserzionisti della moda; un buon fotografo, perché le immagini stimolano anche chi dice di preferire le parole; un art director che sappia far venir voglia con l’associazione di linee colori e materia tattile. In questo senso il capolavoro è S Magazine, patinato semestrale americano-danese che si concentra sull’arte come cornice della produzione di desiderio; oppure Edwarda, che forse è in un momento di stallo ma negli anni scorsi ci ha regalato copertine perfette e un apparato editoriale di caratura quasi didattica.

aHRPb5hPvn2FLVzaMa a cosa servono, al di là della stimolazione fisica e mentale, queste riviste? La domanda è sbagliata, perché l’insieme di questi progetti è un incitamento a riconsiderare possibilità utopiche. La maggior parte di questi magazine provengono da luoghi periferici, o vengono realizzati da redazioni ubique e policentriche, spesso su iniziativa ossessiva di un appassionato editor. Ma tutti disegnano uno spazio straordinario di natura e cultura liberata, lontana dalle violenze del giudizio e della classificazione anche dell’autoclassificazione. Certo, ci sono ottime rappresentanze del porno gay, Butt (che è stata attiva fino al 2011, per esempio) o lesbico, ma in linea generale apparteranno al futuro coloro che saranno capaci di trasmettere la casa del Desiderio come una Casa Aperta, dove c’è spazio per tutto ciò che sia consenziente legale e corretto, senza spingere troppo sul culto dell’identità, perché è proprio nel perdere la propria identità che risiede la felicità del Momento Lieve.

C’è spazio per la celebrity culture in questo ‘nuovo mondo’? C’è un modo assai stimolante di fare ciò che facevano le riviste maschili un tempo con i calendari – ovvero traghettare le celebrities verso il nudo. Lo fa in maniera esemplare l’italiana c.a.p. 74024, che nell’ultimo numero ha realizzato un servizio fotografico splendido di Valeria Golino. Anche su questo, tuttavia, sono richiesti uno scatto e una spinta da parte dell’opinione pubblica femminile: l’idea che il “nudo” sia regressivo e il “non nudo” non lo sia (vedi calendario Pirelli) corrisponde a una visione del corpo umano e femminile che non troverà spazio nel futuro, e perciò se non si vuole essere archiviati come retrogradi resistenti è urgente cambiare il proprio punto di vista: i dettagli fisici sono le fondamenta della Voglia, e non c’è momento lieve senza Voglia. Se volete fondare una rivista di questo tipo, e magari viverci anche, dovrete avere molta Volontà. Ma dopo la Volontà, nei contenuti, deve sempre emergere la Voglia. Se non c’è si sente: la patina di un prodotto editoriale può avere inattesi risvolti da neurone-specchio. Perciò è cruciale dire la verità sul piacere, e non solo sull’amore. Il pudore ha i suoi lati deliziosi, naturalmente, ma ogni piccola impresa pubblica e trasparente può contribuire a diffondere l’idea che nessun desiderio tra adulti consenzienti è sbagliato: dalle vostre riviste erotiche può nascere la forza reattiva di un adolescente massacrato dai bulli, o di donne e uomini che spezzano le redini di una costrizione infelice.

A uno dei capitoli finali del Nuovo mondo amoroso, incentrati sulla descrizione dei costumi sessuali di Armonia, l’immaginario paese sede della sua visione futura, Charles Fourier diede il titolo “L’orgia da museo”: «L’orgia da museo è mista, dal momento che non procura il possesso ma soltanto i piaceri della vista e del tatto, nobilitati dall’amore delle arti e della natura». È evidente come il nostro mondo connesso, digitale, sensuale, ossessivo, rituale, sia già adesso un’orgia da museo. La rivoluzione tecnologica e la progressiva comprensione dei desideri altrui sono le due direttrici entro le quali si svilupperà l’eros felice del XXI secolo. Ma prima di sbarcare su Tinder, che accoppia le persone anche in base al loro “quoziente attrattivo”, è bene diventare persone capaci di desiderio – specie se non si è già naturalmente dotati. Niente affina il desiderio come fondare una rivista.

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